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INTERVISTA 15 Aprile Apr 2016 1826 15 aprile 2016

Calise: «Il M5s? Un partito azienda come Forza Italia»

Partito personale a gestione familistica. Eredi senza legittimazione. Calise sull'anomalia "rivoluzionaria" del Movimento, così simile a quella del Cav.

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«Guarda, tutto quello che vedi un giorno sarà tuo», diceva il padre «molto importante» al figlio in Bambini G, canzone di Giorgio Gaber del 1970.
E se «tutto quello che vedi» è un partito?
La scomparsa di Gianroberto Casaleggio torna a porre il problema della successione politica: le 'chiavi del server' passano di diritto al figlio Davide, che già da tempo assisteva il padre nella gestione del Movimento 5 stelle.
Così del resto avviene nel partito-azienda, definizione alla quale il M5s non può sottrarsi. C'è un precedente: la Forza Italia di Silvio Berlusconi, al quale però la successione alla figlia Marina - e a dire il vero pure ad altri delfini - non è riuscita.
LA PRIVATIZZAZIONE DELLA POLITICA. E come il Cav, il tandem Grillo-Casaleggio ha attuato una «privatizzazione dell'organizzazione politica», spiega a Lettera43.it Mauro Calise, professore di Scienza politica alla Federico II di Napoli.
Non a caso entrambi hanno rottamato le vecchie sedi di partito, eleggendo a quartier generale il primo Arcore e villa Certosa, il secondo l'azienda a Milano.
Solo che mentre Silvio nel progetto mise un sacco di quattrini e due società, Mediolanum e Publitalia con le rispettive reti territoriali, Casaleggio e Grillo hanno dato vita a un «nuovo controllo cybercratico dell'organizzazione politica». E per di più «lo hanno fatto con quattro soldi», continua il professore.
Per cui chapeau. Ma fino a un certo punto.
Il problema è e resta uno: la mancanza di trasparenza.

Mauro Calise, professore di Scienze politiche alla Federico II di Napoli.

DOMANDA. Non che la trasparenza sia proprio l'asso del M5s...
RISPOSTA. Ci si riempie la bocca con l'espressione «popolo del web». In realtà a votare è una cyber-élite. Non ci sono dati. Chi sono gli iscritti? Quali sono i requisiti con cui si accede? Berlusconi in confronto era un alfiere della polis...
D. Al Cav, però, l'operazione successione alla figlia Marina non riuscì.
R. Perché nel controllo privatistico di Berlusconi c'era una forte componente carismatica. Carisma che, con tutto il rispetto, non è emerso nella signora.
D. Casaleggio era una presenza discreta, invisibile. Una sorta di eminenza grigia del Movimento, distante anni luce da B.
R. Sarà stato pure invisibile ma chi ha fatto carriera nel M5s ha capito bene e da subito che non conveniva mettersi contro di lui. Non sarebbe stata una gita di salute. Il dato che fossero Grillo e Casaleggio a prendere le decisioni è stato perfettamente introiettato.
D. Siamo di fronte a un partito personale a tutti gli effetti?
R. Diciamo che il Movimento è una specie di Giano bifronte.
D. In che senso?
R. Casaleggio e Grillo si sono spartiti l'organizzazione e la comunicazione, due aspetti inscindibili. Mentre il 'povero' Berlusconi era da solo.
D. Ora le chiavi del server passano a Davide Casaleggio. Cosa accadrà?
R. Quelle chiavi sono il potere. Adesso si parla dell'arrivo di questo Rousseau...
D. Il nuovo sistema operativo definito il testamento di Casaleggio.
R. Un sistema realizzato da una società privata che gestirà i meccanismi della comunicazione. E siamo sempre al punto di prima: con quale trasparenza? Chi vi avrà accesso? Il controllo cybercratico è passato di mano.
D. Davide Casaleggio però da tempo affiancava il padre nella gestione del M5s. Non a caso è già in corso l'accreditamento presso l'erede.
R. Sì, ma il problema è politico. Come reagirà l'organizzazione politico-parlamentare? Si porranno delle domande. Gianroberto Casaleggio era il co-fondatore del M5s, lo aveva inventato e in questa ottica era legittimato. Il figlio invece?
D. Già, il figlio?
R. L'unica sua legittimazione è essere 'figlio di'. Per questo prevedo burrasca.
D. L'essere erede non è sufficiente?
R. La famiglia ci azzecca poco. Siamo di fronte a un partito personale a gestione privatistica e l'anomalia con il passaggio di consegne diventerà ancora più chiara. Anche agli occhi di tanti militanti in buona fede.
D. E quindi?
R. L'unico modo per succedere a Casaleggio era il parricidio. Ora è probabile che assisteremo a un cambiamento.
D. Quale?
R. Forse sarà garantita più trasparenza. Ma a quel punto il Movimento si trasformerà in un partito come gli altri.

Negli Usa i Kennedy, da noi i La Malfa e i Bossi

D. Negli Usa ci sono i Kennedy, i Bush che hanno tentato il triplete. In Italia, patria della famiglia, le successioni in politica non sono mai state un successo. Perché?
R. Perché da noi a guardare bene le famiglie sono meno importanti rispetto agli Stati Uniti. Del resto il format Dinasty l'hanno inventato loro. Così come il Padrino, a cui noi abbiamo dato solo le origini territoriali. La differenza culturale non va sottovalutata.
D. In cosa consiste esattamente questa differenza?
R. Negli Stati Uniti la separazione tra sfera privata e sfera pubblica è meno netta rispetto alla tradizione europea e italiana. Si prenda per esempio il concetto di corporation: si tratta di una società di natura privata ma con funzioni pubbliche che è fondante nella cultura di élite americana.
D. Qualche esempio?
R. Facebook o Google rivendicano funzioni pubbliche. Lo stesso discorso si può fare per le grandi università come Harvard o Yale. C'è un mix tra controllo privato e virtù pubblica.
D. In Europa invece?
R. Nel Vecchio continente la linea di demarcazione tra pubblico e privato è ben chiara e superarla è difficile. Per questo l'ingerenza della famiglia negli affari pubblici è vista con sospetto.
D. E spesso finisce sui giornali. Ma restiamo alla politica stretta. Prendiamo Umberto Bossi che fece eleggere il figlio Renzo in Consiglio comunale lombardo.
R. Il caso di Bossi conferma che in Italia il familismo in politica è poco e soprattutto male diffuso.
D. Un'altra dinasty nostrana è quella dei Segni, Antonio e Mario.
R. Però Mario si è fatto conoscere per aver 'inventato' il referendum.
D. Poi ha ripiegato sull'insegnamento. E i La Malfa?
R. Ecco, un altro passaggio che non ha funzionato. Però c'è una grossa differenza con quello che sta avvenendo ora nel M5s.
D. Il voto?
R. Non solo. Si trattava di notabili locali. Non leader. E poi i partiti facevano da contenitori. Ora siamo alla privatizzazione dell'organizzazione politica.
D. Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, per fare due nomi, sono figli d'arte e hanno avuto un successo maggiore dei genitori. Un'anomalia anche questa?
R. No, è l’antica - e virtuosa - tradizione italiana del professionismo politico. Quello che ha fatto ripartire, e diventare grande, il Paese nella seconda metà del Novecento. E di cui si avverte sempre più la carenza, soprattutto nelle alte sfere. Se anche le élite degli altri partiti si dovessero privatizzare, per la nostra democrazia sarebbero davvero guai.

Twitter @franzic76

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