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REPORTAGE 23 Aprile Apr 2016 0800 23 aprile 2016

Brennero, la guerra delle frontiere vista da vicino

Lettera43.it è passata dai confini tedeschi, austriaci e italiani. Controlli severi, ma solo da Sud verso Nord. Lo scaricabarile tra Monaco, Innsbruck, Bolzano.

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da Bolzano

Le prime immagini della costruzione della barriera sul Brennero.

Il 22 aprile al Brennero è sfilata CasaPound, il 24 manifestano i centri sociali di Bologna.
La bolzanina Michaela Biancofiore (Fi), odiatissima in Tirolo, ha chiesto che venga il papa.
Nel piccolo Comune del valico hanno una priorità: non diventare la «nuova Idomeni». Il sindaco Franz Kompatscher non vuole migliaia di migranti per strada e nei boschi: «In centro siamo in 250 abitanti, l’anno scorso qui abbiamo avuto un picco di 15 mila, o prima o dopo bisogna che siano smistati», ha dichiarato.
I TIROLESI SPACCATI. I tirolesi vogliono pochi profughi e più sicurezza, ma non barriere a dividere fisicamente una regione già spaccata in tre Stati: la libertà di circolazione di Schengen aveva allentato le tensioni, ora in Val Pusteria si temono chilometri di filo spinato, una ferita per il paesaggio alpino e un trauma per la popolazione.
In merito anche l’Ue ha chiesto dettagli al governo di Vienna.
Dall’Austria non c’è chiarezza, lo dicono pure i tirolesi del Nord sul versante austriaco, anche se a Bolzano gli italiani dubitano che davvero a Innsbruck non ne sapessero nulla.
MOSSA ANCHE POLITICA. La decisione sarebbe partita da Vienna, «più che altro uno strumento di pressione politica, per tamponare la crescita interna delle destre e per spingere Bruxelles a trovare una soluzione europea».
Fino all’estate scorsa anche i flussi dal Brennero, prima dell’ondata dai Balcani, erano assorbiti dalla grande e ricca Germania. Ma ora l’aria che tira all’ingresso da Sud delle frontiere prima tedesche, poi austriache è pessima.

Dall'Italia verso Monaco: i tedeschi prendono le impronte digitali

Sul bus dall’Italia a Monaco di Baviera gli autisti non si curano granché dei documenti.
Il pullman granturismo scivola via veloce nella notte: nessun controllo individuale in Svizzera, nessuno stop in Austria. Ma alla frontiera con la Germania una squadra di poliziotti tedeschi esamina per quasi mezz'ora passaporti e carte d’identità, anche italiane.
Controllano le banche dati, a un marocchino seduto vicino a noi vengono prelevate le impronte digitali, come a un altro passeggero, «per l’identificazione».
Finora sono pochi gli irregolari che tentano di raggiungere il Nord Europa con gli autobus, la maggior parte di loro sale sui treni, assai meno facili da perlustrare.
LO SCARICABARILE DEL BRENNERO. Gli austriaci e gli altoatesini che vanno spesso in Germania ci dicono di venire fermati al confine già da un paio d’anni, anche in auto, nonostante Schengen. Al ritorno verso Sud invece no: l’atteggiamento infastidisce non poco Vienna che a maggio aprirà i check-point per fermare al Brennero.
È in atto uno scaricabarile: i tedeschi che sono il terminal dei flussi («i migranti hanno in testa la Germania, solo la Germania») rivendicano il diritto di controllare bene i loro confini, chiedono aiuto sui profughi agli Stati dell’Ue e vogliono che i migranti economici africani dal Brennero restino in Italia.
Ma si litiga anche sui richiedenti asilo: l’Austria predilige siriani, iracheni e afghani, e gira eritrei e somali a italiani e tedeschi.
LA DISPUTA SULLE QUOTE. Le quote di profughi assorbite da Vienna e Berlino oscillano tra l’1% e l’1,3% della popolazione e, per non sforare, l’Austria non vuole accoglierne più di 35 mila; l’Italia in particolare ha una percentuale di richiedenti asilo per abitanti totali pari allo 0,2% e «deve fare il suo dovere».
I volontari austriaci che si occupano dell’emergenza ammettono tuttavia che, al di là dei numeri ufficiali, in Italia c’è il numero più alto di «stranieri irregolari per strada»: tanti migranti economici che, anziché essere rimpatriati nei Paesi d’origine, vengono espulsi oltre il Brennero, verso Sud, a costo zero.
E anche in questo caso i controlli non esistono. Sull’autobus da Monaco a Innsbruck ci viene a malapena chiesta la carta d’identità, può salire chiunque. Idem a Innsbruck verso Bolzano, nessun alt al Brennero: le frontiere sembrano inesistenti. Ma nella direzione opposta è l'esatto contrario.

Da Nord a Sud: frontiere controllate solo in ingresso

Brennero è un comune della provincia autonoma di Bolzano.

In due settimane gli austriaci hanno creato una corsia a imbuto dove incanalare i mezzi e stanno allestendo un’area di sosta dove piazzare i container per i controlli: una mossa unilaterale dell’Austria, il Comune del Brennero ha affermato di non aver ricevuto i dettagli dei lavori.
Per discutere della chiusura del valico, le autorità del Trentino-Alto Adige e del Tirolo austriaco si sono riunite il 20 aprile, il 23 il governatore della Provincia autonoma di Bolzano, Arno Kompatscher, andrà a Vienna: dopo, non prima dell’apertura del cantiere.
Alla stazione di Bolzano dove partono i regionali per il confine, le polizie italiana, austriaca e tedesca (la cosiddetta «trilaterale») collaborano da tempo, anche con i volontari: il Brennero non è mai stato Calais o Ventimiglia, non c’è pugno di ferro.
SE SALTA LA TRILATERALE. Gli agenti austriaci e i tedeschi possono salire già a Trento, chiedono agli stranieri i documenti ma chiudono un occhio su chi, per disperazione, mente sulle generalità o non ha i fogli in regola.
La mattina del 22 aprile sono scesi dei somali e degli eritrei dal notturno da Roma e ci sono diversi problemi: il gruppo viene interrogato e portato al commissariato per accertamenti, ma poi sarà riportato al binario 1 e lasciato partire per Monaco.
Finora la tolleranza ha funzionato, ma «sono ripresi ad arrivare i siriani e nelle prossime settimane non sappiamo come andrà», raccontano i volontari dei binario 1 di Bolzano.
UNA STAGIONE DI SCONTRI. Da Vienna rassicurano: nessun filo spinato, “solo” barriere soft lungo i 440 di confine, nessuno sa bene come e dove, valichi controllati anche in Val Pusteria e Val Venosa, e autostrada del passo di Tarvisio, tra l'Austria e il Friuli. «Il motivo dell’accanimento è che non fanno distinzione tra frontiere, il Brennero per loro è come Spielfeld», taglia corto il deputato di Sel altoatesino Florian Kronbichler.
Vienna l’ha già fatto al confine con la Slovenia, altro Paese Ue. I controlli in autostrada si sono fatti serrati anche a Salisburgo, vicino alla Germania. Ancora, Vienna ha convinto i Paesi dei Balcani a tirare su muri. Il 24 aprile e il 7 maggio i centri sociali italiani e anche austriaci promettono battaglia al Brennero, dopo gli scontri e i feriti del 3 aprile.
Per la guerra delle frontiere, sul versante austriaco, sono schierati 300 poliziotti.

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Twitter @BarbaraCiolli

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