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TENDENZE 23 Aprile Apr 2016 1500 23 aprile 2016

Napoli, i segreti del dolce che spopola (anche) tra i clan

Si chiama fiocco di neve. Inventato per caso nel 2005, ora ha stregato la città. Compresi i guaglioni di camorra. Tra misteri e vani tentativi di imitazione.

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Il fiocco di neve è stato inventato da Ciro Scognamillo.

C’è chi la definisce “la rivolta dei fiocchi di neve”, che starebbe modificando gli stili di vita al rione Sanità a Napoli, quello delle sparatorie, delle paranze in strada, dei bambini killer.
Su Facebook, il sito ha accumulato 30 mila “mi piace” in pochi giorni.
Nei bar, a scuola, nei mercatini, in parrocchia, da settimane non si discute quasi d’altro.
Una manìa? Forse. O, secondo altri, solo un po’ di “voglia di tenerezza” visto che tutt’intorno qui non si intravedono che sopraffazione e violenza.
Lo chiamano il “fiocco di neve”, perché all’interno la mini-brioche - grazie alla crema di latte, alla ricotta, alla panna e a un ingrediente mantenuto segreto (come per la Coca-Cola) - si presenta tutta bianca, soffice, eterea.
L'INGREDIENTE SEGRETO. Un dolcino in apparenza innocuo. Quasi banale. Che però - chissà perché - sta facendo letteralmente “impazzire” di goduria i napoletani di ogni ceto sociale, mettendo in discussione supremazie consolidate come la impegnativa pastiera, il suadente babà, la croccante sfogliatella (riccia, naturalmente).
Non è la prima volta che un dolce napoletano scatena interesse spasmodico, litigate e discussioni a non finire.
Non è la prima volta che i napoletani impazziscono alla ricerca di un (improbabile?) ingrediente segreto.
IL MISTERO STUZZICA. Il mistero, si sa, eccita. E fa venir fame. Era già accaduto qualche anno fa, con il cosiddetto “ministeriale“ (aristocratica delizia al cioccolato). O con l’impertinente “vesuviella” (una quasi-sfogliatina a forma di vulcano). O con il Rocco-babà” (dal nome dello stilista Rocco Barocco, che lo adottò estasiato), che però aveva solo lambito il capoluogo campano.
Il “fiocco di neve” (nome originario: il “morbidone”) si sta invece imponendo - di assaggio in assaggio - sia nei vicoli del centro antico di Napoli (dove è nato) che nei quartieri-bene, da Posillipo a Chiaia, fino alle periferie più estreme, caricandosi di significati a dir poco sorprendenti.
Dolce ma non dolciastro, delicato ma avvolgente, consolatorio e morbidoso. E, soprattutto, leggero.
I 'BAMBINI DI PARANZA' NE VANNO GHIOTTI. Nei vicoli raccontano che perfino i “bambini di paranza” (cioè i giovanissimi guaglioni di camorra) ne vanno ghiotti in maniera sfrenata. E che non di rado, di sera tardi, mandano in avanscoperta i propri emissari per sapere se sia rimasta qualche guantiera da ingurgitare in fretta.
Pistole, brioches e crema di latte. E (forse) per qualche attimo si ritorna un po’ creature.
A Napoli, ha scritto Raffaele La Capria, «nevica raramente, però - quando lo fa - la neve oltrepassa i confini dell’ex regno delle Due Sicilie».
Ma davvero un dolcetto può modificare il camorra style? «Forse no», rispondono in piazzetta, «ma di sicuro chi viene al rione Sanità attratto dalla bontà del nostro pasticciere impara finalmente a conoscere anche gli aspetti inediti e positivi che questo luogo offre».

Un dolce inventato per caso

La pasticceria prende il nome dalla nonna di Ciro, Giuseppina Poppella.

Il papà del “fiocco di neve” si chiama Ciro. Ciro Poppella. Il suo vero cognome è Scognamillo.
Poppella - cioè Giuseppina - si chiamava la nonna, che nel 1920 aprì bottega col marito Raffaele.
Pane, poi taralli con la sugna, prodotti da rosticceria, il grande Totò che a due passi annusava ammaliato l’aria stregata di quei vicoli. Infine, i dolci.
Nel 2005 Ciro, mentre pensava a un impasto innovativo per le sfogliatelle, inventò “quasi per caso” il “fiocco di neve”.
5 MILA PEZZI REGALATI PER BENEFICENZA. Sulle prime, non gli sembrò neanche un granché di dolcetto. Invece, poi… il miracolo. O la magia, visto che qui tutto è diabolico e conserva l’odore prodigioso dei film di Turturro e De Sica, e le voci di Eduardo e della Mangano, di Totò e Sofia Loren. E ammantati di mistero appaiono gioielli esoterici come palazzo san Felice e palazzo dello Spagnolo. E tutto - dalle catacombe di san Gaudioso al cimitero delle Fontanelle fino al tenero culto delle capuzzelle - richiama fantasmi, “munacielli”, atmosfere da favola.
Miracolo o no, da qualche mese - cioè da quando per beneficenza ne ha regalato 5 mila pezzi ai bambini del rione - mastro Poppella è costretto a sfornare quei dolcetti in quantità industriale, tentando (senza riuscirci) di accontentare la fila di acquirenti che dalla mattina alle sette fino all’orario di chiusura (in tarda serata) arrivano da vicino e da lontano.
I TENTATIVI DI IMITAZIONE. Processione zuccherosa. Pellegrinaggio laico. C’è chi - dicono - qualche guantiera se la porta perfino al cimitero, come ex voto per grazia ricevuta.
Commenta con Lettera43.it Fabrizio Mangoni, architetto, docente di urbanistica e intellettuale eclettico, esperto nella fisiognomica dei dolci (il sottile gioco in cui a ogni dolce corrisponde uno specifico carattere umano): «La prova del successo è data dall’alto numero di tentativi di imitazione in atto».
Per Mangoni, di cui è famosa una travolgente “antropologia del babà”, «non è un caso che la caratteristica del fiocco di neve sia la leggerezza». «Secondo me», avverte, «chi lo ha inventato ha voluto ribaltare e rilanciare l’immagine di un rione “pesante” e tragico come quello della Sanità, raccontato sempre e solo in chiave di camorra, di omicidi, di paranze e bambini killer».
Quasi un segnale di “rivolta”, insomma. E di voglia di cambiare le cose.
IL POTERE DI ATTRAZIONE. Una volta tanto, la “dipendenza” in questi vicoli riguarda non la droga, il boss o i kalashnikov, ma il “potere” di attrazione di un irresistibile dolcetto.
Però c’è chi si chiede: davvero un “fiocco di neve” - sebbene indovinato - può assolvere a una simile funzione catartica? Osserva ancora Mangoni: «La leggerezza dei fiocchi è di sicuro in controtendenza rispetto ai dolci classici napoletani, in genere pesanti e ipercalorici».
Insomma, continua l’esperto, «il fiocco vuol sollecitare diversità e voglia di voltare pagina. E non poteva che nascere alla Sanità, cioè nel rione in cui è nato il grande Totò, l’attore più innovativo, etnico e identitario di tutti».
Mangoni insiste: «Grazie alla panna, il fiocco mi rievoca la voluttà. Ma anche l’incubo della pesantezza, perché c’è la ricotta che incombe. Insomma: è come un signore volitivo che nella vita si fa gli affari suoi, ma che riesce a farlo con nonchalance, senza che lo si noti troppo».

Twitter @enzociaccio

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