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MEDIO ORIENTE 25 Aprile Apr 2016 1200 25 aprile 2016

Siria, cittadini a difesa del patrimonio culturale

Hanno svuotato 29 musei. E messo in salvo 300 mila reperti dalla furia dell'Isis. Rischiando (o perdendo) la vita. «È il nostro dovere». Le loro storie a Lettera43.

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L'arco di trionfo del sito archeologico di Palmira.

Nell’estate del 2014 gli uomini dell'Isis si stavano avvicinando sempre più a Deir el-Zor e Yaroob al-Abdullah sapeva di avere pochissimo tempo a disposizione.
La moglie e i figli erano già andati a Damasco, ora doveva salvare migliaia di antichi manufatti che custodiva e amava.
PALMIRA E LE SUE SORELLE. In una settimana di lavoro furioso, con il caldo soffocante dell’estate siriana amplificato dal digiuno del periodo di Ramadan, il direttore delle Antichità della provincia di Deir el-Zor e i suoi colleghi riuscirono a imballare la maggior parte degli oggetti conservati nel museo. Al termine del lavoro Abdullah, con la collaborazione dell’esercito siriano, è volato a Damasco con 12 casse colme di reperti preziosi.
Da una guerra che ha provocato più di 300 mila morti e 12 milioni di sfollati e rifugiati è arrivata recentemente una piccola buona notizia. Palmira è stata liberata dall'Isis e le condizioni del suo celebre sito archeologico sembrano meno drammatiche del previsto.
SIRIA, CROCEVIA DELLA CIVILTÀ. La città, patrimonio dell'Unesco, è solo uno dei tanti luoghi di interesse storico che punteggiano tutta la Siria.
Un Paese da sempre crocevia della civiltà. Una storia costruita nei millenni da Accadi, Babilonesi, Assiri, Sumeri, Semiti, Romani, Bizantini e poi da secoli di dinastie islamiche.
Le colline della badia (il territorio semidesertico tipico della Siria ndr), nascondono città antichissime, alcune delle quali sono state solo parzialmente portate alla luce e altre ancora giacciono in attesa di essere scoperte.
LE ROVINE DI MARI. Deir el-Zor, lungo il fiume Eufrate, è ricca di questi siti.
Qui si trovano le rovine di Mari, la capitale di un regno che risale ai primi anni del terzo millennio a.C., fondamentale per il commercio tra la Mesopotamia e il Levante per più di 1.000 anni, fino a quando non è stato schiacciato dai Babilonesi.
Il suo tesoro di migliaia di tavolette d’argilla con la scrittura cuneiforme ha permesso, attraverso atti amministrativi, lettere e offerte commerciali, di conoscere la vita di quasi 4 mila anni fa nel regno semitico di Mari.

Da Deir el-Zor a Dura Europos: i tesori siriani messi a repentaglio dall'Isis

Un fermo immagine del video diffuso dall'Isis mostra la distruzione del monastero cattolico di Mar Elian in Siria.

Più a monte c’è Dura Europos, una città cresciuta sotto il dominio romano, nei primi secoli d.C., le sue rovine portano ancora le tracce del primo caso documentato di guerra chimica, quando i Parti utilizzarono i fumi dell’acido solforico contro gli assediati.
CAPOLAVORI UNICI. Un tesoro enorme quello del museo di Deir el-Zor, tra i manufatti portati in salvo da Yaroob al-Abdullah e i suoi colleghi c’erano capolavori unici come una statuetta di quasi 5 mila anni, mosaici antichissimi e le tavolette d’argilla di Mari.
Quella di Deir el-Zor è stata la più difficile di decine di operazioni simili che il personale della direzione delle Antichità siriane ha realizzato in tutto il Paese in questi anni di guerra. L’obiettivo era quello di mettere al riparo da jihadisti e saccheggiatori il maggior numero possibile di oggetti dai musei e dai siti archeologici.
300 MILA REPERTI AL SICURO. Uno sforzo che ha permesso di svuotare 29 dei 34 musei della Siria e trasportare più di 300 mila pezzi al sicuro nella capitale.
«Ora i reperti sono conservati in località segrete note solo a pochi specialisti che se ne prendono cura. Solo loro conoscono l’ubicazione dei rifugi che anche i politici ignorano», ha detto Maamoun Abdel-Karim, a capo della direzione generale delle Antichità e dei Musei siriani. «Abbiamo cercato di salvare tutto ciò che era possibile. A Palmira non abbiamo potuto fare nulla per difendere i templi che l'Isis ha fatto saltare, ma i danni al museo sono stati contenuti perché più di 400 pezzi erano stati portati via».
BULLDOZER IN AZIONE. Nei territori che ha occupato, l'Isis ha bruciato, fatto esplodere o raso al suolo con i bulldozer le memorie di una civiltà che considera pagana.
Contemporaneamente, però, ha venduto sul mercato nero oggetti unici e dal valore inestimabile. Purtroppo, non è stato possibile evacuare tutto dai musei. Statue colossali, grandi mosaici e antichi portali sono caduti nelle mani dei jihadisti e il loro destino è sconosciuto.
I 2.500 dipendenti del dipartimento di antichità, tra cui alcuni che hanno disertato per unirsi all’opposizione, hanno spesso rischiato la vita per il patrimonio culturale siriano. Così come la giovane archeologa, che vuole restare anonima, che nel pieno della battaglia di Aleppo ha trasportato fuori dalla città le antichità conservate al museo.

Donne e uomini rischiano la vita per proteggere il loro patrimonio culturale

In molti, segretamente, sono rimasti a guardia dei siti archeologici nelle aree controllate dall'Isis, cercando di documentare eventuali danni o furti.
Per questo alcuni di loro sono stati uccisi, come Khaled al-Asaad, direttore delle Antichità di Palmira.
Già in pensione, non aveva voluto abbandonare il sito ed è stato decapitato dai militanti lo scorso agosto, dopo aver nascosto i reperti del museo.
«È IL MIO DOVERE». Ziad al-Nouiji, che ha preso il posto di Abdullah come direttore delle Antichità a Deir el-Zor, recentemente ha portato un secondo carico di oggetti a Damasco.
Da molti mesi è nella lista degli obiettivi dell'Isis, il suo nome e la sua foto sono presenti sulle pagine Facebook legate allo Stato Islamico.
Ha fatto partire la sua famiglia, ma lui è rimasto.
«Questo è il mio dovere», dice a Lettera43.it, «se tutti noi abbandoniamo il Paese e i nostri compiti, cosa rimarrebbe della Siria?».
ARCHEOLOGI IN RIVOLTA. Anche sul fronte opposto si registrano casi di impegno per la difesa del patrimonio storico. A Maaret al-Numan, città nord-occidentale in mano ai ribelli, archeologi che hanno aderito alla rivolta contro Assad hanno protetto il museo.
Il pericolo maggiore era rappresentato dai bombardamenti aerei. Con la collaborazione di Amr al-Azm, ex direttore delle Antichità passato all’opposizione, erano state erette barriere fatte di sacchi di sabbia. Nel giugno scorso una bomba ha lo stesso danneggiato i mosaici nel cortile esterno.
UN MOTIVO DI SPERANZA. «Gli eroi in Siria sono gli uomini e le donne che, su entrambi i fronti, sono disposti a rischiare la vita per il loro patrimonio. Questa è la sola cosa che mi fa ben sperare per il futuro del Paese», spiega Azm dall’Ohio, dove insegna.
Le operazioni per la messa in sicurezza dei manufatti antichi sono state realizzate anche nelle aree controllate da sempre dal governo. Al Museo nazionale di Damasco le sale e le gallerie sono state svuotate nel 2013, per paura che l’artiglieria dei ribelli potesse colpire l'edificio.
Yaroob al-Abdullah, ora direttore del Museo di Damasco, conclude: «Per noi è stato naturale rischiare la vita per salvare il patrimonio del nostro Paese, come sarebbe naturale farlo per salvare i nostri figli».

Twitter @MauroPompili

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