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REPORTAGE 26 Aprile Apr 2016 1500 26 aprile 2016

Profughi, l'Austria tra accoglienza e razzismo

L'estrema destra vola al 36%. Eppure gli abitanti sono ospitali coi migranti. Soprattutto i giovani. Viaggio nel Nord Tirolo dove regnano le contraddizioni.

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da Innsbruck


L'exploit dell'erede di Jörg Heider, il leader dell'estrema destra austriaca (Fpöe) Norbert Hofer, alle Presidenziali potrebbe evaporare alla fine di maggio 2016 come molta della neve sulle Alpi. È già successo a Marine Le Pen in Francia. All'Hofburg di Vienna potrebbe sedere allora Alexander van der Bellen, anima storica dei Verdi ora indipendente, il figlio di profughi zaristi dalla Russia che da ex rifugiato vuole abolire la quota massima di richiedenti asilo in Austria e tenere aperto il passo del Brennero.
TRA PASSATO E FUTURO. Potrebbe andare così, oppure all'esatto contrario. Van der Bellen è amato dai giovani, che nei sondaggi lo spingevano in testa. Ma al primo turno è emerso in netto vantaggio Hofer (al 36% contro il 21% dello sfidante) dell'Austria tradizionalista e diffidente. «Non siamo gli assistenti sociali del mondo», ha detto, e nessuno sa dire come può finire al ballottaggio del 22 maggio.
DISFATTA DEL GOVERNO. Certo anche la politica mitteleuropea si è polarizzata. Sui migranti, la sbiadita grande coalizione di socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp) ha inutilmente scimmiottato l'estrema destra. La sua disfatta riflette il groviglio di contraddizioni che, oltre il Brennero, regna dietro il solito e impeccabile ordine austriaco.

Van der Bellen che vuole sforare il tetto di 35 mila richiedenti asilo del 2016 è cresciuto e si è formato nel Tirolo austriaco: un Land tra i più conservatori, con la Stiria e la Carinzia, il più restio ad aprire le porte ai profughi. Ne ha in pancia circa 6.500 (2 mila nel capoluogo Innsbruck) ed è l'ultimo a non aver ancora colmato (è all'86%) la quota stabilita nella redistribuzione. Nel vicino e piccolo Land del Vorarlberg, a ridosso con la Svizzera, sono stati assai più generosi.
CHIUSI MA OSPITALI. Qui invece le comunità locali vorrebbero ospitare chi ha già ottenuto l'asilo piuttosto che i richiedenti, anche se per evadere le domande occorrono anni. Chiesa e Caritas accolgono, ma il Diaconato evangelico fa di più e in generale i network cristiani preferisco le famiglie rispetto ai maschi soli. Ancora, si prediligono i richiedenti asilo siriani, iracheni e afghani: eritrei e a somali sono presi in carico soprattutto dall'Italia e dalla Germania. Eppure - vinte le resistenze dell'iper selezione - questa gente di montagna chiusa ma di parola sa essere anche molto ospitale.

Sono stato espulso due volte da Venezia. Ero minorenne, passavo il confine nascosto nei camion

Niazali Momand

Niazali Momand, 26enne afghano che vive a Innsbruck dal 2012, non farebbe mai a cambio con la Germania, dove adesso gli afghani vengono rispediti a Kabul, e tanto meno con l'Italia. «Sono stato espulso due volte da Venezia. Ero minorenne, passavo il confine nascosto nei camion. Il viaggio dall'Afghanistan è durato sei mesi, ma non mi avete voluto», ci racconta ancora un po' spaventato dalla polizia italiana. Anni da irregolare in Grecia, con lavori e alloggi in nero poco dignitosi. Finché l'Austria non gli ha dato una possibilità.
UN FUTURO IN AUSTRIA. Niazali fa l'operaio, dopo anni di lavoretti socialmente utili, è indipendente e conta di ricominciare un po' a studiare, intanto il tedesco. Deve perfezionarlo per l'esame, tra qualche anno, obbligatorio per chiedere la cittadinanza: vuole restare a Innsbruck, dove «sono sempre stati tutti gentili, mai avuto nessun problema». È pashtun e musulmano, esce soprattutto con la sua comunità ma conosce anche afghani di altre etnie e lingue arrivati nel 2015.

Come lui, qualcuno abita in una delle case della rete di volontari intermediari Flüchtlinge Willkommen, nata in Germania nel 2014 e diffusasi rapidamente in diversi Paesi europei, persino in Canada. «In lista abbiamo una cinquantina di richieste, 15 sono stati sistemati nel nostro Land», spiega a Lettera43.it la coordinatrice per il Tirolo Soraya Pechtl, «una ventina di cittadini finanziano il progetto con il crowfunding, il resto dell'affitto dei rifugiati e dei richiedenti asilo arriva dai loro sussidi mensili o dal loro budget giornaliero».
MOLTE CONTRADDIZIONI. Niazali abita in un appartamento condiviso con alcuni studenti coetanei, ma per lui sarebbe stato più facile anche entrare in una famiglia: ha una carta d'asilo in tasca. La maggior parte degli arrivati dall'estate 2015 sta ancora invece nel centro profughi cittadino, in alcuni dormitori o è stato smistato in alloggi per piccoli gruppi: i più accettati, quest'ultimi, perché danno meno nell'occhio. Problemi ce ne sono, ma in quest'Austria ambivalente c'è anche una parte rilevante degli abitanti che, dall'emergenza, sta dando una straordinaria prova d'accettazione.

Non passa giorno che Konrad Lais e Kathrin Heis non ricevano richieste su cosa portare ai profughi, come e dove essere d'aiuto: sulla loro pagina Facebook Flüchtlinge Willkomen in Tirol fanno da intermediari tra volontari, enti pubblici e associazioni locali. Hanno anche organizzato corsi di tedesco per gli stranieri. In attesa che lo Stato si muova nascono reti di sostegno spontanee, dal basso.
POLITICHE ATTENDISTE. «Spesso ormai la politica non è all'altezza dei cittadini. La percentuale di profughi accolti in Austria è pari a poco più dell'1% della popolazione, potremmo andare tranquillamente avanti. Va chiaramente trovata una soluzione europea, ma al di là delle paure potremmo proseguire senza sforzi», assicurano a Lettera43.it. Al contrario della Germania, l'Austria non ha fatto ancora nulla per velocizzare le pratiche dei richiedenti asilo e il loro smistamento: né assunto più personale, né strutturato la formazione per gli stranieri.
CONSENSI FACILI. «Tutto questo costa, ma l'attendismo è anche una strategia per disincentivare a entrare, farci apparire meno attraenti dei tedeschi», commentano Konrad e Kathrin. La stessa tattica della mossa, anche politica, dei controlli al Brennero: prendere tempo e chiudere le frontiere. La Grande coalizione non ha scommesso sul cambiamento ma ha rincorso i consensi facili della destra populista ed euroscettica. Presto il futuro di Van der Bellen o un tuffo all'indietro con Hofer.

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Twitter @BarbaraCiolli

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