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STORIE 27 Aprile Apr 2016 1200 27 aprile 2016

Emergenza migranti, l'altra Bolzano si prepara

Un imprenditore regala la sua casa. Alla stazione volontari. La solidarietà gratuita di Bolzano. Mentre Vienna è pronta a inviare l'esercito al Brennero.

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da Bolzano


I profughi scendono dal treno notturno delle 8.05 e tutti - la polizia, i volontari, i pendolari di Bolzano che vanno all’università o al lavoro - sanno chi sono. Quasi una routine.
Adesso arrivano in piccoli gruppi, al massimo qualche decina a turno.
Ma potrebbero tornare centinaia come nell’estate 2015, migliaia se la rotta orientale si sposterà dai Balcani a Lampedusa e allora, per le indiscrezioni di der Spiegel l'avrebbe detto anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, «l'Austria chiuderà il Brennero».
ASPETTANDO L'EMERGENZA. L'estremo Sud e l'estremo Nord dell'Italia che coincidono è quello che temono tutti: Vienna che è pronta a chiudere in un imbuto il passo del Brennero e gli altoatesini che si preparano per l’emergenza.
Chissà se l’ondata di migranti dal mare verso le Alpi giungerà davvero, con la missione anti-scafisti nel Mediterraneo e l’accordo per fermare i trafficanti che l'Unione europea vuol fare anche con la Libia: dopo il piano concordato con la Turchia i flussi dalla Grecia sono crollati dell’80%.
Spariti o piuttosto dirottati, perché intanto «i siriani sono ripresi a scendere qui», mischiati ai somali, agli eritrei e ad altri africani, ci raccontano alla stazione i ragazzi di Volontarius che ogni giorno si organizzano in turni per assisterli.
LA PROVINCIA SI ATTREZZA. È un tema che divide una città già divisa, ma che unisce i solidali prima divisi.
Al Museion, il polo d'arte contemporanea dove tanti profughi vanno per usare Internet gratis, c'è stato un braccio di ferro per non togliere la Rete free. Ad alcuni davano fastidio, altri si sono battuti per il servizio pubblico, la politica era (ed è) egualmente spaccata sui migranti. La direzione del museo si è infine accordata con Caritas e Volontarius per coinvolgerli in iniziative culturali.
Mentre la ricca Provincia autonoma e alcuni grandi donatori tra i cittadini aumentano spazi e fondi per affrontare numeri i crescenti di profughi.

Profughi sistemati in ex caserme, dormitori e pure hotel

È uno dei tanti paradossi italiani che la zona diventata uno dei parafulmini dello scaricabarile europeo sui profughi sia al momento, come tutte le regioni più piccole, tra quelle con meno richiedenti asilo per abitanti, secondo la ripartizione per quote statali.
Solo il 2% del totale dei registrati in Italia sta in Trentino-Alto Adige, circa 900 sono nel Bolzanese (0,9%).
Ma dal 2015 i numeri delle domande si stanno moltiplicando e, anche senza l'emergenza preconizzata, si attendono almeno altri 700 profughi da sistemare nel 2016 in centri d’accoglienza e altre strutture.
Più della metà di loro sta a Bolzano, in ex caserme, dormitori per soggiorni provvisori, anche hotel. Altri sono stati smistati a Merano, Appiano e diverse località sud-tirolesi.
UN MASO AD HOC. In totale adesso ci sono 15 strutture precisano dal Dipartimento provinciale per le Politiche sociali, e per gestire il fenomeno: nel 2015 la Provincia autonoma ha spostato 200 mila euro del bilancio in un fondo speciale ad hoc.
Altri 300 mila li ha investiti, in questi mesi, un noto imprenditore altoatesino per ristrutturare il suo maso, un'abitazione rurale tipica, in una delle zone più chic di Bolzano, che a breve sarà messo a disposizione gratuitamente per i profughi.
Al Dipartimento delle Politiche sociali in Provincia hanno accettato con «gratitudine» l'offerta del grande Zeilerhof nel quartiere Gries, neanche a farlo apposta davanti al palazzo del Commissariato del governo in viale Principe Eugenio di Savoia.
«La mia parola è come una firma, per almeno tre anni una trentina di richiedenti asilo potrà viverci in comodità. I lavori sono praticamente finiti», ci mostra Hellmuth Frasnelli, imprenditore dell'energia e costruttore che è anche proprietario dell'immobile di pregio storico e architettonico.
IN CONCESSIONE GRATUITA. Tetto, infissi e bagni interni sono stati appena sistemati, il nuovo parquet delle camere è tirato a lucido, le pareti appena tinteggiate, attorno al maso molto verde e belle palazzine borghesi.
«Dentro i profughi potranno avere anche degli spazi ricreativi, fuori potranno curare il giardino e coltivare l'orto», spiega a Lettera43.it Frasnelli, «una volta tanto queste persone bisognose non abiteranno in una periferia».
Mesi fa la Provincia aveva pubblicato sui giornali l’avviso per la ricerca di immobili destinati all'accoglienza e Frasnelli ha risposto, ma per il maso Zeiler il titolare di Investa e Eisackwerk non vuole indennizzi.

L'assistenza silenziosa al binario 1: «Un aiuto spontaneo»

Gratuitamente, da più di un anno a Bolzano spendono le loro forze anche i volontari del binario 1: «Sono persone che hanno iniziato spontaneamente, a livello individuale senza appartenere a un'associazione, a prestare assistenza umanitaria ai profughi che transitano verso l'Austria e la Germania», ci racconta Luca De Marchi della onlus Volontarius, che in collaborazione con la Provincia autonoma e il Commissariato del governo ha poi preso la supervisione e la responsabilità delle attività.
Ora alla onlus è stata fatta un'assunzione per il progetto, la rete è in espansione: al gruppo del binario 1 si sono aggiunti altri attori del sociale tra i quali la Croce rossa italiana, la Caritas, la Fondazione Alexander Langer, e tanta gente comune.
CITTADINI SOLIDALI. I volontari fanno i turni, altri cittadini vengono a portare cibo e indumenti a chi arriva dai treni, un contadino di una valle ha appena lasciato una cassa di mele: «Sono nato a Bolzano, ma con quest'emergenza ho scoperto di non conoscerla», commenta De Marchi che da anni presta opera di volontariato.
In tanti scrivono per contribuire, in italiano o tedesco: non ci sono separazioni linguistiche. Questa mattina arriva Omar, che parla arabo, a dare una mano per il colloquio con la polizia di un gruppo dal Corno d'Africa appena sceso dall'intercity da Roma.
La coordinatrice del progetto Arianna Barbagallo segue tutti i passaggi, constatiamo che c'è stretta collaborazione tra la rete di Volontarius e le forze dell'ordine: un clima umano che ha fatto sì che nel 2015 passassero dall'Alto Adige verso il Brennero quasi 26 mila profughi, con punte di 300 al giorno.
SALE ALLESTITE IN STAZIONE. Adesso sono una trentina al giorno, che nei primi quattro mesi dell'anno fanno oltre 3 mila: un fiume silenzioso e del quale si attende la piena.
Alla stazione del Brennero, dove vanno i regionali del binario 1, sono stati arredati dei locali per dare un tetto provvisorio a una settantina di persone. Anche alla stazione di Bolzano c'è una sala molto carina con divani, tavoli per mangiare, piccoli spazi per bambini.
Diana, studentessa e volontaria, è entrata alle 7.45 e alle stacca 15.45, viene due volte a settimana. Per ragioni di sicurezza non si possono fare foto, ma ci mostra decine di kit con cibo e bevande che non scadono, pronti per la distribuzione. Gli armadi sono pieni di scarpe e abiti usati.
Su una bacheca ci sono i disegni con le Alpi e i fiori lasciati dai bambini venuti da fuori.

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Twitter @BarbaraCiolli

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