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ASIA 1 Maggio Mag 2016 1552 01 maggio 2016

Nozze gay, la Cina pronta alla rivoluzione

Reato fino al 1997 e malattia mentale fino al 2001, l'omosessualità è infine tollerata. E i diritti vicini. Merito anche delle aziende che vedono il business.

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da Shanghai

Una forchetta e un coltello incontrano un paio di bacchette: «Chi di voi due fa la forchetta?» chiedono all'attonita coppia omosessuale. Una vignetta che fa il giro dell'internet cinese ogni volta che si parla di diritti lgbt nell'ex Impero di mezzo. Cosa che accade sempre più di frequente.
REATO FINO AL 1997. Nonostante fosse un fenomeno largamente diffuso in epoca imperiale, la Repubblica popolare ha sempre etichettato l'omosessualità come una «pratica decadente» importata dall’Occidente. Fino al 1997 è stata considerata un reato e solo nel 2001 è stata cancellata dalla lista delle malattie mentali. Ancora qualche anno fa veniva trattata con l'elettroshock. Ma a fine 2014 un tribunale di Pechino ha sentenziato che «l’omosessualità non è una malattia mentale e come tale non può essere curata».
Neanche un mese dopo una corte di Shenzhen si è dovuta confrontare con il primo caso di discriminazione sessuale sul lavoro. E ancora a settembre una studentessa dell'università di Guangzhou ha fatto causa al ministero della Pubblica istruzione perché su 31 libri di psicologia pubblicati dopo il 2001, 13 descrivevano ancora l'omosessualità come un disordine della personalità.
LA BATTAGLIA PER IL MATRIMONIO. A metà aprile 2016, un tribunale della Cina interna ha respinto la prima causa intentata da una coppia gay nei confronti di un ufficio dell'amministrazione locale che si era rifiutato di emettere un regolare certificato di matrimonio per i due uomini. «La legge non discrimina» ha sostenuto la coppia. «Non si dice da nessuna parte che il matrimonio è l'unione di un uomo e di una donna. La terminologia 'marito e moglie' si può applicare anche alle coppie gay».
Il loro avvocato uscito dal tribunale ha dichiarato: «Anche se non abbiamo vinto oggi, vinceremo in futuro». La coppia, infatti, ha già deciso di ricorrere in appello.
LA RINCORSA DEI DIRITTI. Un evento storico in una società in cui i diritti delle comunità Lgbt hanno fatto straordinari progressi in pochissimo tempo, quasi in parallelo alla crescita economica cinese. Tra i giovani delle grandi città il fenomeno è sempre più conosciuto e accettato. È persino diventato, come nel resto del mondo, un segmento di mercato corteggiato da molti.
La App per incontri più quotata tra i gay della Repubblica popolare, Blued, ha 27 milioni di utenti registrati. E se si assume, come la maggior parte degli esperti fa, che la popolazione gay ammonta tra il 3 e il 5 % del totale, per la Cina si parla di 40-70 milioni di persone con un un potenziale commerciale che Forbes ha stimato in circa 300 miliardi di euro.
I MIGLIORI CONSUMATORI. Sono i cosiddetti pink dollar, ovvero la capacità di spesa degli omosessuali. In genere i gay guadagnano bene e, poiché nella maggior parte dei casi non hanno figli per cui risparmiare, sono i consumatori più agguerriti. Un sondaggio del 2015 della cinese WorkForLGBT, ha stimato che le loro entrate sono in media di quasi 1.400 euro al mese, il doppio della media nazionale. Se ne è accorto per primo il gigante dell'ecommerce Alibaba che, a San Valentino 2015, ha premiato dieci coppie omo cinesi con un matrimonio a Los Angeles.

Questo articolo è un estratto del numero di Pagina99 in edicola dal 30 aprile al 6 maggio, il cui servizio di copertina è dedicato alla Cina: L'amore ai tempi di Xi. Sesso, notti brave e start up della deriva dittatoriale.

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