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ECONOMIA 5 Maggio Mag 2016 0816 05 maggio 2016

Pensioni, le cose da sapere sull'uscita anticipata

Taglio agli assegni del 4%.  Per un massimo di tre anni. Le misure del piano.

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Matteo Renzi.

L'impegno di Matteo Renzi ha già una deadline.
Con la legge di Stabilità del 2017 il premier ha fissato il termine per le tanto attese misure di flessibilità in uscita dal lavoro.
«Logo e simbolo ci sono già», ha assicurato il premier, lanciando di fatto l'operazione Ape, acronimo che sta per anticipo pensionistico.
In attesa della formalizzazione dei termini per l'uscita anticipata, che riguarderà i nati tra il 1951 e il 1953, sono già state messe nero su bianco le prime ipotesi sulle possibili decurtazioni economiche che coinvolgeranno i destinatari degli assegni, coloro che, ha ricordato Renzi, «stavano per andare in pensione», ma, a causa dello «scalone secco» voluto dalla riforma Fornero, hanno «perso il treno». Cifre e soglie sono ancora suscettibili di modifiche, ma per ora si lavora su queste ipotesi:

In pensione fino a tre anni prima

I nati tra il 1951 e il 1953 potranno andare in pensione prima dei 66 anni e sette mesi previsti dalla legge.
Sarà infatti possibile lasciare il lavoro al massimo tre anni prima. L'anticipo pensionistico verrà garantito attraverso una sorta di prestito, con un assegno provvisorio di importo ridotto che verrebbe anticipato dalle banche (per non gravare su Inps e deficit).

Taglio medio del 4%

Per ogni anno di anticipo si prevede un taglio medio dell'assegno del 4%.
Si tratta, in ogni caso, di una soglia legata al reddito del lavoratore, che potrà alzarsi per gli assegni più pesanti e abbassarsi per quelli più leggeri.
Secondo il Corriere della Sera, in alcuni casi con tre anni d'anticipo il taglio complessivo potrebbe avvicinarsi anche al 25-30%.

Restituzione in piccole rate

L'anticipo sarà restituito poi in piccole rate, che verranno trattenute dal momento in cui decorrerà la pensione normale.
Tre i casi possibili per l'uscita anticipata: decisione volontaria di abbandonare il lavoro, rischio di diventare esodato o uscita dall'azienda per ristrutturazione. Lo Stato si farà carico degli interessi per le banche, che anticiperanno il prestito, e dell'assicurazione.

Tre possibili vie d'uscita

Per i lavoratori più fragili, quelli in disoccupazione, ci penserà lo Stato, attraverso uno stanziamento di risorse che dovrebbe ammontare a circa un miliardo di euro. Il secondo scivolo chiama in causa le imprese: quelle che puntano a un ricambio generazionale del personale si ritroveranno a finanziare direttamente il pensionamento anticipato. Lo Stato, viene spiegato, in questo caso interverrebbe a proprie spese con una garanzia sul rischio morte del beneficiario dell’uscita anticipata. Per tutti gli altri, che dovrebbero costituire la stragrande maggioranza della platea in oggetto, interverrà la formula del prestito pensionistico: in altre parole il sistema del credito si farebbe carico dei costi e poi recupererebbe l’esborso tramite dei rimborsi Inps attraverso delle trattenute sulla pensione finale.

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