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INTERVISTA 5 Maggio Mag 2016 0941 05 maggio 2016

Questione morale, Colarizi: «Pericolosa arma politica»

Dagli Anni 70 usata per liquidare avversari e celare assenza di strategia. Colarizi, docente di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici e dei movimenti, a L43.

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La condanna a tre anni per evasione fiscale comminata a Renato Soru, europarlamentare e segretario sardo del Pd, è l'ultima macchia giudiziaria del partito democratico.
Solo pochi giorni fa era stata la volta di Simone Uggetti, sindaco di Lodi, il «Nardella» del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini, messo in carcere con l'accusa di turbativa d'asta.
A conti fatti nel 2016 in casa dem si sono contati sei arresti e otto condanne.
Ma guai a parlare di questione morale. O, meglio, guai a parlarne riferendosi esclusivamente al Nazareno.
RENZI: «QUESTIONE MORALE È OVUNQUE». «La questione morale esiste per il Pd? Sì. Esiste per la Lega? Sì. Esiste per Forza Italia? Sì. Esiste per i 5 stelle? Sì. È un dato di fatto», ha sottolineato il premier Matteo Renzi. Insomma: «La questione morale c'è dappertutto, c'è qualcuno che ruba, non va bene ma smettiamola di sparare sugli altri. Non c'è destra contro sinistra ma onesti contro ladri».
Vero è, come ricorda a Lettera43.it Simona Colarizi, docente di Storia contemporanea e Storia dei partiti politici e dei movimenti alla Sapienza di Roma, «che in Italia da molti anni si scoprono serie di affarismi che coinvolgono il mondo politico».
A partire dai primi Anni 70, con la prima Repubblica. Per arrivare fino a Tangentopoli.
Niente di nuovo sotto il sole, quindi.
E non è nuovo nemmeno l'uso politico che si tende a fare della questione morale come «arma politica». Uso che è da «evitare e sanzionare».

Simona Colarizi.

DOMANDA. In che senso?
RISPOSTA. La questione morale è stata cavalcata a partire dagli Anni 70 dal Pci per coprire quella che nel decennio successivo, si è rivelata come una mancanza di strategia politica.
D. La rivendicazione della superiorità morale dunque come pura arma politica?
R. Diciamo un modo per liquidare gli avversari.
D. Non è quindi un caso che oggi la questione morale sia brandita da M5s e Lega.
R. Che tra l'altro non ne sono certo immuni. In più è un atteggiamento rischioso.
D. Perché?
R. Perché porta a una delegittimazione della politica che non giova certo alla democrazia.
D. Ormai il dibattito si è ridotto a «noi siamo più puliti di voi».
R. Il che non fa altro che dimostrare la debolezza del mondo politico. Inoltre si genera la presunzione che esista una società civile sana rispetto a una classe politica malata.
D. La politica non è che se la passi bene, però.
R. Il fatto è che la società civile ha la classe politica che si merita.
D. Nel senso che la vota?
R. Nel senso che la seconda è lo specchio della prima.
D. La deriva populista è dietro l'angolo?
R. Di più. Si genera anche la presunzione che forze autonome come la magistratura possano e debbano assumere una supplenza alla politica. Una torsione pericolosa della vita democratica che porta all'accavallarsi di due poteri ben distinti.
D. Si sta riferendo agli anni di Tangentopoli?
R. Alla fine degli Anni 80 alcuni magistrati si erano posti l'esplicito obiettivo di rivoltare l'Italia come un calzino, assumendo di fatto un ruolo di supplenti.
D. Però il calzino non è stato rivoltato, almeno non del tutto.
R. Perché la cosiddetta questione morale non è mai finita. Il rinnovamento non ha azzerato la situazione e sono rimaste vaste zone d'ombra di corruzione.
D. L'intervista di Piercamillo Davigo si inserisce in questa cornice?
R. Davigo impersonò negli Anni 90 proprio questo spirito. E oggi, nominato al vertice dell'Anm, non fa che ripetere se stesso.

Twitter: @franzic76

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