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RETROSCENA 13 Maggio Mag 2016 1726 13 maggio 2016

Pizzarotti e la guerra interna ai cinque stelle

«Fatto fuori alla prima occasione buona». La critica degli esponenti M5s alla sospensione di Pizza. Sacrificato perché unico leader anti-Di Maio tra i grillini.

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Federico Pizzarotti.

Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti è momentaneamente fuori dal M5s. La sospensione in nome della trasparenza, dogma M5s, è arrivata sul Blog a poche ore dalla difesa d'ufficio di Roberto Fico, mutuata copia incolla da altri deputati come Michele Dell'Orco.
Il primo cittadino ha ribattuto su Facebook: «Sono mesi che Parma chiede chiarimenti, privati e anche pubblici. Totalmente ignorati. Parlate addirittura di trasparenza. E questa sarebbe trasparenza?», ha scritto postando le ultime mail con l'«anonimo» staff. Documenti riservati, è la linea del sindaco, non si forniscono a utenti di fatto anonimi.
LA FINE DELLA BATTAGLIA. Si chiude per ora così, sul social e sul Blog, una battaglia carsica cominciata anni fa. Con le prime scomuniche a mo' di battuta di Beppe Grillo nei confronti del primo sindaco pentastellato di un capoluogo di provincia.
I vertici M5s non hanno aspettato le Amministrative. L'occasione, sussurra a Lettera43.it chi il Movimento l'ha visto nascere, era troppo ghiotta.
«HANNO COLTO LA PRIMA OCCASIONE BUONA». «Hanno colto la prima scusa vagamente sostenibile per liberarsi di Pizzarotti», rivela a L43 un esponente del M5s.
Il sindaco di Parma, è la convinzione di molti, poteva essere l'unico in grado di insidiare il potere del direttorio. Non a caso la sua visibilità e sostanziale autonomia avevano, appena dopo la sua vittoria nel 2012, fatto storcere il naso a Grillo & Company.
E, dopo la morte di Casaleggio, era diventato un avversario, se non pericoloso, sicuramente scomodo per il leader in pectore e responsabile Enti locali Di Maio. Che rischiava di essere oscurato da un grillino della prima ora che invece di andare in tivù o alle cene con la Trilateral si limitava ad amministrare con tutte le difficoltà del caso una città di media grandezza.
«Di Maio per almeno un anno non ha fissato un incontro che avevamo richiesto», ha attaccato Pizzarotti in conferenza stampa. «Qualche responsabilità ce l'ha». Insieme con Roberto Fico al quale «ho mandato decine di messaggi».
DUE PESI DUE MISURE. Ed ecco perché, a differenza del caso di Filippo Nogarin, sindaco di Livorno indagato per concorso in bancarotta fraudolenta, il direttorio ha deciso di non optare per la nuova linea garantista ma puntare sui principi stessi del Movimento.
Ora, se l'iter sarà confermato, Pizzarotti dovrà presentare le controdeduzioni che, se non convinceranno lo staff, porteranno all'espulsione.
«IO RAPPRESENTO IL VERO M5S». Fuori dal M5s, il sindaco resterà in carica. Ma una possibile ricandidatura nel 2017 diventa per il primo cittadino una strada tutta in salita.
«Io continuo a rappresentare lo spirito vero del Movimento 5 stelle», ha sottolineato dal canto suo Pizzarotti. «Mentre altri lo stanno danneggiando. Io comunque non ho perso fiducia nel Movimento, l'ho persa in alcune persone». E, ancora: «Parma va avanti. Abbiamo sempre messo il bene della città davanti a tutte le polemiche».

Terremoto nel Movimento?

Federico Pizzarotti e Luigi Di Maio.

La cacciata, che sembra inevitabile, di Pizzarotti non dovrebbe provocare scissioni all'interno del M5s. Ma solo perché i pizzarottiani, se mai sono esistiti, si sono estinti, fa notare un altro ex attivista emiliano.
In parlamento Giulia Sarti e Michela Montevecchi «non prenderanno certo le difese del sindaco», si fa notare. In ballo c'è una eventuale ricandidatura e spendere una parola per l' 'eretico' e ora rinnegato primo cittadino, potrebbe essere fatale.
La posizione invece l'ha presa e chiaramente Elisa Bulgarelli: «Oggi il partito 5 stelle esulta», ha scritto su Fb, «il M5s muore un altro po'. Io sto nel M5s e rifiuto il Partito. Il Non Statuto rifiuta il partito».
L'OPEN DAY DEL 2014. Sono invece già fuori dal M5s coloro che parteciparono al famoso Open Day di Parma nel dicembre 2014, quando dal giardino di Villa Ducale Sarti chiedeva a gran voce l'eliminazione del nome di Grillo dal simbolo, in mezzo agli applausi. Richiesta che è stata accolta lo scorso febbraio.
Con lei, tra i big, c'erano Marco Baldassarre, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato (ora nel Pd), Walter Rizzetto (ora in Fratelli d'Italia), Tancredi Turco, oltre a Montevecchi. E ancora Mara Mucci ed Eleonora Bechis.
Fece la sua apparizione pure l'eurodeputato Marco Affronte, ancora pentastellato.
LA CARICA DEI FUORIUSCITI. E i già ex Maurizio Romani, Alessandra Bencini, Maria Mussini, Laura Bignami. Senza dimenticare il consigliere regionale espulso Andrea Defranceschi.
Insieme con i parlamentari erano presenti anche alcuni amministratori, tra cui quelli di Bergamo compreso l'ex candidato sindaco Marcello Zenoni e il sindaco di Pomezia Fabio Fucci che su Fb ha scritto: «Sapete cosa è successo? Anche io ho ricevuto un avviso di garanzia ma è già tutto archiviato. Chissà come mai nessuno ne ha parlato prima. Pensate che disastro se mi fossi dimesso per un avviso di garanzia basato su accuse inconsistenti e reati inesistenti!».
Ironia della sorte: a Parma era atteso pure Nogarin, che alla fine decise di non partecipare e inviare un messaggio. Che oggi, dopo aver difeso il collega, parte all'attacco: «Pizzarotti nel nascondere per settimane l'avviso di garanzia ha commesso un grave errore. La trasparenza è la stella polare del M5s», ha twittato.
COLPO DI GRAZIA AL M5S EMILIA. Con Pizzarotti, ipotizza qualche esponente del M5s critico, si vuole azzoppare l'intera Emilia pentastellata. «Non a caso il M5s non ha presentato liste né a Ravenna né a Rimini», confermano gli attivisti.
Lo staff inoltre ha affidato il proprio verbo al candidato «naturale» Massimo Bugani, la cui corsa a Bologna era stata imposta dal duo Grillo-Casaleggio senza primarie ed è stata condita da espulsioni.
Già l'Emilia ribelle dove tutto nacque e dove una idea del M5s potrebbe definitamente spegnersi.
Dove ci furono le prime espulsioni: Valentino Tavolazzi, Giovanni Favia e Federica Salsi. Il punto di non ritorno per molti attivisti che in quelle cacciate videro la fine dell'utopia del M5s dell'1 vale 1.

Il rischio di possibili ricadute sul voto del 5 giugno

Parma: un esponente M5S all'incontro organizzato dal sindaco Federico Pizzarotti (7 dicembre 2014).

La sospensione di Pizzarotti potrebbe avere l'effetto di un boomerang sulle prossime Comunali del 5 giugno.
Ma le partite tutte aperte di Roma e Torino evidentemente non sono un motivo sufficiente per deporre l'ascia di guerra.
IL POTERE PRIMA DI TUTTO. Il sospetto, continua la fonte di L43, è che in realtà ai big non importi l'emorragia di voti: «La cosa principale è non perdere potere interno».
E torna in mente l'adagio di Gianroberto Casaleggio di qualche anno fa, quando il M5s era ancora una realtà a una cifra: «Meglio capo del 10% che al 20% con rompicoglioni dentro».
Vero le cose sono cambiate e un bel po'.
Ora il M5s, orfano del suo cofondatore e ideologo, è il secondo partito del Paese, a un soffio dal Pd. La distanza, secondo l'ultimo sondaggio Ixè, si sarebbe ridotta a 2,2 punti percentuali. Nell'ultima settimana, infatti, il Pd è passato dal 30,5% al 30,4%, mentre il Movimento si è spostato dal 28,1% al 28,2%.
Ma è anche vero che i «rompicoglioni» restano tali.

Twitter: @franzic7

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