Maxime Maes Prostituzione 160512135216
DISCRIMINAZIONI 16 Maggio Mag 2016 1200 16 maggio 2016

Bruxelles, la storia di Maxime: gigolò sindacalista

Maxime si prostituisce nella Capitale Ue. A 150 euro. Prende 3 mila euro al mese. E con la sigla Utsopi chiede più diritti per i colleghi: «Meglio io di un banchiere».

  • ...

da Bruxelles

Maxime Maes, portaparola di Utsopi, ha 26 anni e si prostituisce da 5 anni.

Ha lavorato nel settore della ristorazione, come tutti i giovani che iniziano a servire ai tavoli per guadagnare qualche soldo, ma dopo gli studi si è dedicato al sociale, e a Lille, la sua città natale, ha fatto l'educatore per un paio di anni. Poi ha cambiato idea e ha iniziato a battere il marciapiede.
«Che in realtà ha molto più a che fare con il sociale rispetto a qualsiasi altro lavoro», ironizza con Lettera43.it.
Maxime Maes ha 26 anni e fa il gigolò da cinque.
Si prostituisce per strada, nei locali e dentro un appartamento che affitta per ospitare i clienti: maschi soprattutto, ma anche femmine e spesso coppie.
IL SUO LISTINO: 150 EURO. Da un anno si è trasferito a Bruxelles, dove vive con il suo cane.
Di giorno lavora per l'associazione Alias, che si occupa di prostituzione maschile, e la sera vende il suo corpo per 150 euro a prestazione.
Ha iniziato nel 2011, senza nasconderlo ai genitori, «che però non gradiscono parlare dell'argomento», spiega, e tra 10 anni spera di ritirarsi dalla piazza dopo aver fatto qualche investimento immobiliare.
Ogni mese riesce a guadagnare circa 3 mila euro: «Non una cifra esorbitante», riconosce, «ma io lavoro il tanto che mi serve per vivere, pagare le tasse e mettere da parte qualche soldo per la pensione».
IN VETRINA? TROPPA OMOFOBIA. Mettersi in vetrina come fanno le prostitute in Belgio e in Olanda? Gli sarebbe piaciuto, ma «è impossibile», racconta, perché «c'è ancora troppa omofobia».
Un giorno ha provato a sedersi in una vetrina di una delle sue amiche ed è scoppiato il finimondo: «Mi hanno detto di tutto, alcune persone volevano entrare a picchiarmi».
Se nella capitale europea prostituirsi è legale, a lavorare nelle circa 80 vetrine del Red light district sono solo le donne.
«Per gli uomini ci sono ancora tanti tabù».

Tra colleghi non c'è competizione, «ma complicità e solidarietà»

Il quartiere a luci rosse di Bruxelles.

Maxime, insieme con Sonia - una prostituta di 65 anni in pensione - ha fondato il primo sindacato per uomini e donne che lavorano nel settore del sesso a pagamento: Utsopi, cioè Union des travailleu(r)ses du sexe organisé(e)s pour l’indépendance.
Il collettivo è nato il 30 novembre 2015 nella capitale belga con l'intento di riunire la categoria e iniziare a lottare per i diritti.
A partire da quello di metterci la faccia e dire «sì, lavoro con il mio corpo e mi faccio dare soldi in cambio di prestazioni», rivendica con orgoglio Maxime.
OSTACOLATI DAI SINDACI. Un diritto che ultimamente molti sindaci stanno cercando di limitare con una serie di regolamenti mirati più a ostacolare e stigmatizzare la prostituzione che a tutelarla.
A difendere le ragioni delle prostitute negli ultimi mesi è stato il Consiglio di Stato che ha annullato l'insieme di regole approvate dai Comuni Ville-Bruxelles e Saint-Josse.
Ma il timore che si continui su questa strada rimane: «A cercare di renderci la vita impossibile sono i sindaci di Charleroi, Liegi, e Bruxelles. E pensare che sono tutti socialisti», dice Maxime, che denuncia un modus operandi «abolizionista sempre più pericoloso», dovuto anche al fatto che sulla materia non c'è una legge federale, «dunque ogni sindaco fa quello che vuole».
«COSTRETTI A NASCONDERCI». Nel 2006 quello di Liegi ha chiuso le vetrine con l'idea di costruire un unico Sex center, «che però non ha mai aperto», ricorda Maxime.
«Il primo cittadino di Charleroi ha proibito la prostituzione in strada, e ora le mie colleghe e i miei colleghi sono costretti a lavorare sotto i ponti, nascosti ed esposti a grandi pericoli».
Per fortuna Maxime si può permettere un appartamento e la maggior parte dei suoi clienti li riceve a casa dopo una accurata selezione.
OFFERTE VIA INTERNET. Le richieste arrivano soprattutto via internet, dove Maxime pubblica i sui annunci di lavoro come escort.
Nei bar che frequenta invece è abbastanza conosciuto, e quando si incontra lì con i colleghi si aiutano a vicenda senza farsi concorrenza: «Non c'è competizione, ma complicità e solidarietà».
I lavoratori del sesso, spiega Maxime, riescono a fare di necessità virtù, e visto che soffrono la stigmatizzazione sociale «cercano di unire le forze e fare rete».
Per questo il sindacato sta raccogliendo ogni giorno nuovi iscritti: «Siamo già a 50», dice Maxime, che lavora al progetto insieme con altri nove colleghi.

Tra gli obiettivi del sindacato anche congedo di maternità e pensione anticipata

Il sindacato Utsopi è nato il 30 novembre 2015 a Bruxelles per difendere i diritti dei lavoratori del sesso.

L'idea è quella di «avere tutti i lavoratori del sesso iscritti all'Utsopi», dice Maxime, che spiega come in Belgio il 30% della prostituzione è maschile.
Solo a Bruxelles sono circa 5 mila le persone che operano tra strada e vetrina, senza contare tutti quelli che lo fanno online e ricevono negli appartamenti.
«VOGLIAMO FARE LOBBY». «Siamo tanti e vogliamo iniziare a fare più lobby per difendere i nostri diritti. Ma soprattutto rivendicare la nostra dignità di persone e di lavoratori».
Una dignità che, racconta Maxime, viene calpestata ogni giorno.
«Non posso scrivere che lavoro faccio nella carta identità perché non è riconosciuto come mestiere, e non posso neanche avere una pensione come gigolò».
Eppure le tasse «le devo pagare», protesta, «solo che per ipocrisia dobbiamo dichiarare che abbiamo guadagnato quei soldi svolgendo attività come il sessuologo, oppure l'escort, inteso come semplice accompagnatore».
«È UN MESTIERE USURANTE». Di conseguenza, denuncia Maxime, «paghiamo tasse che non corrispondono al nostro vero lavoro, che sono troppo elevate, soprattutto perché il nostro è un mestiere usurante e vorremmo che fosse riconosciuto come tale».
I problemi quotidiani sono tanti e diversi da quelli di qualsiasi altro lavoro.
«Innazitutto se una prostituta rimane incinta non può lavorare e ha bisogno di un congedo di maternità ben diverso da quello che può prendere una segretaria».
Inoltre, anche i limiti dell'età pensionabile dovrebbero essere ripensati ad hoc: «Non credo che a 60 anni avrò molti clienti».
A questo si aggiunge una serie di tutele che Utsopi ha iniziato a chiedere ai politici belgi. «Vogliamo convincerli a fare una legge sulla nostra professione e abbiamo presentato loro un dossier su che cosa ci serve davvero».
«SIAMO DISCRIMINATI». Nella lista non c'è sicuramente il certificato di conformità, che due sindaci brussellesi avevano cercato di imporre e che il Consiglio di Stato ha invece annullato: «Siamo d'accordo ci debba essere un certificato di conformità sul luogo di lavoro, che deve essere igienicamente a norma, deve avere la toilette e la doccia», riconosce Maxime, «ma un sindaco non può decidere se rilasciare o no un certificato per dire che sono conforme a fare sesso, a vendere il mio corpo. Questa è una discriminazione, che viola anche la legge sulla privacy».

«È più amorale vendere il proprio corpo o titoli bancari tossici?»

Maxime Maes, prostituto e fondatore di Utsopi.

Tra le varie discriminazioni Maxime critica poi il linguaggio, che spesso viene usato nei vari depliant informativi che regolamentano il tipo di abbigliamento e atteggiamento delle prostitute.
«C'è scritto che è vietato vestirsi in maniera troppo provocante, e che se ti vesti in modo appropriato difendi meglio la tua dignità di donna», racconta.
Come se la dignità di una prostituta, di una persona, «si misurasse in base alla lunghezza della propria minigonna».
«La dignità è libertà», continua, «e deve essere rispettata anche quando si scrivono le regole».
RISCHIO SFRUTTAMENTO. In Olanda e Germania, invece, per quanto la prostituzione sia regolamentata a livello nazionale, «si rischia di legalizzare solo lo sfruttamento della prostituzione: il padrone del locale o della vetrina può infatti prendere sino al 70% del guadagno. In questo modo creano un rapporto lavoratore-padrone che non dovrebbe esistere», denuncia Maxime che con Utsopi sta cercando di proporre invece il modello della Nuova Zelanda, dove la prostituzione non solo è legale, «ma la polizia può addirittura inseguire il cliente che non vuole pagare, obbligarlo a farlo e multarlo». Insomma, «il nostro mestiere viene rispettato come gli altri».
«MEGLIO NOI DELLA FINANZA». Una delle cose che Maxime detesta di più è proprio il modo in cui in Europa «viene discriminato» chi si prostituisce: «Si mette al centro la questione morale, della dignità, ma oggi è più amorale uno che vende il proprio corpo o uno che vende i titoli tossici di una banca a poveri lavoratori ignari?», chiede.
E ancora, «secondo voi perdo la mia dignità se mi faccio pagare per fare sesso o per mettere a disposizione di multinazionali spesso senza scrupoli le mie capacità intellettive?».
Come se la difesa del corpo e non della mente «fosse l'unico modo per salvare l'anima, e soprattutto la reputazione» in una società che per Maxime è sempre «più alienata».
«FARE SOLDI, CHE MALE C'È?». «So che molte persone non hanno scelto questa professione, ma io sì, lo faccio perché mi piace», sottolinea.
«È vero che fai soldi più facilmente, del resto io non lavorerei mai dentro una banca o una macelleria. Mi trovo bene a fare il prostituto. E poi che male c'è se riesco anche a guadagnare? I soldi piacciono a tutti. O sbaglio?».


Twitter @antodem

Correlati

Potresti esserti perso