SOCIAL NETWORK 18 Maggio Mag 2016 1200 18 maggio 2016

Facebook, dentro i gruppi a luci rosse per minorenni

L'adescamento con un "mi piace". Poi l'incontro virtuale o di persona. Così i giovanissimi finiscono in trappola. L43 si è infiltrata nella rete dei pedofili.

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Minorenni e adulti si parlano, si guardano, si danno appuntamento. Prima su Facebook e poi chissà. Le parole lasciano poco spazio all'immaginazione.
I recenti casi di cronaca, come quello del pr romano Claudio Nucci, condannato a 15 anni di reclusione per aver fatto sesso con minori in cambio di denaro, mostrano come il fenomeno sia in crescita e il mondo dei social network è terreno sempre più gravido di pericoli.
«IO SONO UN 2000». Nel gruppo “Gay minorenni e non” si apre una bacheca dai riferimenti espliciti (guarda la gallery).
I messaggi sono semplici e diretti : «Chi in cam?» oppure «qualcuno su Skype?».
Minori senza remore rispondono a chi si mette a disposizione. Un rapido scambio di presentazioni: «Io sono un 2000», «io un 2001», poi si va in chat privata.
Oppure chi vuole vedersi in webcam «metta emoticon con smile».
Difficile stabilire, da una prima analisi, se tutti i profili siano reali o a chi appartengano quelli più o meno anonimi, ma soprattutto l’età di chi vi partecipa.
«HO 27 ANNI, NON HO LIMITI D'ETÀ». Ci sono anche messaggi da possibile esca: «Tanto per sapere, quanti sono i nati dal 2000 in poi, 2000 compreso?».
Un altro utente scrive: «Ho 44 anni, mi piacciono giovanissimi», ma specifica «purché maggiorenni». Poi c’è chi il problema non se lo pone proprio: «Ho 27 anni, sono bisex...cerco qualsiasi cosa, non ho un limite di età». E un altro: «Ci sono adolescenti?».
Appena viene postato l’annuncio, arrivano i “mi piace”.
Uno presumibilmente è di un adulto. Consultando il profilo, per la parte visibile, si notano le amicizie. Quasi tutti ragazzi.
Sono presenti anche foto in pose ammiccanti. Il messaggio viene visualizzato da molti iscritti e i commenti a sfondo sessuale collezionano “mi piace”.

Il giudice Focaroli: «Ricevere un 'mi piace' vale più del rischio»

«Non c’è più una diga a questi comportamenti da parte della famiglia», spiega a Lettera43.it Raffaele Focaroli, giudice onorario del Tribunale dei minori di Roma. «I social sono facilmente accessibili e il desiderio di apparire e trasgredire è più forte delle possibili conseguenze. In pratica, ricevere un “mi piace” vale più del rischio, anzi è il fine per ottenere un appagamento personale».
Non mancano profili con nomi di fantasia, o fake, ma nemmeno quelli reali.
«ATTENTI AL RICATTO». I più pericolosi potrebbero essere quelli non riconducibili a una persona ben precisa. Pochissimi amici, una o due foto del tutto generiche. Dietro potrebbe nascondersi a sua volta un minore che non vuole rivelare il proprio orientamento, ma anche un adulto con intenzioni diverse.
«In generale, il rischio più alto quando si chatta», aggiunge Focaroli, «è la possibilità di incappare in soggetti intenzionati al ricatto. Dopo lo scambio dei file non si sa quale uso ne faccia l’altra persona. E non di rado si finisce per essere ricattati sotto la minaccia di diffondere immagini private. Senza contare che l’interlocutore può essere un adulto o qualcuno in quel momento in compagnia di altre persone che, ad esempio, non appaiono nelle webcam».
COSA DICE LA LEGGE. Ci sono poi i gruppi a esclusiva frequentazione minorile, alcuni etichettati geograficamente per facilitare incontri di persona.
Le previsioni di legge in materia di sesso con o tra minori sono in gran parte comprese nell’articolo 609 quater.
Un maggiorenne che abbia rapporti con un meno che 14enne, anche se consenziente, commette violenza. In caso tale soglia, invece, sia superata (da 14 anni in su e consenziente) e il partner sia oltre i 18 anni di età non c’è reato.
Complessa la fattispecie di sesso tra minori. La norma prevede, infatti, che chi ha 13 anni possa consumare rapporti purché l’altra persona abbia al massimo tre anni in più di lui.
L'ABUSO DI MINORE SU MINORE. «Un fenomeno preoccupante è l’abuso di minore su minore», conclude Focaroli, «è in crescita e lo vediamo dai casi che ci vengono sottoposti in sede di tribunale. Spesso avviene che l’episodio si consumi tra minorenni figli di famiglie che si frequentano per amicizia. E l’effetto è devastante per tutti».
Secondo quanto riportato dal sito della polizia di Stato, dedicato al “Commissariato on-line”, se si incappa in una pagina web «dove oltre ad immagini pornografiche» c’è la presenza di minori, bisogna «segnalare all’Ufficio territoriale l’indirizzo web del sito in questione» e «si raccomanda di non scaricare alcuna foto in quanto la sola detenzione di immagini costituisce reato».
Il gruppo sul quale è stata posta l’attenzione è stato segnalato all’autorità di polizia.

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