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ANALISI 18 Maggio Mag 2016 1114 18 maggio 2016

Parma, Pizzarotti e le mutazioni del M5s

Morini, fautore delle liste civiche, a Lettera43: «Estinti i critici come Pizzarotti, nel mirino ci sono gli ortodossi di Fico». E lo staff spiana la strada a Di Maio.

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Federico Pizzarotti.

Parma, la «Stalingrado del Movimento 5 stelle», come la definiva un euforico Beppe Grillo alla conquista nel 2012 della prima città importante diventerà la sua Waterloo?
Presto per dirlo. Vero è che il caso Pizzarotti sta provocando un piccolo terremoto: la sospensione, secondo il sindaco assolutamente illegittima, brucia. Perché ha il sapore del redde rationem, della vendetta politica. E stando ai sondaggisti ha già provocato i primi sommovimenti: secondo Index research il Pd avrebbe guadagnato l'1,3% contro la perdita dell'1,4% del M5s.
L'ESTINZIONE DEI DISSIDENTI. Non solo: potrebbe aprire una nuova fase di contrasti interni. Con Pizzarotti si estinguono i cosiddetti «critici-dissidenti» e ora a finire nel mirino potrebbero essere gli ortodossi del M5s che, con la leadership di Di Maio, hanno perso la loro ragion d'essere.
A incidere non è solo l'evidente doppiopesismo dello staff nei confronti degli amministratori pentastellati, davanti al quale si arrampica sugli specchi persino il membro del direttorio Roberto Fico - volto dei 'talebani', gli ortodossi duri e puri - e balbettano contraddicendosi tra loro i candidati sindaco della prossima tornata elettorale.
LA CULLA EMILIANA. Parma e, più in generale, l'Emilia Romagna sono la culla del M5s, 'benedetto' con il V-Day di Bologna dell'8 settembre 2007.
Qui tutto è nato, o meglio, ha assunto la forma del Movimento così come lo conosciamo oggi.
E qui sono volate le prime espulsioni: nel 2012 Valentino Tavolazzi, Federica Salsi e Giovanni Favia e nel 2014 Andrea Defranceschi. Senza dimenticare il sindaco di Comacchio Marco Fabbri cacciato con un Ps sul Blog per essersi candidato alle Provinciali.
Il punto di non ritorno, come lo definisce qualche attivista della prima ora.
«Un golpe», preferisce chiamarlo Michele Morini, fondatore nel 2005 del primo MeetUp di Parma e del Forum 280 da cui nacquero le liste civiche e quindi il M5s.

Con Pizzarotti cade l'«ultimo bastione»

Michele Morini.

«Dal soft power, dal consenso e dal marketing», spiega Morini a Lettera43.it, «Casaleggio passò all'hard power, alla forza».
L'Emilia è stata letteralmente «bombardata» e con Pizzarotti cade «l'ultimo bastione» di resistenza.
LA FINE DI UN CICLO. Per questo la sua cacciata, visto che ormai l'esito della sospensione appare inevitabile, «rappresenta la fine di un ciclo». Ora, secono Morini, la partita che si apre è un'altra.
Fatte fuori tutte «le voci critiche», continua, ora la guerra sarà tra i cosiddetti «talebani» e i «pragmatici» - o arrivisti, a seconda dei punti di vista - incarnati da Luigi Di Maio e dalla nuova generazione di candidati sindaco, come Virginia Raggi.
Così va letto lo storytelling 'affidato' ai media della rottura sui casi Livorno e Parma tra Fico e il leader in pectore del M5s.
IL BOICOTTAGGIO DEI TALEBANI. L'obiettivo dello 'staff', ipotizza Morini, «sembra quella di fare passare Fico come un co***e e Di Maio come l'anima ragionevole del Movimento». E questo con un unico fine: «Togliere influenza ai talebani, ubbidienti a condizione che il vertice sia talebano». Anche perché, ora, «i talebani non servono più».
Quando si scrive 'staff', secondo Morini, si legge Casaleggio associati. «A comandare è sempre la società, nella persona di Davide e dei collaboratori più stretti. Ma credo che alla fine siano una interfaccia per altri 'clienti', molto più in alto».
GRILLO? UN TESTIMONIAL. Grillo quindi «è un mero testimonial». E Di Maio? «Uno che stanno fiutando o di cui già si fidano». Per questo gli «aprono la strada come un bulldozer, dicendogli man mano che fare».
Non è un caso che finora i vari Fico «siano stati trattati coi guanti bianchi», anche nelle trasmissioni tivù, è il ragionamento.
Da poco, invece, questo non accade più. Mentre Di Maio è sempre accolto nei salotti con tutti gli onori, magari con domande concordate.
FINTA FAIDA NEL MOVIMENTO. E non stupisce: Fico è molto ascoltato, ha carisma e ha un buon seguito. «Per questo devono limitarlo, facendolo apparire stupido, impreparato, inadeguato». Fa gioco dunque farlo passare come il responsabile della scomunica di Pizzarotti, in contrapposizione a Di Maio, «aperto al dialogo».
In altre parole, la missione è dipingere l'anima talebana del Movimento come inadatta, unfit parafrasando la nota copertina dell'Economist a guidare un partito che aspira a governare. Dando al contempo luce e gloria al campano rampante. Pragmatico e 'normalizzatore'.

Verso le alleanze con altre forze politiche

Gianroberto Casaleggio con Beppe Grillo.

Stando alla «profezia» di Morini, il Movimento che verrà dunque potrebbe cambiare pelle.
Aprirsi al dialogo e ad alleanze con altre forze politiche.
Ma più di una giravolta, si tratterebbe di una sorta di ritorno alle origini.
QUANDO IL BLOG ERA CONTRO LE LISTE. «Quando creai il Forum 280», ricorda Morini, «feci da ariete con Grillo e Casaleggio perché i MeetUp diventassero liste civiche». Il Forum, insomma, era l'incubatore da cui nacque il Movimento stesso.
I due però non erano d'accordo: «Non le volevano, puntavano sull'Idv e le liste avrebbero sottratto linfa a questo progetto» su posizioni liberal lanciato dal Blog.
LO STAFF PRIMA DEL M5S. Fa sorridere il fatto che già 11 anni fa l'interfaccia di questi pionieri padani fosse uno staff. «Quello del Blog, naturalmente. Ma si può dire che lo staff sia nato prima del Movimento», allarga le braccia Michele.
I MeetUp a quel tempo erano piattaforme finanziate da chi le apriva, «io contribuivo con la mia carta di credito», ricorda. Particolare che garantiva totale autonomia.
Dal Forum si passò poi al Gruppo 280, da cui venne lanciata la discussione (in gergo Thread) sulla Rete di liste civiche in democrazia diretta.
ADDIO AUTONOMIA. «La potenzialità era enorme», sottolinea Morini. «Non c'era un simbolo, non ci potevano essere espulsioni». La gestione orizzontale, quella democrazia dal basso sventolata poi come mantra dal grillismo, era realtà.
Poi Grillo cambiò idea, e con una inversione a U mise il cappello su quella Rete che stava crescendo in tutta Italia. Accadde il 16 settembre 2007, poco dopo il V Day di Bologna (come è ben ricostruito ne Il Lato oscuro delle stelle di Federico Mello).
Lanciò le liste civiche con il post I comuni ai cittadini e impose come requisito la «trasparenza», che oggi è brandita dai fedelissimi contro Pizzarotti.




Il resto è il M5s così come lo abbiamo conosciuto.
Morini, dopo aver resistito anni all'interno, ha poi lasciato il M5s.
Altri che cominciarono l'avventura con lui, come Fico, hanno invece accettato le nuove condizioni.
«LA DEMOCRAZIA DAL BASSO? UNA FAVOLA». «La democrazia dal basso, l'1 vale 1 sono favole», specchietti per le allodole. Un po' come il concetto di Padania per i leghisti.
Eppure, nonostante tutto il M5s non morirà a Parma, lì dove è cominciato.
«Si inaugurerà solo una nuova fase», ripete Morini.
Resta solo da capire se sarà l'ultima.

Twitter @franzic76

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