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GUERRE 21 Maggio Mag 2016 1200 21 maggio 2016

Medio Oriente, tra i bambini sfigurati dalle bombe sporche

Ustioni, tumori, malformazioni: gli agenti chimici uccidono migliaia di bambini. Una Ong ne ha operati 3 mila, dalla Siria all'Iraq. Il chirurgo Abenavoli a L43.

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Regalare un sorriso, incidere con il bisturi una speranza sul volto.
Sono migliaia e migliaia i bambini deturpati dalle guerre in Medio Oriente: Afghanistan, Iraq, Siria, Yemen, Palestina.
Le loro foto rimbalzano su Internet, spesso strumentalizzate per suscitare sdegno, orrore, l'odio di una popolazione verso l'altra.
Ma questi bambini ci sono: non sono pochi e neanche tutti.
Come a Chernobyl, i figli e i nipoti delle guerre condotte nel nome e contro l'Islam, l'Isis e al Qaeda, Saddam Hussein o come si chiamerà il prossimo vessillo da brandire per lo scontro, verranno alla luce a distanza di anni e di decenni.
TREMILA OPERAZIONI IN CINQUE ANNI. Corpi deformati e nuovi tumori, perché i «veleni dispersi nell'ambiente sono sempre di più, specie dove ci sono le guerre», dice a Lettera43.it il chirurgo plastico Fabio Abenavoli, in partenza il 22 maggio per il Benin e il 19 giugno per Nassiriya, in Iraq, e di ritorno questa primavera dall'Afghanistan, nelle sue missioni visita centinaia di bambini con ustioni «sempre più terribili».
«Tanti sono in Grecia, arrivano dalla Siria dove non possiamo ancora andare e dovrebbero essere operati», racconta, parlando delle «gocce nell'oceano» dell'Ong e onlus Emergenza sorrisi, che presiede e che in cinque anni ha operato più di 3 mila bambini.

I dati sugli attacchi chimici in Siria dal 2011 della Syrian American Medical Society (Sams).  

QUASI 15 MILA FERITI. In cinque anni di conflitto, la Syrian american medical society (Sams) ha denunciato 161 attacchi con bombe al cloro, gas nervino e mostrarda, anche dopo l'accordo sul disarmo chimico tra il regime e l'Onu: 1.500 morti e quasi 15 mila feriti, secondo le testimonianze del personale medico e sanitario nel Paese, e i responsabili degli attacchi criminali che i report di Palazzo di Vetro e delle organizzazioni per i diritti umani imputano a tutti gli schieramenti sono ignoti.
In Iraq l'Opac (Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) sospetta che l'Isis «sia in grado di fabbricarle da solo», nel Kurdistan del Nord si contano ancora le vittime dei gas di Saddam del 1988 e nuovi attacchi sono arrivati dal confinante Califfato: si stimano un migliaio di feriti per agenti chimici solo dall'invasione americana del 2003.

Sfigurati dalle lobby degli armamenti

In Afghanistan le piogge di veleni erano una realtà già nella guerra contro i sovietici degli Anni 80 e 90.
Altre migliaia tra morti e feriti sono state riportate dai media (e citate dalle agenzie dell'Onu) nell'ultimo decennio per attacchi dei talebani con bombe e acidi contro le scuole, soprattutto contro le alunne: vittime che si sommano a quelle per il cronico stato di deprivazione del Paese.
A Mazar i Sharif, crocevia tra Kabul e Herat, le famiglie con figlie e figli da far curare agli italiani arrivano a piedi dalle montagne.
Era la prima volta che un'equipe medica specialistica di occidentali veniva nell'estremo Nord dell'Afghanistan, a lungo senza servizi medici di base, «un'esperienza emozionante».
IL PERICOLO DI INFEZIONI. Tra il 22 e il 29 aprile i volontari di Emergenza sorrisi hanno visitato 110 bambini e ne hanno operati 52, vittime di malformazioni facciali gravi e vari traumi di guerra.
A diversi di loro sono state praticate chirurgie di riparazione per la palatoschisi, il nome medico del labbro leporino, che resta la missione d'intervento originaria dell'Ong: in Paesi in via di sviluppo devastati dalle guerre, l'incidenza dei casi è più alta per i maggiori fattori di rischio durante le gravidanza, ed elevato è anche il pericolo di infezioni e malnutrizione dei bambini non operati per una patologia altrimenti risolvibile e che invece provoca anche gravi emarginazioni.
In altri Paesi poveri le ustioni e i traumi possono essere dovuti anche agli incidenti domestici, più pericolosi e più frequenti.
TRAUMI PRIMA SCONOSCIUTI. Ma nei contesti di guerra in Medio Oriente e anche di diversi Paesi africani il mostro più grande per Abenavoli e i quasi 400 volontari (tra medici, infermieri e personale logistico) che si alternano nelle missioni stanno diventando le «lobby dei potentissimi venditori di armi».
«Sempre più civili», spiega il chirurgo, «subiscono in modo permanente e devastante sui loro corpi gli esiti dei conflitti. Malformazioni a volte incredibili anche per i medici specialisti che si sono formati nei decenni passati, quando simili traumi e patologie non esistevano».

Migliaia di siriani da operare. E l'Ue è assente

Bombe a grappolo e mine aprono squarci di sangue nei giochi di strada dell'infanzia.
Gas mostarda e altri agenti chimici ustionano e sfigurano i volti e gli arti. Qualcuno perde la vista, poi i veleni scavano in profondità tra le cellule per riemergere di generazione in generazione, con tumori e malformazioni.
Emergenza sorriso ha alle spalle diverse missioni in Kurdistan e in Iraq, tra Nassiriya, Najaf, Bassora e Baghdad da quasi 10 anni. Ha operato bimbi afghani a Kabul, è stata e vorrebbe tornare in Yemen.
EFFETTI DIROMPENTI. Gli effetti delle armi sporche sono dirompenti: «A volte non resta che amputare, c'è sempre la sensazione di fare troppo poco anche se è molto», commenta Abenavoli, «adesso in Iraq arrivano i feriti dall'Isis. In Grecia migliaia e migliaia di pazienti siriani si trovano abbandonati, senza strutture adeguate per le cure».
I minori con tumori e altre patologie complesse vengono trasportati dall'Ong in Italia per gli interventi urgenti e più delicati, grazie alla disponibilità di alcuni ospedali e ai finanziamenti di enti, fondazioni e privati.
L'Ue che discute «aiuti a casa loro» ai profughi o migrant compact non ha ancora piani d'intervento diretti verso quest'emergenza, neanche in Grecia.
CORSI PER I MEDICI DEL POSTO. Sta ai volontari delle associazioni scartabellare tra i bandi di finanziamento e raccogliere offerte dal 5 per mille, campagne, sponsor. Poi agire: Emergenza sorrisi visita anche neonati e poi opera dai 9-10 mesi.
Organizza corsi intensivi per medici e sanitari del posto e apre succursali locali dell'onlus, con l'obiettivo di rendere autonomi e attrezzati i volontari nei Paesi. In Iraq il processo è stato rapido e diffuso, i team operano al 99% in ospedali ben strutturati.
Per l'Afghanistan e diversi Stati africani sono occorsi un paio di anni. In Benin sono in lista 250 famiglie e tra qualche giorno il team lascerà sul posto monitor, farmaci e attrezzature chirurgiche. «Ma torneremo regolarmente, come a Mazar i Sharif», conclude Abenavoli, «è anche fondamentale dare continuità».

Twitter @BarbaraCiolli

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