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STORIE 21 Maggio Mag 2016 1916 21 maggio 2016

Palermo, lo sharing forzato della tomba

Salme erranti. Ospitate nei mausolei di altri su ordine del Comune. Senza foto. Né fiori. In attesa di un posto libero. Lo schiaffo del cimitero siciliano dei Rotoli.

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Il cimitero di Santa Maria dei Rotoli a Palermo.

Quella dello sharing, della condivisione, è ormai una moda.
Oggi lo si può fare praticamente con tutto: dalle auto alle case, in un'aperta sfida al senso di possesso italico.
Ma cosa succede se a essere condiviso è anche l'estremo giaciglio?
O, meglio, se si è obbligati dal Comune a 'ospitare' per un minimo di tre anni, salvo necessità sopraggiunta (facendo ogni tipo di scongiuro), nella propria tomba di famiglia una salma sconosciuta?
OSPITALITÀ ABUSATA. È quello che accade a Palermo, al cimitero di Santa Maria dei Rotoli, il più grande della città. Dove si abusa della proverbiale ospitalità siciliana.
L'area si sdraia alle pendici del Monte Pellegrino, non distante dall'Addaura, borgo marinaro dove Cosa nostra nel 1989 tentò di ammazzare il giudice Giovanni Falcone piazzando degli ordigni vicino alla sua villa.
Sempre in questo cimitero sono sepolti Francesca Morvillo, moglie del giudice saltata in aria con lui e tre uomini della scorta a Capaci, e il magistrato Paolo Borsellino.
LE SALME ERRANTI. Qui molte salme sono trasferite da un loculo all'altro, in attesa di un riposo che sia davvero eterno.
«È disturbante», spiega a Lettera43.it Ignazio Buttitta, docente di Storia delle tradizioni popolari ed Etnologia Euromediterranea proprio a Palermo.
«L'inumazione cristiana-cattolica prevede per definizione che ci sia una collocazione adeguata per il defunto. Questa impossibilità genera un senso di colpa in chi resta, perché non è riuscito a prendersi cura a sufficienza del congiunto scomparso».
CIMITERI, SPAZI VISSUTI. I cimiteri, in Sicilia ma non solo, non sono semplici spazi monumentali, ma «spazi vissuti», continua il professore, «integranti del tessuto urbano. Fino a qualche decennio fa le famiglie pranzavano sulle tombe, idealmente con i propri cari».
Perché il morto, da queste parti, «è una entità senziente».
Una «realtà ritornante, presenza costante nella vita della famiglia con un ruolo di controllore dei costumi e guardiano dei valori».

In cerca di un loculo da occupare

Il cimitero dei Rotoli.

I Rotoli è un cimitero importante, ricco di opere d'arte, che però negli anni non riesce più a ospitare nuovi defunti.
Il progetto per costruire un nuovo campo santo
sarebbe anche già pronto, ma costa.
La stima è di oltre 30 milioni di euro. E così si temporeggia.
PURE LA CADUTA MASSI. La parte più alta, poi, da anni è interessata da frane e caduta massi.
«Il costone è pericolante», racconta a Lettera43.it un palermitano che qui ha la tomba di famiglia, «per ora la zona è stata messa in sicurezza ed è stata interdetta. Ma lassù ci sono tombe rotte e cani randagi... chi ci è stato racconta di scene orribili, di raccapriccio. E il cimitero è traboccante di salme».
Così l'amministrazione, che ha ereditato questa situazione e la fatica a gestire, aveva pensato di requisire i loculi liberi e le sepolture gentilizie: un esproprio mortuario, per trovare una sistemazione ai defunti in attesa nei depositi. L43 ha provato a contattare l'assessore competente senza però aver avuto risposta.
Il Tar, naturalmente, ha bocciato la proposta. E a quel punto il Comune ha optato per una soluzione transitoria.
«REQUISIZIONE» SÌ, MA MOMENTANEA. Il regolamento è stato cambiato. E la 'requisizione' è diventata momentanea.
«Nella tomba della mia famiglia avevamo due posti liberi», racconta l'uomo, «e così per un periodo di tre anni, ma estendibile, siamo stati costretti a ospitare una signora». La salma di una signora.
E se, toccando ferro o qualsiasi altra cosa a disposizione, la famiglia avesse bisogno di seppellire un proprio caro?
«Semplice, la salma ospitata viene prelevata e spostata in altro loculo».

È ormai in corso il turismo delle salme

L'ingresso di Santa Maria dei Rotoli.

Ai Rotoli, insomma, è in corso un «turismo di salme» in attesa di sistemazione e ospitate da chi è disponibile finché il loculo non viene rivendicato dal legittimo proprietario che putroppo ne ha bisogno.
La cosa peggiore, però, è che in quel periodo di 'soggiorno' la salma non ha diritto ad avere una fotografia e nessuno può sistemare due fiori sulla lapide.
I familiari, insomma, non possono piangere il defunto 'occupante' sulla tomba provvisoria. A meno che non ci sia un'autorizzazione precisa.
OSTAGGI DELLA BUROCRAZIA. «Alla mia famiglia», dice ancora l'ospite, «non dispiace certo condividere la propria tomba con estranei. Purtroppo per ottenere l'autorizzazione per le visite mia madre dovrebbe farsi ore di fila all'ufficio dei servizi ministeriali e così rinuncia».
C'è anche chi questo tipo di sharing proprio non lo accetta.
Ed è disturbato dalla presenza di morti estranei e sconosciuti nel proprio piccolo tempio. Ma deve ugualmente sottostare al regolamento comunale.
EMERGENZA DAL 2008. E dire che «si parla di emergenza dal 2008», spiega il palermitano.
«Un'emergenza lunga 8 anni non è una emergenza. Non ci sono molte possibilità: bisogna concludere i lavori».
Anche perché non ci sono tempi certi, né per la realizzazione del nuovo campo santo, né per la messa in sicurezza della parte alta dei Rotoli.

Il senso siciliano per la morte e i morti

La situazione insomma è insostenibile.
Non avere un luogo fisico dove trascorrere tempo con i propri morti, soprattutto il 2 novembre, rappresenta per tutti una ferita.
QUI SI FESTEGGIA. In Sicilia, infatti, spiega Buttitta, i morti «non si ricordano, si festeggiano».
I bambini aspettano i doni, come se i defunti di casa fossero i magi o Santa Lucia.
«In passato si aggiungevano a tavola i piatti per i morti di casa», continua il docente che sottolinea come questa pratica non conoscesse ceto sociale.
Tuttora andare al cimitero, almeno il 2 novembre, è una tradizione a cui nessuno rinuncia.
PIÙ CHE PAURA, RISPETTO. Dei morti in Sicilia non si ha paura.
«Non nel senso comune», almeno. Si teme il loro giudizio in quanto «guardiani dei valori della casa e della famiglia». Di cui fanno continuano a fare parte integrante.
Qualcosa di sacro, dunque.
A cui garantire, almeno, un eterno riposo senza alcuna sorta di sharing.


Twitter @franzic

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