STORIA 3 Giugno Giu 2016 1434 03 giugno 2016

La storia di Stefano, il primo Mister Trans italiano

I disagi iniziali a 5 anni. Il coming out a 20. Le punture d'ormoni e l'isterectomia. Stefano, primo Mr Trans italiano: «Della nostra realtà si parla troppo poco». Foto.

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Per tanti anni ha pensato di essere l’unico, o quasi. Poi, proprio quando ha capito a chi poteva rivolgersi per iniziare un percorso che da femmina l’avrebbe portato a diventare ciò che aveva sempre sentito di essere, un maschio, sua madre si è ammalata e non ha fatto in tempo a vedere la sua trasformazione.
Stefano Davide Simonelli ha 36 anni, lavora come conducente di auto a noleggio in provincia di Roma ed è il primo mister FtoM (female to male, ndr) italiano (guarda le foto).
Sulla passerella di Mr. FtoM Italia, il primo concorso nazionale di bellezza per uomini trans organizzato dal Cassero lgbt center di Bologna, Stefano è arrivato dopo un lungo percorso, tra momenti dolorosi e risalite, buio e rinascita.
«UNA REALTÀ QUASI INVISIBILE». «Questa vittoria è per mia madre», spiega a Lettera43.it. «E ho partecipato per una forma di riscatto, ma soprattutto per dare visibilità a questo mondo».
La sua transizione è iniziata tardi, intorno ai 30 anni: «Per i ragazzi oggi è più semplice, c’è internet ma soprattutto gruppi Facebook di informazione», spiega. «Capisci che non sei il solo, ci si scambiano consigli ed esperienze. Vengono organizzati anche raduni in diverse città d’Italia, ma ad oggi rimaniamo ancora una realtà poco conosciuta e quasi invisibile».
La strada, per Stefano, è stata più ripida.

Stefano, primo Mr. FtoM italiano. © Laura Bessega

Le prime avvisaglie intorno ai cinque anni

Figlio unico, Stefano ha perso il padre quando era piccolissimo e ha sempre vissuto con la madre, una donna forte, che l’ha cresciuto da sola.
Ha iniziato a sentirsi un maschio già alla fine della scuola materna, intorno ai cinque anni. Alle bambole preferiva macchinine, camion e pistole giocattolo e già allora sentiva un feeling verso le sue compagne. «Gli portavo da casa la merenda o alcuni regali», racconta.
Ma la discrepanza tra ciò che sentiva dentro e il suo aspetto, quello di una bambina dai lunghi capelli biondi, era già forte: «Li ho portati così fino ai 12 anni perché piacevano a mia madre, ma poi ho fatto di tutto per obbligarla a tagliarmeli, arrivando addirittura a rovinarli completamente con il cloro della piscina».
COMING OUT A 20 ANNI. Poi l’adolescenza e la prima cotta, per una ragazza: «A mia madre lo dissi subito», racconta, «ma solo verso i 20 anni, dopo una forte crisi, ho trovato il coraggio anche di dirle che mi sentivo uomo. Stavo molto male, non mi sentivo bene con me stesso, nel mio corpo. Non potevo continuare a vivere da donna. E questo mi aveva portato alla depressione e ad intraprendere un percorso di psicoterapia».
Dentro, emozioni in conflitto. Fuori, invece, grande rispetto e accettazione.
«Le chiacchiere probabilmente ci sono state, è inevitabile», fa presente, «ma sono cresciuto in un paese di larghe vedute, che mi ha benvoluto. Ho sempre detto a tutti la verità. Ero ancora Stefania, ma tutti già mi chiamavano al maschile: Davide a Roma, dove lavoravo come barista, Stè a Fiano Romano, il mio paese».
UN IMMAGINARIO PERVERSO. «Sono stato fortunato», prosegue. «Nei confronti degli FtoM la discriminazione è sicuramente minore rispetto agli MtoF, quindi alle persone che transitano da maschio a femmina, perché viviamo in una società tendenzialmente maschilista e non si vede che siamo uomini trans. Ma è comunque presente e il muro più difficile da abbattere per le persone trans rimane in generale quello di un immaginario sociale legato alla prostituzione, alla perversione, alla malattia mentale».
Anche la madre, dopo un primo momento di smarrimento, l’ha compreso e sostenuto: «L’unica cosa che desiderava era vedermi contento. E sentirmi accettato per quello che ero mi ha sollevato molto».
Da qui la spinta a informarsi per intraprendere il percorso che l’avrebbe portato a un’identità sessuale coerente con il proprio essere: «Non sapevo a chi rivolgermi», racconta, «non avevo un computer, non conoscevo altri FtoM e ho pensato per molto tempo di essere uno dei pochi in Italia. Per circa tre anni sono rimasto in un limbo, poi ho conosciuto per caso un altro ragazzo trans che mi ha indirizzato all’ospedale San Camillo, a Roma, dove è attivo il servizio per l'adeguamento tra identità fisica e identità psichica».

Due partecipanti alla kermesse. © Laura Bessega

Dagli accertamenti diagnostici alle punture di ormoni

La felicità, però, è durata poco. Proprio nel momento in cui ha capito a chi poteva rivolgersi, la madre si è ammalata di tumore e per cinque anni Stefano ha messo da parte se stesso per starle vicino, tra terapie e interventi, lasciando anche il lavoro: «Per me lei era tutto, ho sofferto moltissimo».
Ad aiutarlo la fidanzata di allora, che l’ha sostenuto durante tutta la malattia della madre e negli anni successivi. Nella vicinanza di quella ragazza aveva trovato il conforto e la forza di reagire. Poi l’ha incoraggiato a iniziare il percorso di transizione: «Il mio primo nome, Stefano, l’ho scelto proprio perché è quello che mia madre avrebbe voluto darmi se fossi nato maschio», spiega.
EFFETTI IN SEI MESI. Da allora sono passati sei anni. Stefano ricorda ancora la gioia provata dopo la prima puntura di ormoni, poi gli effetti fisici sono arrivati nel tempo: è cambiata la voce, si sono induriti i lineamenti, è comparsa la barba, il grasso si è spostato dai fianchi all’addome, la forza è aumentata: «Il mio corpo ha risposto molto bene alla terapia, in sei mesi si era già compiuta una grande mascolinizzazione», dice.
Le possibili complicazioni sono ipertensione e aumento del rischio cardiovascolare, ma rimangono comunque rare: «A me è andato tutto bene», continua, «ma è fondamentale essere seguiti da un endocrinologo».
Tra i sintomi comuni invece quelli psicologici: nervosismo o sbalzi d’umore, che sono immediati ma via via si alleviano.
LA COPERTURA DEL SSN. La terapia ormonale continua per tutta la vita ed è solo uno degli step di un lungo percorso che inizia con accertamenti diagnostici, un percorso psicodiagnostico, sostegno psicologico/psicoterapeutico e la diagnosi di Dig (disturbo dell’identità di genere), poi rinominato disforia di genere e non più considerato quindi un disturbo mentale.
Infine, si può richiedere al Tribunale competente l’autorizzazione agli interventi chirurgici per la riconversione del sesso.
I costi di tutto il percorso sono molto contenuti perché in carico al Sistema Sanitario Nazionale, compresi gli interventi. Da Nord a Sud ci sono una decina di ospedali specializzati, ma diversi scelgono comunque cliniche private specializzate all’estero.
Tra le migliori in Europa, per gli FtoM, c’è il Gent University Hospital in Belgio, con costi che si variano dai 7 mila ai 30 mila euro in base al tipo di intervento. Oppure si può volare negli Usa.

Il backstage della kermesse. © Laura Bessega

Il prossimo passo è l'isterectomia

Oggi Stefano è in attesa dell’isterectomia, l'asportazione dell'utero. Ed è felice. Insieme a lui c’è Claudia, una ragazza MtoF con cui convive da agosto.
Gli è stata vicina durante il primo intervento di mastectomia ed è stata la prima ad abbracciarlo dopo la vittoria del Mr. FtoM Italia.
A contendersi il titolo c'erano 15 concorrenti tra i 19 e i 42 anni da tutto lo Stivale, da Roma a Torino, che si sono messi in gioco sfilando sotto gli occhi attenti del pubblico e dei giurati, tra cui anche l’ex concorrente del Grande Fratello Gabriele Belli, che nel 2010 ha portato per la prima volta questa realtà in tivù.
UNA VITA NORMALE. «Volevamo far conoscere una realtà ancora sconosciuta o poco chiara», spiega l’ideatrice dell’iniziativa Carmen Aurora Pitari. «Quando si parla di persone trans si pensa alle persone MtoF. Noi volevamo dimostrare che esistono anche gli FtoM e che sono persone che vivono una vita “normale”, svolgendo lavori assolutamente normali».
Ad organizzare la kermesse insieme a Carmen anche Kai Trevisan, che dal palco ha raccontato la sua storia: «Ho iniziato a ridere a 40 anni e ho capito che si può essere felici quando si può essere chi si è».
VERSO IL TGEU DI BOLOGNA. L'evento è stato organizzato in vista del Tgeu, il sesto Consiglio Europeo Transgender, al quale sarà devoluto parte dell’incasso. È in programma dal 2 al 5 giugno e porterà per la prima volta in Italia oltre 300 delegazioni da tutta Europa, facendo di Bologna la capitale trans d’Europa 2016.
«Fino a che non si entra in questo mondo, è difficile comprendere tutto quello che devono affrontare le persone trans. Non solo un iniziale forte disagio interiore e in molti casi un percorso lungo e non semplice, fatto di interventi invasivi e terapie per tutta la vita, ma per molti anche discriminazioni sul lavoro, pregiudizi, fino a vere e proprie violenze», spiega Stefano. «Per questo è importante continuare a parlarne».

Twitter @Silviasantachia

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