Impianto Ekon Varsavia 160603164206
MODELLO 13 Giugno Giu 2016 0800 13 giugno 2016

Polonia, il caso Ekon: se il lavoro diventa terapia

Varsavia: la no-profit Ekon impiega 900 persone invalide e con disagi psichici. Altrimenti escluse. Così la raccolta di rifiuti si fa etica, oltre che ecosostenibile.

  • ...

da Varsavia

L'impianto di Ekon a Varsavia.

Il turno comincia alle 7 del mattino e finisce alle 3 del pomeriggio, con una pausa pranzo di mezz'ora e gli occasionali cinque minuti per una sigaretta.
Il clima è rilassato e conviviale.
Il luogo di lavoro? Un'ex discarica in via Mortkowicz, alla periferia Sud di Varsavia a poche fermate d'autobus dai grattacieli delle multinazionali.
UN'OCCASIONE DI RISCATTO. Per anni qui sono stati riversati in maniera indiscriminata i rifiuti più disparati, dagli elettrodomestici agli scafi di imbarcazioni.
Oggi, dopo una complessa operazione di bonifica, il panorama che si presenta ai lavoratori dell'Associazione Ekon è molto diverso.
Accanto agli uffici, un ex capannone industriale è stato ristrutturato e ampliato con alcune tensostrutture. E il nuovo impianto di separazione dei rifiuti dà lavoro a circa 250 persone.
Ognuna di loro ha un passato caratterizzato da infortuni invalidanti o disagi psichici, lunghi periodi di terapia ed esclusione sociale. Lavorare qui rappresenta un'occasione di riscatto, con la consapevolezza di essere utili al prossimo.

Creare occupazione nel rispetto dell'ambiente e del no-profit

La Ekon dà lavoro a 900 persone.

Racconta a Lettera43.it il regista polacco Piotr Malecki, autore del minidocumentario Recycling of Souls, girato all'interno dell'impianto nel 2012: «Filmando queste persone e parlando con loro ho capito come, senza un'occupazione quotidiana, alcune ricadrebbero nei propri problemi psichici facendo così ritorno in un istituto di cura. Altre sarebbero lasciate sole, mentre sul luogo di lavoro hanno la possibilità di incontrare colleghi e ridere o litigare con loro, insomma di avere una vita normale».
L'obiettivo di Ekon, sin dal 2003, è proprio questo: garantire opportunità professionali a persone diversamente abili o affette da malattie mentali.
CONTRATTI STANDARD. L'impianto di via Mortkowicz è solo uno dei luoghi di lavoro nei quali sono impiegate le persone scelte e formate dall'associazione, tramite passaparola o su suggerimento di strutture sanitarie, assistenti sociali e istituzioni locali.
Nella sola capitale altre 700 sono occupate nella grande distribuzione, perlopiù come cassieri, contabili, magazzinieri. Tutte assunte con i medesimi contratti riservati agli impiegati tradizionali, copertura sanitaria, ferie e periodo di prova compresi.
Ed è anche grazie agli accordi sottoscritti con altri datori di lavoro che Ekon riesce a coprire le proprie spese.
NIENTE FONDI EUROPEI. Nei suoi opuscoli, l'associazione si definisce «non-for-profit, ma non non-profit». Un gioco di parole che spiega come Ekon si autofinanzi senza usufruire di fondi europei (una rarità in Polonia), stanziamenti pubblici o donazioni private.
I guadagni, quando arrivano, sono reinvestiti in nuovi progetti e nel miglioramento delle condizioni di lavoro dei propri operai e impiegati.
«Anche se non possiamo modernizzare i macchinari più di tanto», precisa a Lettera43.it Marta Jabłońska, presidente dell'associazione. «Se lo facessimo, avremmo bisogno di meno manodopera e non è ciò che vogliamo».

Ekon dà lavoro a 900 persone altrimenti escluse

Una dipendente della Ekon.

Tutto è cominciato con il progetto Eco Work, che comprende la raccolta della spazzatura differenziata nel quartiere varsaviano di Ursynów e la sua ulteriore separazione in materiali riciclabili nell'impianto a Sud della capitale.
Qui lavorano simistatori ai nastri trasportatori, addetti alle presse compattatrici, meccanici responsabili dello smontaggio di materiale elettronico, raccoglitori di rifiuti porta a porta, autisti di automezzi e carrelli elevatori. Ma anche addetti alle pulizie, personale d'ufficio e responsabili della ristorazione.
CONCORRENZA AGGUERRITA. Una varietà di ruoli che viene proposta ai candidati a seconda delle loro inclinazioni e sulla base ai risultati dei test fisici e psico-attitudinali condotti in diverse sale attrezzate che occupano l'intero primo piano della sede di Ekon.
Pur essendo passato dai circa 600 impiegati al lavoro qui nel 2008 ai 250 attuali soprattutto per via della concorrenza di aziende “tradizionali”, l'impianto è oggi operativo in ogni sua parte.
Una mattina di un giorno feriale di maggio, l'unico segno tangibile del recente ridimensionamento sono i due nastri trasportatori in funzione su sei disponibili.
Qui una trentina di lavoratori si occupa di differenziare ulteriormente i rifiuti in arrivo dividendo la plastica colorata da quella trasparente, i vetri azzurri da quelli ocra o staccando le etichette da bottiglie, lattine e contenitori. Ogni materiale finisce in un cassone a esso dedicato, pronto per essere trattato.
150 TONNELLATE DI RIFIUTI AL MESE. A pochi passi di distanza, gli addetti alle presse compattano centinaia di chili di rifiuti pre-differenziati in giganteschi cubi impilati tutti attorno.
Accanto a loro, alcuni colleghi si occupano di trasformare cataste di vecchi documenti prodotti dalla burocrazia cittadina in milioni di striscioline di carta.
In un laboratorio all'ingresso del capannone, invece, una decina di addetti in camice smonta monitor e tubi catodici, computer e ogni genere di apparecchio elettronico.
Anche qui si punta a differenziare i diversi materiali che compongono ciascun relitto tecnologico e lo si fa chiacchierando e ascoltando musica.
Nel complesso, l'impianto tratta oggi circa 150 tonnellate di rifiuti al mese, il 90% dei quali viene ridotto in cubi, caricato sui camion in attesa nel piazzale dagli addetti ai carrelli elevatori e inviato in vari punti della capitale per essere riciclato.

Un progetto pluripremiato e apprezzato dai cittadini

Quello di Ekon è un nome noto a Varsavia.
La raccolta dei rifiuti avviene ogni giorno e i camioncini dell'associazione sono facilmente visibili nella periferia meridionale della capitale. «I varsaviani chiamano i nostri addetti alla raccolta małe mrówki (formichine, nda) perché lavorano duramente e sono sempre attivi, come nella favola di Esopo», spiega Jabłońska. «Ecco perché abbiamo scelto come simbolo del nostro servizio porta a porta proprio le formiche».
È grazie al progetto Eco Work che nel 2012 l'associazione è stata fra le candidate a divenire la compagnia europea dell'anno agli European Diversity Awards.
Nel 2014, invece, Ekon si è aggiudicata un riconoscimento della rivista Forbes come una delle migliori aziende sostenibili in Polonia.
AL CENTRO DI DUE DOCUMENTARI. Riconoscimenti che confermano quanto di buono fatto dall'associazione il cui futuro, a rischio tre anni fa per via di alcuni cambiamenti legislativi, non è oggi più a repentaglio.
Di recente, inoltre, il progetto è stato al centro documentari: il già citato Recycling of Souls e, l'anno passato, Unwasted Poland, docufilm del regista britannico Oliver Englehart trasmesso da Al Jazeera.
Due opere che danno spazio e voce ad alcuni degli addetti diversamente abili di Ekon, mostrando l'importanza rivestita dal lavoro nelle loro vite e l'interazione quotidiana fra colleghi all'interno dell'impianto.

Twitter @LorenzoBerardi

Correlati

Potresti esserti perso