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BANCHE E GIUSTIZIA 15 Giugno Giu 2016 1515 15 giugno 2016

BpVi, le toghe venete nel mirino del Csm

ESCLUSIVO. Caso BpVi, pronti gli accertamenti sui magistrati. Per valutare eventuali inadempienze. Adusbef chiede la riabilitazione del giudice Carreri.

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Una filiale della Banca popolare di Vicenza.

A Roma il disastro delle banche popolari ha iniziato ad avere delle ripercussioni.
La poltrona di Giuseppe Vegas, fino a poco tempo fa plenipotenziario della Consob, vacilla tra le denunce di Report, dei consumatori e il pressing del governo.
E mentre sulle responsabilità di Bankitalia si pronunciano in pochi, una novità arriva da un altro palazzo della Capitale.
L'ESPOSTO DI ADUSBEF E FEDERCONSUMATORI. Secondo quanto confermato da più fonti a Lettera43.it, il Consiglio superiore della magistratura (Csm) avrebbe aperto un fascicolo per accertare la correttezza dei comportamenti dei pm che in questi anni si sono occupati della Popolare di Vicenza o avevano la competenza per farlo.
La decisione sarebbe la conseguenza di un esposto presentato dalle associazioni Adusbef e Federconsumatori per denunciare «l'intollerabile sistema di corruzione, illegalità, omessa vigilanza di Consob e Bankitalia con le porte girevoli tra vigilanti e vigilati, coperture e complicità istituzionali della BpVi».
PADOAN: «VICENDE DI NATURA GIUDIZIARIA». Che qualcosa si stesse muovendo, lo si poteva intuire dalle parole pronunciate da Pier Carlo Padoan al festival dell'Economia di Trento.
Interpellato sullo sfascio degli istituti di credito veneti, l'inquilino di via XX settembre aveva dichiarato: «Non sta a me giudicare l'azione di autorità indipendenti, che sono estremamente ben gestite. Sulla confusione mi permetto di dissentire. A volte la confusione sta nel giudizio affrettato di chi pensa che alcune competenze debbano essere della vigilanza bancaria e non lo sono: mi riferisco ad alcune vicende di natura giudiziaria, che riguardano la magistratura».
«INFLUENZE SU TRIBUNALE E PROCURA». Da una parte, dunque, Padoan blindava l'autonomia delle authority e ne difendeva l'operato, attirandosi diffuse critiche.
Dall'altra sottolineava l'anomalia, già denunciata da questo giornale, delle vicende giudiziarie che ruotano attorno a BpVi.
Il Csm, quindi, ora potrebbe accertare se è vero o no quello che dice a Lettera43.it un profondo conoscitore dell'ambiente giudiziario del capoluogo berico: «A Vicenza i poteri forti hanno sempre avuto molta influenza sul tribunale e la procura, al punto da condizionare le nomine e i giudici graditi e sgraditi».

Quei magistrati in pensione nelle controllate di BpVi

L'ex presidente di Bpvi Gianni Zonin.

«È il minimo sindacale», si legge nell'esposto delle associazioni dei consumatori, «ed un preciso dovere delle istituzioni accertare la verità dei fatti giudiziari e le condotte di tutti i protagonisti che hanno disonorato le istituzioni (…) per evitare che tali episodi se non equamente sanzionati possano essere replicati e, tra qualche mese, altri possano seguire l'esempio fraudolento».
VERIFICHE OLTRE VICENZA? Con tutta probabilità, il Csm valuterà l'operato della procura e del tribunale berici e i loro rapporti con l'istituto di credito che era guidato da Gianni Zonin.
Ma l'esame potrebbe allargarsi anche oltre Vicenza.
Gli episodi su cui fare chiarezza sono diversi.
Nel marzo del 2008, ad esempio, l'Adusbef di Elio Lannutti aveva presentato un esposto alla procura sui «valori eccessivi» delle azioni di Popolare di Vicenza, a seguito delle segnalazioni di piccoli soci preoccupati per le possibili perdite che sarebbero potute scaturire se la banca avesse deciso di fissare, come poi è successo, il prezzo a 58 euro.
I VALORI GONFIATI DELLE AZIONI. Quei valori, infatti, risultavano nettamente gonfiati rispetto alle banche quotate sul mercato. E sarebbero stati nuovamente criticati e sanzionati da Bankitalia anche l'anno successivo.
E però nell'aprile del 2009 il pm di Vicenza Angela Barbaglio chiedeva l'archiviazione della denuncia, senza peraltro comunicarlo ai consumatori, e il gip Eloisa Pesenti accoglieva la richiesta.
L'associazione fece ricorso per il difetto di comunicazione, la Cassazione accolse e ordinò il riesame. Nuova archiviazione.
Tra 2012 e 2015, intanto, gli azionisti di BpVi aumentarono di 43 mila unità: comprarono i titoli a un prezzo ancora più alto, 62,5 euro, fissato dopo una perizia del professore della Bocconi Mauro Bini, oggi consigliere di minoranza nel Cda di Mediobanca. 'Vittime' che, secondo Adusbef, potevano essere evitate.
SANZIONABILI SOLO I MAGISTRATI IN ATTIVITÀ. La vicenda più controversa è tuttavia l'inchiesta per truffa, false comunicazioni sociali e conflitto di interesse, che ha visto Zonin e il consigliere delegato Glauco Zaniolo imputati, ma mai rinviati a giudizio.
Molti dei suoi protagonisti però sono già in pensione, a partire dall'ex procuratore capo di Vicenza, Antonio Fojadelli, che chiese l'archiviazione e oggi è consigliere della controllata di BpVi Nord Est Merchant Srl.
E anche Paolo Pecori, che svolse le funzioni di procuratore capo dal 2003 al 2005 e dal 2010 al 2012.
Pensionati sono pure i due sostituti procuratori di Venezia, Pietro Emilio Pisani e Elio Risicato, che contro le archiviazioni fecero ricorso, sostenendo che il falso in bilancio «era accertato», che il gup aveva «travalicato le sue funzioni», il primo, e che la decisione assolutoria era «illogica», il secondo. E il Csm può intervenire con valutazioni disciplinari solo sui magistrati in attività.
L'ECCEZIONE FURLANI. C'è però un'eccezione: Stefano Furlani, il giudice che archiviò le accuse a Zonin e di fatto non fece mai arrivare a processo l'ex presidente di BpVi, è ancora al suo posto a Vicenza.
E in attività sono anche i giudici della Corte di Appello di Venezia che alla fine gli diedero ragione confermando il non luogo a procedere: Alessandro Apostoli Cappello, oggi al tribunale di Padova, Elisa Mariani, ancora alla Corte di Appello, e Irene Casol, presidente di sezione del tribunale di Venezia.
Ma Manuela Romei Pasetti, allora presidente della Corte di Appello veneziana ed ex consulente del ministero della Giustizia, quindi la carica più alta del sistema giudiziario veneto (la cui nomina a presidente era stata peraltro bocciata dal Consiglio di Stato), ha lasciato la magistratura. E da pensionata siede da quattro anni come consigliere nel Cda di Banca Nuova, controllata di BpVi in Sicilia.

I consumatori: «Riabilitate completamente il gip Cecilia Carreri»

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, Roma, 8 Maggio 2013.

L'iniziativa del Csm, seppure importante soprattutto sul piano del messaggio istituzionale, rischia quindi di essere spuntata.
Ma i consumatori rivolgono comunque ai 'giudici dei giudici' una richiesta importante. E cioè la riabilitazione di Cecilia Carreri, il gip che si oppose alla richiesta di archiviazione di Fojadelli e ordinò l'imputazione coatta di Zonin, rilevando «una continua commistione tra interessi istituzionali della BpVi e interessi personali o societari del tutto estranei» e una sorveglianza «inadeguata».
Fu lei a spiegare, anni dopo, che il procuratore capo di Vicenza prima si assegnava le «inchieste più scottanti» e poi le chiedeva di «archiviar[le] per infondatezza dei reati», e a raccontare come un suo collega fosse spesso ospite di un «famoso imprenditore indagato per reati societari».
MANCINO: «È UN CAPRO ESPIATORIO». Pochi anni più tardi, Carreri fu sanzionata dal Csm e trasferita per aver «leso il prestigio della magistratura» dopo che i suoi colleghi scrissero una relazione in cui denunciavano il suo presunto assenteismo, poi smentito in toto da una sentenza del giudice del lavoro e da decine di certificati medici.
Il presidente della commissione disciplinare Nicola Mancino la definì «un capro espiatorio delle disfunzioni - vere o presunte - della magistratura e della giustizia».
Ma era il tempo dello scontro frontale tra toghe e politica e nella commissione, fa notare chi conosce le dinamiche di Piazza Indipendenza, siedeva anche Michele Saponara di Forza Italia.
SCHIACCIATA DAL GIOCO DELLE CORRENTI. Un bel paradosso, visto che la Carreri non apparteneva a nessuna corrente e ha più volte dichiarato di non essere di sinistra, ma forse proprio per questo è stata schiacciata dal gioco delle fazioni.
Al contrario, per esempio, Fojadelli tentò la strada della politica candidandosi col Pd a sindaco di Conegliano. L'ex giudice Carreri aveva lasciato la toga in autonomia prima di essere sanzionata ma, quando il tribunale del lavoro le ha dato ragione, ha chiesto il reintegro. E il Csm, ha spiegato la stessa Carreri a Il Giornale, ha risposto con un parere negativo, suggellato anche da un decreto del suo presidente, e cioè il capo dello Stato Giorgio Napolitano.
«È un dovere morale», chiedono ora al Csm Adusbef e Federconsumatori, «aprire una pratica per la sua completa riabilitazione».

Twitter @GioFaggionato

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