Manuela Migliaccio 160608171242
TESTIMONIANZA 16 Giugno Giu 2016 1444 16 giugno 2016

Storia di Manuela, paraplegica tornata a camminare

Manuela è paraplegica. Ma grazie all'esoscheletro ora cammina. E fa maratone: 15 km in 7 ore, record mondiale. A L43 si racconta. E lancia un appello a Renzi.

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Ha ricominciato a muovere i primi passi a 27 anni, ma poi non si è più fermata: cinque chilometri, poi sei, poi ha percorso oltre 10 chilometri in cinque ore, fino alla sua ultima sfida che le ha fatto portare a casa il record mondiale.
Manuela Migliaccio è una ragazza paraplegica di 31 anni. Sostenuta da un esoscheletro robotizzato è riuscita a camminare ininterrottamente per 15 chilometri in sette ore e 33 minuti.
«Dopo sei ore ho pensato che non ce l’avrei fatta e gli ultimi chilometri li ho fatti solo con la testa e con il cuore sostenuta da tutte le persone che hanno camminato con me e mi hanno incoraggiata», racconta a Lettera43.it. «Poi sono arrivata al traguardo, mi sono seduta e ho pianto. Ho voluto lanciare un messaggio: non arrendersi mai, non rassegnarsi. E ho dimostrato che è possibile».
L'INCIDENTE DEL 2009. Manuela è originaria di Napoli ma vive a Bologna, dove studia Veterinaria.
Nel 2009 era in vacanza in Grecia quando ha perso l’equilibrio scattando una foto da un muretto a strapiombo sul mare ed è caduta per otto metri, atterrando su una roccia che le ha lesionato il midollo spinale. «Non ho mai perso coscienza e la prima cosa che ho fatto è stato provare a muovere le gambe», ricorda, «ma niente, ho sentito subito che non riuscivo a spostarle. Il primo mio pensiero è stato “sono viva”, poi è arrivato tutto il resto».

Manuela Migliaccio, 31 anni. © Rodolfo Giuliani

Tre anni dopo torna a camminare. Grazie a un esoscheletro

Da allora Manuela ha perso l’uso delle gambe, ma tre anni dopo quel terribile incidente è tornata a camminare grazie all’aiuto di un esoscheletro, una sorta di “impalcatura intelligente” a batterie utilizzata in un centro di recupero e riabilitazione vicino a Lecco, Villa Beretta presso l'ospedale Valduce di Costa Masnaga, dove la stanno sperimentando.
Si tratta di un dispositivo nato per scopi militari negli Usa, poi trasformato da due ingegneri dell’Ekso in una macchina riabilitativa e importato dalla Emac di Genova.
COSTO DI 180 MILA EURO. È un’impalcatura esterna che avvolge il corpo ed è dotata di batterie che hanno un’autonomia di circa due ore. Pesa 21 chilogrammi e grazie a 15 sensori di pressione collocati sotto ai piedi permette di camminare: spostando il baricentro del corpo a destra Ekso recepisce lo spostamento e attiva il piede opposto e viceversa.
Attualmente è utilizzato in una dozzina di ospedali in Italia e costa circa 180 mila euro. Ma non è un’alternativa alla sedia a rotelle. «Rimane comunque un dispositivo nato per la riabilitazione e non è pensato per un utilizzo domiciliare, anche se si sta studiando un’apparecchiatura che lo permetta e che garantisca la massima sicurezza», precisa Claudio Ceresi, responsabile Riabilitazione Italia della Emac di Genova. «L’Italia è uno dei Paesi con i migliori centri di neuroriabilitazione nel mondo. I pellegrinaggi all’estero non hanno alcun senso. Tutto ciò che è possibile, qui si può fare».
«UN'EMOZIONE FORTISSIMA». «Guardando in internet sono venuta a conoscenza di questa tecnologia e ho scoperto che la utilizzavano in Brianza», dice Manuela, «così ho chiamato il centro e sono partita in auto da Napoli, dove ero tornata per amore dopo l’incidente».
Lì, per la prima volta dopo il dramma, si è alzata e ha mosso i primi passi: «Per un attimo ho respirato di nuovo in modo normale ed è stata un’emozione fortissima».
Seguita dall’equipe del dottor Franco Molteni, Manuela ha imparato in breve tempo a utilizzare il dispositivo e i risultati sono arrivati uno dopo l’altro.
LA PRIMA MARATONA IN SVIZZERA. Inizialmente l’obiettivo era quello di percorrere circa 700 metri in 18 sedute, ma poi le fisioterapiste che la seguivano hanno rilanciato. «Mi hanno detto: “Una ragazza inglese ha percorso 42 chilometri facendone tre ogni giorno durante la maratona di Londra, possiamo provare, usciamo dal centro”. Inizialmente era più una battuta, nessuno l’aveva presa sul serio».
Ma poi il medico ha dato il benestare: «Si può fare e possiamo lanciare un messaggio importante».
La sua prima maratona di cinque chilometri è stata a Lugano, in Svizzera, ma non ha tagliato il traguardo nei tempi previsti. «In Svizzera sono puntuali, quando sono arrivata l’arrivo era già stato smontato», ricorda. «Alla velocità a cui può andare l’esoscheletro, circa due chilometri orari, ci ho messo quattro ore invece di un’ora e 30 minuti, ma c’erano comunque tante persone ad aspettarmi».
Poi nel 2013 ha percorso oltre 10 chilometri in cinque ore battendo il record dell’israeliano Radi Kauf.

L'esoscheletro usato da Manuela. © Rodolfo Giuliani

«Senza i miei fisioterapisti non ce l'avrei mai fatta»

Dal 2014 Manuela si allena a Bologna grazie a un progetto di ricerca e a un dottorato che ha l’obiettivo di studiare l’impegno neuromotorio e sistemico derivante dall’utilizzo del dispositivo.
Voluto dall’ex rettore dell’Alma Mater Ivano Dionigi e dalla Facoltà di Medicina Veterinaria, poi condiviso dall’attuale rettore Francesco Ubertini, il progetto ha visto il coinvolgimento dei dipartimenti di Scienze Biomediche e Neuromotorie e di Scienze per la Qualità della Vita dell’Università di Bologna e della struttura ospedaliera lombarda.
TRE ALLENAMENTI A SETTIMANA. Per prepararsi alla sfida, Manuela si è allenata quattro ore al giorno per tre volte alla settimana, prima al centro universitario sportivo Record, affiancata da un dottorando e da alcuni studenti di Scienze Motorie, infine a Villa Beretta.
«Io ho fatto la fatica maggiore», spiega, «ma dietro c’è stato un vero e proprio lavoro di squadra». E questa volta si è preparata di più rispetto alla sfida precedente perché non più impegnata con gli allenamenti di paratriathlon, di cui è stata campionessa italiana nel 2013. «Al momento ho sospeso, la mia priorità è la laurea».
«UNO STIMOLO PER TANTE PERSONE». Sul lungomare di Rimini, quest’anno Manuela ha battuto il suo record. «Nel mondo solo io sono arrivata a tanto e per me è un grande risultato, ma devo ammettere che è stata più dura di quello che avevo immaginato. Ho sentito tanto sostegno e calore, quello dei due fisioterapisti che mi hanno accompagnata e senza i quali non ce l’avrei mai fatta, ma anche di tutte le persone che erano lì per me».
Professori, studenti, specialisti della struttura ospedaliera, responsabili dell’azienda Emac, amici ma anche camminatori e runner che affiancandola le hanno detto “grazie”: «Subito non avevo capito perché mi ringraziassero, ma poi ho compreso che vedere una ragazza in carrozzina che cammina può essere uno stimolo per tante persone».
L'APPELLO AL GOVERNO. Manuela abita da sola a Bologna e oltre ad allenarsi e a studiare all’Università, lavora anche a “L’altro spazio”, locale a misura di persone con disabilità, insieme a un collega sordo e a uno cieco.
Anche la sua vita sentimentale è come quella di tutti i suoi coetanei: «Faccio solo più selezione perché il rapporto è da subito più intimo e ci metto più tempo a fidarmi, ma posso assicurare che all’altra persona arriva quello che si trasmette. Io sono serena, sto bene con me stessa e cerco di fare capire che sono la stessa di prima, solo seduta. Ma per prima cosa lo devi sentire tu, solo così puoi trasmetterlo agli altri».
Non sa se in futuro potrà mai camminare normalmente: «Confido nelle staminali e spero che il governo finanzi la ricerca», dice.
Intanto però ha già in mente il prossimo traguardo. «Vorrei partecipare alla mezza maratona a New York», spiega. «Sono ventuno chilometri e si corre a novembre, dove il rischio pioggia è alto. Con l’esoscheletro non si può camminare sotto l’acqua perché può danneggiarsi, ma prima o poi la farò, in modo o nell’altro».

Twitter @Silviasantachia

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