STORIE 18 Giugno Giu 2016 1452 18 giugno 2016

Tony, l'ultimo guardiano del faro a Capo Santa Croce

Da 15 anni vive a Capo Santa Croce. È stato guardiano della lanterna fino al 2008. Ora lo fa gratis. Invalido e «abbandonato dal Demanio». La storia di Tony a L43.

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A Capo Santa Croce, nel territorio del comune di Augusta, in una delle punte più a Est della Sicilia, sulla costa che guarda la Grecia e a metà strada tra Catania e Siracusa, c'è un faro.
È lì dal 1856. Dovrebbe essere abbandonato, ma non lo è.
Negli edifici alla base della torre che segnala la costa ai naviganti, un tempo destinati a un centro di ricerca che non è mai decollato, vive Antonio Coria, 55 anni, per tutti Tony, l'uomo che da 15 anni fa la guardia a quel faro, ma che la Sicilia ha dimenticato.
ASSUNTO NEL 2001. Tony è stato assunto nel maggio del 2001 dall'Associazione centro ricerche marine. Per sette anni, fino al 31 dicembre del 2008, si è occupato di tenere pulita, in ordine e al sicuro la struttura.
Poi il Centro ricerche ha chiuso i battenti e lui si è trovato disoccupato. Ha preso i soldi del Tfr, circa 10 mila euro, e li ha investiti in una cooperativa di lavoro. Ma anche questa è fallita. Come il suo matrimonio, in quegli stessi giorni.

  • Il faro di Capo Santa Croce d'inverno.


Senza un posto dove andare, Tony è rimasto nel suo faro. E da lì non si è mai mosso. Continua a prendersene cura e, nel tempo libero, dipinge.
Ormai sono sette anni e mezzo che ci vive col suo cane e lavora gratis. Sostiene di aver diritto a «100 stipendi dalla regione Sicilia», perché gliel'ha detto un avvocato di Catania, ma non ne ha visto nemmeno uno. Perché, di fatto, continua a prestare pubblico servizio. Perché nessuno gli ha mai detto di andarsene dal faro. Lui si è persino autodenunciato per smuovere le acque. All'assessorato regionale per il Territorio e l'ambiente e all'ispettorato del lavoro.
Nessuna risposta. Nessuno gli ha mai chiesto di riconsegnare le chiavi.
«IL MIO È PUBBLICO SERVIZIO». «Io non posso lasciare il faro», racconta a Lettera43.it, «se lo faccio rischio pure un'incriminazione per interruzione di pubblico servizio».
Per dimostrarlo cita l'articolo 358 del codice penale: «Agli effetti della legge penale, sono incaricati di pubblico servizio coloro i quali, a qualunque titolo, prestano un pubblico servizio».
Da quel 31 dicembre 2008, la sua vita è precipitata ulteriormente. Già malato di diabete e ipertensione arteriosa, nel 2012 è stato colpito da un'ischemia cerebrale, si è fratturato la squama occipitale sinistra del cranio, e dall'epoca è invalido civile al 100%. È affetto da dislalia con afasia di tipo motorio, fa fatica a parlare, ma non si arrende.
«ABBANDONATO DAL DEMANIO». Sul cancello del 'suo' faro ha appeso cartelli che denunciano la sua situazione: «Silenzio è mafia»; «Collusi coprire scandalo»; «15 anni vergogna mai controlli dovuti dal Demanio».
Sì, perché da quando Tony è entrato nel faro, gli ispettori del Demanio, che è proprietario dei terreni e della struttura, si sono visti una sola volta, il primo anno, poi nulla.
In compenso, l'Agenzia l'ha inserito nel suo progetto 'Valore Paese Fari', invocando gli investimenti di privati per recuperare le strutture.
VIVE DI FRUTTA E VERDURA. Coria ha spostato la sua residenza al faro, e ha anche luce e telefono domiciliati lì.
Isee alla mano è nulla tenente, e vive con i 300 euro al mese dell'assegno d'invalidità dell'Inps. Sopravvive perché è vegano, compra la frutta in offerta e raccoglie personalmente le verdure andando nei campi.
Ha provato a chiedere aiuto ai patronati, ma ha trovato solo porte chiuse. Si è fatto prestare 400 euro dagli amici per anticiparli a un avvocato, e questo non ha presentato il ricorso. Ha scritto anche al governatore della Sicilia Rosario Crocetta, senza ottenere risposta.
Però continua ad amare il 'suo' faro. E a dipingerlo nelle sue tele.

Twitter @GabrieleLippi1

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