Carmelo Barbagallo 150910161032
LETTERA 23 Giugno Giu 2016 1354 23 giugno 2016

Uil, una dipendente licenziata scrive a Barbagallo

Rossella ha perso il lavoro da sindacalista per motivi economici. Ma per lei le cose sono andate diversamente. Ecco la lettera che ha scritto al segretario.

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Rossella Adelini è stata licenziata dalla Feneal Uil di Caserta ufficialmente per motivi economici.
Lei ha contestato i comportamenti della federazione ma il giudice ha respinto il ricorso, definendo il sindacato «organizzazione di tendenza». E l'ha condannata a pagare 1.250 euro di spese.
Così Rossella ha scritto una lettera ai vertici della Uil per denunciare quella che vive come una ingiustizia. Senza avere avuto fino a oggi risposta.
Noi l'abbiamo ricevuta e la pubblichiamo.

Egregio segretario Carmelo Barbagallo,

spero sia soddisfatto del ruolo che ha acquisito come segretario generale della Uil a 67 anni e di quello che ha fatto in Campania, a Caserta e particolarmente alla Feneal Uil e di conseguenza alla sottoscritta.
I fatti che sommariamente riporto, lei li conosce bene tutti in quanto artefice di ciò che avveniva.
Sa bene che buona parte della sua elezione è passata dalla Feneal Uil casertana... nell’aprile del 2013, fui contattata da un ingegnere di Caserta che mi comunicò che il segretario regionale della Feneal Uil, Luigi Ciancio, era stato incaricato dalla Feneal e dalla UIL nazionale e regionale di rimettere su la Feneal Uil di Caserta.
Voleva individuare dei giovani del posto per ricostruire la federazione provinciale incappata in gravi accuse da parte della magistratura.
La federazione aveva “ereditato” una dote ingente di denaro, pari a quasi 1 milione di euro, e questo, se da un lato dava la possibilità di programmare un progetto di rinnovamento, dall'altro rendeva Caserta sede ambita.
Ero titubante, lasciavo il certo per chissà cosa... e poi un sindacato?
Piena di paure decisi di osare. Fui assunta nel giugno con contratto part-time e a ottobre full-time. Oltre alla sistemazione della nuova sede, da subito iniziai l’attività sindacale e fui eletta, in fase straordinaria, tesoriera della federazione.
Il congresso straordinario si tenne a quattro mesi da quello ordinario.
Subito dopo, il 30 aprile 2014, smontarono la stanza che avevo occupato io fino a quel giorno e lo fecero senza avvisarmi: il segretario generale aveva ordinato di trasferire il suo ufficio senza una ragione apparente se non quella di umiliarmi.
In quella occasione ci fu uno dei tanti litigi con il segretario organizzativo (e non solo), il più grave, mi sentii male e la sera fui accompagnata dai miei genitori all’ospedale per una crisi d’ansia a cui ne seguirono altre.
Mi fecero occupare la scrivania della segretaria in maternità, cambiarono la password della mail, mi proibirono di girare sui cantieri se non accompagnata, mi abbassarono lo stipendio e mi ordinarono di non dare informazioni ai lavoratori, come se fossi una disonesta.
Con la nuova segreteria “imposta” per il congresso ordinario, la situazione per la sottoscritta diventò un incubo.
Svuotata di qualsiasi incarico, sono stata infine licenziata il primo agosto 2014 per motivi «economici».
Ho impugnato l’atto, voglio che la verità emerga: il mio licenziamento è stato ritorsivo.
Mi hanno licenziato per motivi economici. Ma come? Quando sono stata assunta io, gli unici a essere nella mia situazione erano la signora Asciolla (in seguito licenziata), segretaria, e il signor Cirillo (dimissionato) che, tra l’altro, fino all’arrivo del commissario, aveva lavorato con distacco sindacale.
Abbassavano il mio stipendio, alzando quello degli altri, mandavano bonifici ad altre federazioni, tra cui la Feneal di Benevento di cui era segretario generale proprio il nuovo segretario, prendevano
nuove auto, e chiudevano pendenze prelevando ingenti somme dalla struttura casertana.
E il nostro territorio? E i lavoratori?
Perché la Uil nazionale, e lei in particolare, ha preferito distrarsi?
Come sono usciti tutti questi soldi dalla casse di Caserta? E i lavoratori casertani che hanno pagato le quote servite per accumulare le risorse?
Mi chiedo: è mai possibile che un’organizzazione sindacale, nata a difesa dei più deboli e che dovrebbe promuovere e difendere democrazia, solidarietà e legalità, abbia comportamenti del genere? Possono fare ciò che vogliono?
Il giudice afferma che siete «organizzazioni di tendenza», così, ha respinto il mio ricorso condannandomi a 1.250 euro di spese. Assurdo! Oltre il danno di aver dovuto subire comportamenti al di fuori di ogni etica sociale, la beffa di essere licenziata e di essere condannata al pagamento delle spese.
Andrò avanti e non lo faccio solo per ciò che è accaduto a me ma anche per tutti coloro che lavorano onestamente e perché il sindacato, se fatto come si deve, è una cosa seria.
Nei pochi mesi in cui ho lavorato facevo il mio dovere in modo produttivo, realizzavo deleghe, partecipavo alla stesura di progetti per la categoria ed ero impegnata a promuovere un’immagine trasparente e sana
della federazione. Credo che tutto questo dovrebbe essere l’abc di chi fa sindacato.
Per tali motivi credo di aver diritto alla possibilità di raccontarle in prima persona i fatti accaduti, con tutti i suoi risvolti.
Sappia che non mollerò, non la darò per vinta a chi parla di diritti e dei lavoratori e agisce in modo opposto, pensando solo a garantirsi un lauto stipendio, i rimborsi spesa, i benefit e i trasferimenti per gli amici delle altre province.
Credo di aver diritto di conoscere i motivi reali del mio licenziamento.
In attesa di un incontro, le invio cordiali saluti.

Rossella Adelini

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