REAZIONI 24 Giugno Giu 2016 0758 24 giugno 2016

Brexit, le voci degli italiani nel Regno Unito

Lavoro, studio, casa e investimenti. Le preoccupazioni dei nostri connazionali trasferiti in Uk sperando in un'opportunità. E si sono ritrovati fuori dall'Ue.

  • ...

Londra, la mattina del 24 giugno.

«Lui era già sveglio e guardava il cellulare. Appena ho aperto gli occhi gli ho chiesto: 'Allora?'. E mi ha detto semplicemente: 'We're out', siamo fuori».
Carlotta viene da Bologna, ha una laurea triennale in Lettere classiche e sta finendo il master in Archeologia al Murray Edwards College di Cambridge. È arrabbiata e delusa, come il suo ragazzo che è inglese.
«È LA FINE DELL'UE?». «Ciò che temo di più», dice a Lettera43.it, «sono le ripercussioni economiche, non solo in Gran Bretagna. È l'inizio della fine dell'Unione europea?».
La cosa che la preoccupa di più è come questo evento influenzerà la sua vita. «Resto o vado?», ripete. «Tra quanto tempo me ne andrò? Dove andrò e che lavoro cercherò?».
Forse adesso è ancora troppo presto per avere delle risposte. E per capire se e quando cambieranno le leggi.
IL PESO DELL'INCERTEZZA. «Ora se sei qui da cinque anni e paghi le tasse hai la possibilità di richiedere la residenza...», spiega. Ma è l'incertezza a pesare. «E dire che mi ero trasferita in Uk per avere più opportunità... chissà, forse non ce ne saranno nemmeno qui».

Nessun cambiamento per i cittadini. Ma per chi voleva diventarlo?

Carlotta è una dei 500 mila italiani che hanno scelto di vivere nel Regno Unito. E che, in quanto cittadini europei, non dovrebbero avere troppe soprese.
LE RASSICURAZIONI DI CAMERON. David Cameron, dopo aver annunciato le dimissioni da primo ministro, lo ha confermato: «Non ci saranno cambiamenti immediati per i cittadini dell'Unione europea che vivono in Gran Bretagna e per i britannici che vivono in altri Paesi dell'Unione europea».
Più difficile però sarà per coloro che avrebbero voluto trasferirsi a Londra, per esempio. E che ora troveranno molti più ostacoli sulla loro strada.
Bisognerà trovare un lavoro prima di trasferirsi, per esempio. E non più partire all'avventura. Anche studiare nei college non sarà più una passeggiata, visto che probabilmente non si potrà più beneficare del prestito governativo.
OCCHI SULL'IRLANDA. Un pessimismo contagioso. Basta dare una occhiata ai Google trend nel Regno Unito: la ricerca 'Come prendere un passaporto irlandese' ha avuto una impennata del 100% nelle ultime ore.
E che si legge nelle parole che Davide lascia in inglese sulla sua pagin Facebook: «Non conosco nessuno per il Leave. Posso creare un nuovo Stato con i miei amici che hanno votato In e stare in Europa? Posso portare pizza e vino».

«Il Regno Unito non è solo Londra»

La sterlina ha toccato i minimi storici.

«Non ho paura di perdere il lavoro», dice Tommaso che lavora da qualche anno nella City, «ma mi sembra di vivere una situazione surreale».
Una cosa è certa: «David Cameron col referendum ha perso la faccia». Non solo. «Il problema è che i politici e il mondo della finanza pensano che il Regno Unito sia Londra e hanno basato l'economia degli ultimi decenni su questo assunto. Non considerano gli altri 50 milioni di persone in questo Paese».
ASSENZA DI LEGAMI EMOTIVI. Una sottovalutazione fatale, visto che «a votare per la Brexit sono stati soprattutto quelli per cui Londra è solo la capitale, quelli che con questa città non hanno alcun legame, se non quello affettivo ed emotivo con la regina e la famiglia reale».
Non a caso Londra, nonostante sia la città di Boris Johnson, ex sindaco e frontman della campagna del Leave, ha votato per il Remain.
Le percentuali parlano chiaro: nella capitale chi voleva restare nell'Unione europea ha toccato il 60% delle schede.
«Questa città», sottolinea Tommaso, «vive l'immigrazione e capisce l'importanza del multiculturalismo con cui è cresciuta. Per questo ha votato Remain».

«Nella nostra bolla non abbiamo mai pensato un risultato simile»

Due supporter del Remain.

La stessa percezione l'ha Silvia che lavora alla Tate Gallery. Lei sposata con un inglese ha votato Remain.
«Nella nostra bolla londinese di professionisti laureati non avevamo preso in considerazione per un solo momento che potesse vincere la Brexit», confessa. «Nessuno nella nostra sfera di amicizie era per uscire dall'Unione».
INVESTIMENTI A RISCHIO. Per questo i risultati arrivati all'alba sono stati una doccia fredda. «Preoccupazioni? Certo. Pensavamo di acquistare una casa o investire i risparmi che abbiamo ma ora con questa incertezza dovremmo monitorare la situazione costantemente per decidere che fare», spiega.
Senza ignorare «le ripercussioni sull'Europa. In Italia in particolare. E poi il lavoro e i miei diritti come cittadina europea a Londra».
«HO VISTO CLIENTI PIANGERE». «È una giornata triste e strana», aggiunge Amir. Iraniano, viveva a Milano e da un paio d'anni si è trasferito nella Capitale britannica dove continua a fare con successo l'hairstylist.
«La mia situazione è ok», assicura. «Ma stamattina ho visto due clienti piangere».
Lo stesso però non si può dire per i suoi colleghi: «Nel mio salone, otto su nove siamo stranieri...».
Chi invece aveva annunsato la vittoria degli anti-europeisti è Davide che da anni lavora nella finanza londinese.
«TEMO IL CONTRACCOLPO SULLA FINANZA». «Fino a qualche mese fa ero convinto che avrebbe vinto il Remain», dice a Lettera43.it. «Da metà maggio, però, seguendo i dibattiti in tivù e alla radio e parlando con le persone, quasi d'istinto ho pensato che il Regno Unitio avrebbe lasciato l'Ue».
Ora la sua preoccupazione principale riguarda «il contraccolpo sul settore finanziario», dove lavora. «I nostri clienti sono principalmente fondi di private equity che investono a livello europeo e credo che ci saranno delle conseguenze negative, anche se è difficile stimarne la portata a caldo».
Vero è che Jp Morgan ha già messo in guardia i propri dipendenti nel Regno Unito su un eventuale trasferimento all'estero.

La rabbia e la delusione dei giovani traditi dagli over-65

Un sostenitore del Leave.

È stato un brutto risveglio anche per Daniele e Pam. Lui italiano lavora negli effetti speciali, lei di origine thailandese con passaporto neozelandese e cittadinanza britannica presa meno di un anno fa è economista.
«ABBIAMO COMPRATO CASA. E ORA?». «Io sono qui da 5 anni», racconta Daniele, «e se le leggi non cambiano, tra due mesi dovrei avere la residenza permanente».
Ma, ammette, «la sensazione generale è di paura. Pam ha appena comprato casa e a Londra. Il mercato del mattone è salito vertiginosamente dal 2011. Gli investimenti ora potrebbero implodere e sarebbe un grosso problema».
Non sono più rosee le previsioni per quanto riguarda il suo lavoro.
«Considerando che l'industria degli effetti speciali si basa al 70% su forza lavoro non inglese», è il ragionamento, «e che è fiorita grazie a sgravi fiscali che date le nuove circostanze non so se potranno essere mantenuti non so davvero cosa succederà».
TRASFERIMENTI ALL'ESTERO. Nel The day after a farla da padrone sono la rabbia e la delusione.
«Molte amiche della mia fidanzata, inglesi e non», continua Daniele, «si sono alzate da letto piangendo. Il ragazzo di una di queste, un investment banker britannico, oggi ha chiesto formalmente di essere trasferito a Hong Kong».
Pare essere questo il trend dei giovani britannici. «Sono così delusi da voler lasciare il sistema», dice amaro Daniele.
Gli stessi giovani che per il 60% hanno votato Remain e sono stati 'traditi' dagli over 65 che con la medesima percentuale hanno scelto di lasciare l'Europa.

Twitter: @franzic7

Correlati

Potresti esserti perso