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LA PROTESTA 29 Giugno Giu 2016 0040 29 giugno 2016

I giovani anti-Brexit chiedono certezze

«È come se mi avessero diviso in due, la mia identità è spezzata. Vogliamo un futuro nell'Ue».

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da Bruxelles

I cartelli preparati dai giovani inglesi per la manifestazione anti-Brexit a Bruxelles.

Hanno votato per rimanere nell'Ue, perché sono inglesi, ma si sentono prima di tutto europei. A Bruxelles hanno trovato un lavoro, una famiglia, gli amici, una vita.
In Europa hanno sempre viaggiato come se fossero a casa. E anche per questo ogni volta che tornavano in quella vera, il Regno Unito, erano ancora più felici. Perché sapevano di poter tornare, restare o ripartire, senza mai sentirsi lontani, stranieri. «Invece ora è come se mi avessero diviso in due», racconta Edith a Lettera43.it, «sento che la mia identità è stata spezzata, it's broken».
Edith è di Sheffield, ha 26 anni e insieme a Jasmine di Londra e Phelcia di Winchester, vive da sei mesi a Bruxelles. Tutte e tre stanno facendo uno stage al Parlamento e alla Commissione e sino al 23 giugno erano entusiaste per questa nuova esperienza.
Ma con il referendum, «è inziato il nostro peggiore incubo», dice Phelcia, «la sera del voto siamo andate a letto con un po' di paura per il risultato, però eravamo convinte che alla fine la Brexit non ci sarebbe stata». Poi il 24 mattina, l'amaro risveglio: «Da allora non riesco a dormire, mi sembra assurdo quello che è successo», racconta Edith, «tutta la mia famiglia ha votato il Remain, e ora sono in ansia per il mio futuro».

Caroline: «Ora non mi riconosco più in questa Inghilterra»

Sono tanti i giovani preoccupati «non sappiamo cosa succederà ora», dice Phelcia. Per questo insieme a un centinaio di altri britannici il 28 giugno hanno deciso di protestare davanti al palazzo del Consiglio europeo, proprio mentre il loro primo ministro David Cameron partecipava al suo ultimo summit europeo e diceva davanti alle telecamere: «La Gran Bretagna lascerà l'Ue e non tornerà indietro».
Parole che i giovani inglesi non avrebbero mai voluto sentire e con le quali ora cercano di fare i conti: «Vogliamo soluzioni pratiche per andare avanti», spiega Caroline, 33 anni, «io sono metà italiana e metà irlandese, ma sono nata e vissuta a Londra, e mi sento davvero europea».
Caroline vive a Bruxelles da 8 anni, e non riesce a capire come mai il suo Paese abbia fatto questa scelta: «La cosa triste è che a scuola, a Londra, mi hanno sempre insegnato a vivere insieme agli altri, a rispettare le diverse culture, e ora non mi riconosco più in questa Inghilterra. Non vedo più quei valori dopo il risultato di questo referendum».
Un voto che però Caroline non vuole ignorare o cancellare: «Non chiediamo a Cameron di negare il referendum perché il popolo si espresso», ma non tutti hanno scelto la Brexit, «il 48% ha detto che vuole rimanere nell'Unione europea, e la sua voce deve essere ascoltata, chiediamo soluzioni concrete anche per noi».
In piazza Schuman, a Bruxelles, c'è una parte di quel 48% che spera di non diventare extracomunitaria, di non perdere una parte della propria identità.

Julia: «Un referendum di bugie, il parlamento non dovrebbe notificarlo»

Molti di loro sono amici, altri si sono ritrovati a lottare contro lo stesso fantasma, quello della Brexit. «Non in nostro nome», hanno scritto nei cartelli che sventolano davanti alle forze di sicurezza che presidiano il summit europeo, perché «il futuro appartiene alla gioventù britannica».
Una generazione nata e vissuta in Europa che all'Unione europea non vuole proprio rinunciare: 'Stand together' è il nome dell'iniziativa nata in modo spontaneo e condivisa su Facebook da chi vive sulla propria pelle le conseguenze della vittoria del Leave del referendum. E che ora trema all'idea di non vedere più sventolare la bandiera a 12 stelle insieme alla Union jack.
«Temo che il mio Paese diventi molto più insignificante a livello mondiale, ho paura per la gente più povera che ha votato per la Brexit, proprio perché saranno loro a soffrire di più per questa scelta», dice Julia, metà britannica, metà italiana lavora nelle istituzioni Ue, e vive a Bruxelles da anni.
Nella capitale europea Julia ha tanti amici britannici, ed è anche per loro che è scesa in piazza a protestare, ad esprimere sconforto, disappunto e frustrazione: «Dal 24 giugno tutti vivono nell'incertezza. Non sanno cosa succederà, sino a quando potranno rimanere e lavorare qui. Io per fortuna ho anche il passaporto italiano e posso restare».
Non è solo paura e delusione quella che provano i giovani britannici, ma anche tanta rabbia: «La cosa triste di questo referendum è che il fronte del Leave ha vinto sulla base di bugie», denuncia Julia, ed è per questo motivo che «il parlamento non dovrebbe notificare questo voto».

Twitter: @antodem

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