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IDENTIKIT 13 Luglio Lug 2016 1302 13 luglio 2016

Omar al-Shishani, il comandante ceceno dell'Isis

Chi è il capo dell'Isis ucciso. Membro dell'esercito georgiano prima di unirsi al jihad. Il padre: «Ma quale fede, lo fece per soldi».

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Tarkhan Batirashvili ai tempi della militanza nell'esercito georgiano e, a destra, nell'Isis.

La notizia va presa con le dovute cautele, dato che non è la prima volta che viene dato per morto
Ma stavolta Abu Omar al-Shishani, nome di battaglia di Tarkhan Batirashvili, considerato da molti il 'ministro della guerra dell'Isis', sembra non essere riuscito a sfuggire all'appuntamento col destino.
A comunicare la sua uccisione è stata infatti Amaq, agenzia che da tempo fa da megafono alle sorti dei jihadisti, rilanciata dal Site.
«MORTO DA MARTIRE». In particolare, Amaq ha riferito che al-Shishani è «morto da martire nella città di al-Shirqat», vicino a Mosul, nel tentativo di «fermare la campagna militare» contro la 'capitale' dello Stato islamico in Iraq.
Membro di spicco dello Stato islamico, di cui era comandante, unanimemente considerato «uno dei leader militari più influenti nelle forze di opposizione siriane», Tarkhan alias Omar, nato 30 anni fa al confine tra Cecenia e Georgia, ha un passato da combattente tra le fila dell'esercito georgiano, al quale si unì durante la guerra con la Russia, nel 2008.
LA MALATTIA E L'ARRESTO NEL 2010. Al termine del conflitto, per lui, arrivò il periodo più buio: prima si ammalò di tubercolosi, poi fu arrestato in un blitz nella casa in cui viveva con la sua famiglia.
Era il settembre del 2010. Teimuraz Batirashvili, padre di Tarkhan, ricorda bene quegli istanti: «Una notte fui svegliato da un rumore terribile», ha raccontato, «qualcuno stava battendo violentemente alla porta. Era la polizia. Un agente prese da sotto una panca una scatola piena di munizioni. 'Cos'è questa?', mi chiese. 'Non lo so', risposi, 'prima non c'era'». Tarkhan fu condannato a tre anni per possesso illegale di armi. Fu portato in prigione e lì, giura il padre, cambiò radicalmente.

Tarkhan Batirashvili ai tempi della militanza nell'esercito georgiano (2008) e, a destra, nell'Isis.

Il padre Teimuraz: «Ma quale fede? Se ne andò per soldi»

Sì convertì all'Islam e agli inizi del 2012, dopo essere rilasciato anzitempo per un'amnistia, partì per la Siria via Istanbul: «Qui non avete più bisogno di me», disse al padre.
Teimuraz, cristiano come i suoi antenati prima di lui, si trovava ora davanti a un figlio deciso ad abbandonare la sua casa e la sua terra per unirsi alla causa dei jihadisti, prima estranea. «Disse che doveva partire, che lo faceva per una questione di fede, ma io ero convinto che lo faceva per via della nostra povertà». E lo è tutt'ora: «I soldi non sono il motivo per cui adesso mio figlio porta avanti questa guerra, ma furono quello per cui ci lasciò».
UNA TELEFONATA IN DUE ANNI. Da quando se n'è andato, da quando è diventato Omar al-Shishani, Tarkhan ha chiamato il padre una sola volta.
Al telefono gli disse di essersi sposato con una donna cecena. «Ho una figlia ed è uguale a te, si chiama Sophia». Poi gli chiese se era ancora cristiano, se pregava ancora. Quando Teimuraz gli disse di sì, Tarkhan riattaccò. Da quel momento in poi, i due non si sono più visti né sentiti.
STRATEGA DELL'ISIS IN MEDIORIENTE. Omar al-Shishani fino a oggi era comandante dell'Isis, giunto ai vertici dell'organizzazione jihadista dopo la morte di Abu Abdul-Rahman al-Bilawi al-Anbari. Stratega dei successi militari in Medioriente, è comparso in diversi video, a differenza del leader iracheno dell'Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, che preferisce rimanere nell'ombra.
In uno tra i più recenti, Omar scandiva: «Il nostro obiettivo è chiaro e tutti sanno perché stiamo combattendo. Il nostro cammino è verso il Califfato. Noi ricreeremo il Califfato. E se Dio non lo renderà possibile gli chiediamo di concederci il martirio».

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