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17 Novembre Nov 2016 1713 17 novembre 2016

Cyber struttura, piccola guida attraverso i termini

Fake, ghost, Bot. Le "anomalie" dei social spiegate dall'esperto Cosenza.

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Ghost. Bot. Fake. Presunte strutture che si organizzano e muovono nella Rete dietro l'ordine di una altrettanto presunta occulta regia.
L'articolo di Jacopo Iacoboni su La Stampa sulla cyber propaganda del M5s non solo ha portato a una interrogazione parlamentare targata Pd, ma ha anche acceso un dibattito - che in Rete si è trasformato in una vera e propria shitstorm contro il giornalista - sul rapporto tra social, politica e informazione (o disinformazione).
L'ESEMPIO USA. Soprattutto dopo la vittoria di Donald Trump in Usa e l'uso spregiudicato che lo staff del tycoon ha fatto dei social media per demolire l'avversaria Hillary Clinton.
Ma i social sono così centrali per incidere sull'opinione pubblica e plasmarla?
Se negli Stati Uniti il 62% dei cittadini sostengono di informarsi via social media (Dati del Pew Research center), in Italia, secondo il Digital News Report 2016 di Reuters, tra coloro che si informano online il 36% predilige i social. La parte del leone la fa Facebook con il 54% mentre Twitter si attesta al 10%.


 

Gli algoritimi dei social per la maggior parte degli utenti comuni sono incomprensibili. Eppure ogni giorno migliaia di informazioni, battute, attacchi sono condivisi, retwittati, apprezzati senza sapere con chi - o cosa - si sta interagendo.
Per cercare di fare un po' di chiarezza tra account ghost, bot e fake Lettera43.it ha contattato Vincenzo Cosenza strategist e responsabile della sede romana di BlogMeter, società leader nell’analisi delle conversazioni in Rete e delle interazioni sui social media.
Ghost e bot (fatta eccezione per messenger) sono propri di Twitter. Anche se, spiega Cosenza, «teoricamente potrebbero ritrovarsi anche in altre piattaforme, come Facebook e Instagram».

Fake, i falsari dei social

Gli account fake, e cioè falsi, «sembrano riferiti a una persona», spiega Cosenza, «ma sono aperti da altri soggetti». In realtà, continua l'esperto, non sarebbero consentiti dalle piattaforme eppure popolano i social. «Si calcola che la loro percentuale vada tra il 6 e il 9% del totale».
Non è sempre facile distinguerli da quelli originali.

Ghost, i replicanti

Il ghost è «un account fotocopia», chiarisce Cosenza. «Significa che mima altri account dai quali risulta indistinguibile».
Tradotto, un account ghost posta in contemporanea gli stessi contenuti di un altro profilo, senza retwittarli, del quale riproduce tutte le interazioni.

Bot, i robot dei social

Il bot, abbreviazione di robot, è un programma che fa sì che un account posti contenuti e compia azioni in modo automatico. Sono bot, per esempio, i risponditori di alcune società su messenger.
Dietro, quindi, non c'è una persona, ma un software.
Il problema, fa notare Cosenza, può nascere se «una serie di bot creati ad hoc producono in modo massivo contenuti e messaggi», di fatto dopando le interazioni. E, naturalmente, se rilanciano account fake, notizie false o diffamatorie.
MANCA UNA REGOLA PRECISA. Anche per questo Twitter li guarda con sospetto, soprattutto se l'esperienza dell'utente risulta negativa. «Non c'è una regola precisa», chiarisce l'esperto, «di volta in volta si valuta e cerca di capire».
Resta il fatto che l'uso dei bot è sostanzialmente legittimo.
L'IDEA DI SALVINI. Matteo Salvini, per esempio, qualche tempo ha lanciato la campagna «diventa portavoce». In questo modo gli account dei sostenitori registrati erano abilitati a rilanciare i tweet del leader del Carroccio. Automatizzando, di fatto, parte della loro attività.
Per rendere veramente efficace l'azione dei bot in Twitter è necessario che questi abbiano un seguito altrimenti, spiega Cosenza, l'unico risultato ottenibile è portare un determinato hashtag in trending topic.
Per intenderci, il perfetto ghost, in grado di replicare in tempo reale l'intera attività di un altro account, è un bot.
 

Influencer, i guru del web

L'influencer è una persona reale che «posta contenuti originali e che in un certo ambito, settore o luogo della Rete, gode di una certa credibilità», dice Cosenza.
Il suo successo è spesso legato alla piattaforma su cui si muove. Per esempio non è detto che un influencer su Youtube abbia lo stesso seguito su Fb o Twitter.
Per determinare il peso di un influencer non basta il numero di follower, ma vanno considerate anche le interazioni che riesce a stabilire sul social.

Bridge, il pontiere

Pur non essendo influencer, il bridge (letteralmente ponte) è una figura importante nell'ecosistema dei social media.
Questi utenti si fanno ponti tra diverse community agevolando il fluire di argomenti verso nuove piazze virtuali in cui precedentemente non venivano discussi.

Social Network analysis, l'ermeneutica dei social

Permette di visualizzare i contatti in una determinata comunità, sia essa reale o virtuale.
In Rete, sottolinea Cosenza, «attraverso questo studio è possibile individuare gli influencer e le loro interazioni».
Di qui a dimostrare che il tutto sia retto da una regia però ce ne passa, mette in chiaro.
Così come è difficilissimo dimostrare se la Struttura - e cioè l'essenza dei social network - in realtà sia eterodiretta e ingegnerizzata.
 


Twitter: @franzic76

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