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CAPIRE LE NOTIZIE 18 Novembre Nov 2016 1845 18 novembre 2016

Ibernazione: tecnica, numeri e business in sei punti

Costi, dubbi e potenzialità di una frontiera controversa.

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(© Ansa) Sono oltre 200 le persone nel mondo che hanno scelto di sottoporre il proprio corpo a un trattamento di crioconservazione

Js aveva 14 anni e non voleva morire. Così ha chiesto e ottenuto di poter far congelare il suo corpo poco dopo il decesso, nella speranza, un giorno, di poter essere risvegliata e curata dal cancro.
La storia dell'adolescente che nel Regno Unito è stata sottoposta a un processo di crioconservazione ha alzato il livello di interesse su una tecnica ancora tutta da scoprire, che costa tanto e non dà alcuna certezza di riuscita. Andiamo a scoprire, punto per punto, come funziona, quanto vi hanno già fatto ricorso, com'è la situazione in Italia.

1. Conservato a -196 gradi

La criogenesi è una controversa tecnica che si basa originariamente sull'idea di poter conservare a lungo un corpo a temperatura bassissima, rallentandone le funzioni vitali gradualmente.
Ma l'obiettivo vero è quello di mantenerlo in condizioni sostanzialmente intatte nella speranza di poterlo poi rianimare in un ipotetico contesto di ricerche più avanzate.
TUTTO IL CORPO O SOLO IL CERVELLO. È possibile criopreservare sia il corpo intero che solo il cervello. La procedura idealmente inizia appena il cuore smette di battere e prima che sia dichiarata la morte cerebrale. Una volta che la morte viene accertata legalmente, la testa del paziente deve essere portata entro due minuti a una temperatura di -96 gradi centigradi.
Prima di portare il corpo a -196 gradi, la temperatura dell'azoto liquido, il sangue viene sostituito da una sostanza che protegge dalla principale controindicazione della tecnica, il congelamento dell'acqua nelle cellule. Il corpo viene conservato a testa in giù nei tewar, delle cisterne che contengono appunto azoto liquido, in attesa di essere 'scongelato'.
NON ESISTE TECNICA PER LO SCONGELAMENTO. Al momento, precisano i siti delle compagnie, le tecniche non permettono di riportare in vita i corpi crioconservati. Nelle previsioni più ottimistiche questo sarà possibile in 50 anni, secondo altri non prima di 200-300 anni. Nel contratto le aziende si impegnano comunque a conservare i corpi finchè non sarà possibile.

2. Nessuna garanzia di riuscita

Molti esperti sostengono che non ci sia alcuna garanzia che il trattamento funzioni. D'altra parte, organi come il cuore e i reni, al termine di un processo di congelamento e scongelamento, non sono mai risultati indenni. Difficile pensare che possa accadere per un intero corpo
«SOLO UNA SCOMMESSA». In questo momento far congelare il proprio corpo dopo la morte è soltanto «una scommessa», ha spiegato Roberto Amici, docente di Fisiologia dell'Università di Bologna, «bisogna distinguere tra l'ibernazione, un processo per cui un organismo vivo portato vicino agli zero gradi può risvegliarsi grazie a meccanismi che ancora non conosciamo, e la crioconservazione, cioè il congelamento di un cadavere. Con questo secondo procedimento succede che si bloccano i processi di degradazione dopo la morte, ma ora non esiste la possibilità di resuscitare un morto, quindi non possiamo pensare di scongelare i corpi per farli rivivere. Non sappiamo nemmeno in che condizioni un organismo umano congelato possa ritrovarsi dopo, e quindi non sappiamo se sarebbe nelle condizioni di essere resuscitato senza danni neanche in futuro».
«SCENARI INQUIETANTI». Quella di chi si fa congelare, sottolinea Amici, è più che altro una scommessa. «È una scommessa ipotetica e futuribile che apre scenari inquietanti», ha spiegato, «in questo momento la tecnologia non dà speranze, e poi si può ragionare sul significato che può esserci nel risvegliare cadaveri fra 200 anni, magari in un mondo sovrappopolato. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole col proprio corpo e con i propri soldi, ma anche ammesso che sappiamo ottimizzare la conservazione non sappiamo cosa fare una volta che il corpo è a temperatura normale. Ripeto, un conto è l'ibernazione, una procedura utile ad esempio in chirurgia o che si sta studiando per i voli spaziali molto lunghi, che è ben diversa da questa tecnica».

3. Costi dagli 80 mila dollari in su

I costi della procedura sono molto elevati. Ad oggi il servizio di crioconservazione è offerto soltanto da due strutture statunitense e una russa a prezzi che si aggirano tra i 150 e i 200 mila dollari. In alcuni casi, se la tariffa è troppo elevata, si può crioconservare solo la testa per circa 80 mila dollari
UN CONTRATTO PER LA CESSIONE DEL PROPRIO CORPO. Si stimano almeno 250 persone che hanno investito cifre consistenti per sottoporre il proprio corpo alle tecniche di crioconservazione negli Stati Uniti. Quando la decisione è presa si stipula una sorta di contratto per la cessione del proprio corpo all'associazione responsabile dell'intervento.

4. In tutto il mondo ci sono 337 persone crioconservate

Attualmente sono 337 le persone che si sono fatte crioconservare nel mondo. Il conteggio è riportato dai siti delle tre società, una russa e due statunitensi, che nel mondo offrono questo servizio. Ecco le principali caratteristiche della tecnica.
IBERNATI ANCHE ANIMALI. Attualmente i corpi sono conservati dalla Alcon e dalla Cryonics, due compagnie Usa, e dalla KrioRus, che invece è russa, ma in tutto il mondo ci sono agenzie che offrono il servizio di trasporto a cui ci si può rivolgere. Cryonics e KrioRus prevede la crioconservazione anche per gli animali.
Ai pazienti già congelati si aggiungono oltre 2 mila persone che hanno stipulato il contratto per essere crioconservati dopo la morte. La persona più giovane che ha avuto accesso alla tecnica è Matheryn Naovaratpong, malata di tumore al cervello, che i genitori hanno fatto ibernare a due anni.

5. Meno di 10 italiani

In Italia sono meno di 10 le persone che hanno sottoscritto un contratto per ibernare il proprio corpo, otto quelle riportate sul sito di Cryonics. Tra quelli di cui si conosce la storia c'è Aldo Fusciardi, probabilmente il primo nel nostro Paese, morto nel 2012. Un 50enne di Rimini, malato di cancro e morto nel 2015, ha deciso di far conservare il proprio corpo nella speranza che si trovi una cura al tumore.
L'ultima persona crioconservata in Russia è Cecilia Iubei, un donna di Viterbo morta ai primi di febbraio del 2016.
NESSUNA LEGGE LO VIETA. Nel nostro Paese non esiste per ora alcuna regolamentazione, ma il ministero della Salute ha chiarito in passato che nessuna legge vieta di ricorrere all’ibernazione. Gli scienziati sono convinti: in futuro ci saranno sempre più persone che sceglieranno l’ibernazione.

6. Un potenziale business anche in Italia

È calabrese l'azienda che trasporta i corpi congelati dall'Italia a Mosca attraverso voli aerei di linea, come bagagli da stiva.
La 'Polistena human criopreservation', ha al suo attivo nove clienti. Due dei quali hanno già utilizzato il servizio, facendosi ibernare dalla KryoRus, società russa di crioconservazione.
Alcuni mesi fa, invece, è toccato ad una 76enne di Viterbo.
LA KRYORUS HA UN SOCIO ITALIANO. I primi a fiutare il «business della resurrezione» in Italia sono stati un facoltoso imprenditore del centro Italia, socio della KryoRus, e Filippo Polistena, titolare di un'agenzia calabrese di Pompe Funebri che ha fondato la 'Polistena human criopreservation' e per il quale «le criobanche saranno le banche del futuro». «I contratti per la cosiddetta 'sospensione' dopo la morte legale sono in aumento e noi abbiamo l'esclusiva europea sul trattamento e spedizione corpi», ha spiegato Polistena, «le richieste che ricevo, anche per quanto riguarda semplici informazioni, arrivano soprattutto da persone del Centro-Nord Italia, dai 50 anni in su. Siamo addetti al trasporto di corpi in tutto il Paese verso la Russia da due anni. Nell'arco di massimo tre ore raggiungiamo il luogo, poi sistemiamo il corpo nel ghiaccio secco e in due giorni arriva a Mosca attraverso un semplice volo di linea, viaggiando come bagaglio speciale. Infine viene immerso dalla KryoRus nell'azoto liquido».

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