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18 Novembre Nov 2016 1210 18 novembre 2016

Ibernazione umana, le cose da sapere tra realtà e fantascienza

Via libera a una 14enne morta di cancro. Dubbi e  tempi della crioconservazione.

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(© Ansa) Sono oltre 200 le persone nel mondo che hanno scelto di sottoporre il proprio corpo a un trattamento di crioconservazione

Nel Regno Unito una storica sentenza ha permesso a una 14enne, malata di cancro, di ottenere il lasciapassare affinché il suo corpo fosse ibernato una volta sopraggiunta la morte.
Con la  speranza di essere un giorno «risvegliata» e guarita con nuove cure.
L'ibernazione post-mortem della ragazza è stata autorizzata in via definitiva da un giudice dell'Alta Corte di Londra, col consenso della madre e contro il volere del padre.
Il verdetto, emesso poco prima del decesso della ragazza a ottobre, è stato reso pubblico solo ora dopo, che il corpo, portato negli Stati Uniti, è stato congelato tramite «criogenesi».
SPERANZA NEI PROGRESSI SCIENTIFICI. Ma di cosa si tratta esattamente? La criogenesi è una controversa tecnica che si basa originariamente sull'idea di poter conservare a lungo un corpo a temperatura bassissima, rallentandone le funzioni vitali gradualmente.
Ma l'obiettivo vero - al centro anche delle trame di numerosi film e libri a sfondo più o meno fantascientifico - è quello di mantenerlo in condizioni sostanzialmente intatte nella speranza di poterlo poi 'rianimare' in un ipotetico contesto di ricerche più avanzate.
NON OLTRE 15 MINUTI PER L'INTERVENTO. Si procede in questo modo: una volta che la morte viene accertata legalmente, la testa del paziente deve essere portata entro due minuti a una temperatura di -96 gradi centigradi. Devono trascorrere poi tra i due e i 15 minuti per avviare il processo vero e proprio. Il sangue drenato dall’organismo dopo un'iniezione che impedisce la formazione di coaguli per poi essere sostituito con speciali sostanze chiamate crioprotettori, che sostituiscono l’acqua presente nell’organismo e impediscono che si formino cristalli di ghiaccio che provocherebbero danni alle cellule del paziente. La temperatura viene quindi abbassata progressivamente con estrema lentezza, fino a raggiungere i -196 gradi centigradi. Il corpo viene quindi posto a testa in giù in un silo d'alluminio pieno di azoto liquido.
NESSUNA CERTEZZA SULL'EFFICACIA. Molti esperti sostengono che non ci sia alcuna garanzia che il trattamento funzioni. D'altra parte, organi come il cuore e i reni, al termine di un processo di congelamento e scongelamento, non sono mai risultati indenni. Difficile pensare che possa accadere per un intero corpo
COSTI TRA 150 MILA E 200 MILA EURO. I costi della procedura sono molto elevati. Ad oggi il servizio di crioconservazione è offerto soltanto da due strutture statunitense e una russa a prezzi che si aggirano tra i 150 e i 200 mila dollari. In alcuni casi, se la tariffa è troppo elevata, si può crioconservare solo la testa per circa 80 mila dollari
Si stimano almeno 250 persone che hanno investito cifre consistenti per sottoporre il proprio corpo alle tecniche di crioconservazione negli Stati Uniti. Quando la decisione è presa si stipula una sorta di contratto per la cessione del proprio corpo all'associazione responsabile dell'intervento.
IN ITALIA POCHISSIMI CASI. In Italia sono meno di 10 le persone che hanno sottoscritto un contratto per ibernare il proprio corpo. Tutti si sottoporanno al trattamento negli Stati Uniti. Nel nostro Paese non esiste per ora alcuna regolamentazione, ma il ministero della Salute ha chiarito in passato che nessuna legge vieta di ricorrere all’ibernazione. Gli scienziati sono convinti: in futuro ci saranno sempre più persone che sceglieranno l’ibernazione.
L'ESPERTO ITALIANO: «UNA SCOMMESSA». In questo momento far congelare il proprio corpo dopo la morte è soltanto «una scommessa», ha spiegato Roberto Amici, docente di Fisiologia dell'Università di Bologna, «bisogna distinguere tra l'ibernazione, un processo per cui un organismo vivo portato vicino agli zero gradi può risvegliarsi grazie a meccanismi che ancora non conosciamo, e la crioconservazione, cioè il congelamento di un cadavere. Con questo secondo procedimento succede che si bloccano i processi di degradazione dopo la morte, ma ora non esiste la possibilità di resuscitare un morto, quindi non possiamo pensare di scongelare i corpi per farli rivivere. Non sappiamo nemmeno in che condizioni un organismo umano congelato possa ritrovarsi dopo, e quindi non sappiamo se sarebbe nelle condizioni di essere resuscitato senza danni neanche in futuro».
«UN FUTURO CON SCENARI INQUIETANTI». Quella di chi si fa congelare, sottolinea Amici, è più che altro una scommessa. «È una scommessa ipotetica e futuribile che apre scenari inquietanti», ha spiegato, «in questo momento la tecnologia non dà speranze, e poi si può ragionare sul significato che può esserci nel risvegliare cadaveri fra 200 anni, magari in un mondo sovrappopolato. Ovviamente ognuno è libero di fare quello che vuole col proprio corpo e con i propri soldi, ma anche ammesso che sappiamo ottimizzare la conservazione non sappiamo cosa fare una volta che il corpo è a temperatura normale. Ripeto, un conto è l'ibernazione, una procedura utile ad esempio in chirurgia o che si sta studiando per i voli spaziali molto lunghi, che è ben diversa da questa tecnica».

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