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18 Novembre Nov 2016 1111 18 novembre 2016

L'anti-politica spingerà i giovani alla lotta armata

Se non si disinnesca questo clima d'odio, l'Italia rischia di tornare agli Anni di piombo.

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Una protesta davanti a Montecitorio.

Non capisco chi tenta di ridimensionare la frase terribile di Vincenzo De Luca su Rosi Bindi. Non è frutto del cattivo carattere né, come alcuni addirittura sostengono, espressione dell’intercalare meridionale («te possino accide!»).
È una frase criminale. Lo scrivo pur non avendo condiviso la criminalizzazione di De Luca, avendo riso delle sue battute soprattutto davanti all’imitazione di Maurizio Crozza.
L'argomento che voglio proporre all’attenzione, con molta prudenza e senza indicare colpevoli specifici, è più stringente. Scrivo subito che questo tema non riguarda gli oppositori di Matteo Renzi, i capi e i seguaci del 'No' né le intemperanze di el premier e dei suoi supporter. Ciascuno di questi porta una propria parte di responsabilità nell’aver creato un clima che può favorire la rinascita dell’idea che la politica non ha più spazio e che la rivolta, oltre a essere necessaria, si deve fare con altri mezzi.
LINGUAGGIO POLITICO FUORI CONTROLLO. Da gran tempo, almeno dai “fucili” di Umberto Bossi, il linguaggio politico ha superato ogni limite.
La storia dice che Silvio Berlusconi prese milioni di voti proclamando l’arrivo del comunismo e dei cosacchi in tempi in cui dappertutto si scioglievano come burro fuso tutti i partiti comunisti.
La storia dice che l’antiberlusconismo si è trasformato in una caccia all’uomo che ha superato la legittima critica al tycoon per diventare odio e propalazione di odio. Ben prima di lui un altro leader fece il pieno dell’accanimento demonizzante e, inseguito da magistrati che avrebbero voluto arrestarlo, se ne andò fuori dall'Italia dove, mal curato, morì. Parlo di Bettino Craxi.
Ciascuna di queste affermazioni sarà contestata da bossiani e antibossiani, da berlusconiani e anti-berlusconiani, da craxiani e anti.
GRILLO, L'APICE DELLA VIOLENZA VERBALE. Qui, in questo Paese, tutti tirano pietre e tutti nascondono la mano.
Il massimo della violenza verbale, fino alla caccia all’uomo, si è raggiunto con Beppe Grillo e il suo movimento. Armati di male parole fino ai denti, hanno contribuito non a moralizzare l'Italia ma a indebolire l’idea della sua riformabilità. Un giornalismo opportunista e accattone gli ha tenuto bordone e ha demolito ogni figura che cercava di rappresentare lo Stato. Sono stati sul punto persino di accusare Giorgio Napolitano, politicamente criticabile, di esse dentro storie di tipo mafiose. Da Calamandrei a Ciancimino.

Col referendum si sta superando ogni soglia della decenza

(© Ansa) Il corteo degli studenti napoletani, nel giorno dello sciopero generale, contro le politiche del governo Renzi.

Il referendum sta superando ogni soglia. Questo è un Paese in cui non si combattono battaglie politiche normali, anche se accese. Ogni battaglia è fatta in nome della democrazia e ogni avversario è un attentatore della democrazia. Figuriamoci una battaglia sulla riforma della Costituzione.
I sostenitori della riforma hanno diviso subito i buoni e i cattivi, indicando negli oppositori un coagulo dei conservatori. Quelli del 'No' hanno chiamato alla battaglia antifascista (malgrado Casa Pound).
UNA DELLE BATTAGLIE PIÙ BRUTTE DI SEMPRE. Berlinguer, Calamandrei, Terracini, uomini probi e simboli di un’Italia per bene e non violenta, sono stati ingaggiati nella guerra verbalmente più violenta della storia repubblicana.
Qui vengo al punto che mi agita assai. So che è un salto che può ferire. Il terrorismo rosso ebbe in un clima arrabbiato il focolaio di cottura. Quante biografie di ex terroristi abbiamo letto in cui si raccontava come, per difendere una Resistenza tradita, per creare alternative a un Pci diventato geneticamente di destra, si creò la situazione che contribuì a spingere giovani senza speranza a fare politica senza la politica ma con le armi?
Io non son fra quelli che non hanno mai creduto alla formula delle “sedicenti Brigate Rosse” (erano rosse), né al fatto che fossero eterodirette da centrali spionistiche.
Tutto ci può stare. La verità storica è che in un periodo specifico della vita pubblica italiana un gruppo via via più ampio di italiani decise di passare al linguaggio armato, praticandolo o coprendolo. Molte aree di fiancheggiatori insospettabili sono rimaste al coperto in tutti questi anni. Andrebbe fatta una statua in ogni citta per Guido Rossa, vero eroe italiano, come per altre battaglie statue andrebbero erette per Giorgio Ambrosoli. Eroi normali.
IL PERICOLO DI UNA DERIVA VIOLENTA. La relazione fra un clima incandescente in cui ogni avversario è un nemico e ogni amico non allineato è un avversario, può spingere moltissimi giovani a pensare che le strade della politica sono talmente piene di detriti che è meglio trovarne altre. Violente. Ho la certezza che il capo della polizia e i servizi sapranno tenere gli occhi e le orecchie aperte.
Ho purtroppo la certezza che nessun leader politico avverta questo pericolo. Io lo dico ad alta voce: più sosterrete che ci sono nemici invece che avversari più giovani spingerete alla violenza armata.
È un appello che faccio al premier e ai suoi eccellenti avversari. Come uomini di Stato hanno l’obbligo di disarmare lo scontro e di farlo immediatamente.
Non c’è vittoria che valga la pena di raccogliere facendo correre questo rischio al Paese e ai nostri già sfortunati giovani.
Siate responsabili. Fate finta di essere italiani veri.

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