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18 Novembre Nov 2016 1834 18 novembre 2016

Post-verità, Ghioni: «La Rete non è colpevole»

Propaganda e disinformazione sono sempre esistite. Per l'ex hacker Ghioni è inutile accusare il web. «Il problema è l'istruzione occidentale».

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Fabio Ghioni, uno degli hacker più celebri d'Italia.

«Un post non è cattivo, è chi lo legge e ci crede ciecamente che è coglione».
Parola di Fabio Ghioni, ex hacker e ora consulente strategico, che ridimensiona drasticamente il dibattito sulla post verità e sulla disinformazione, più o meno pilotata e consapevole.
IL PROBLEMA È L'UTENTE. Il problema, per Ghioni, è a monte. Nell'utente e non nel mezzo. Nella «gente che si accontenta della post-verità», spiega a Lettera43.it. Che posta e condivide articoli leggendo solo il titolo, senza interrogarsi sulla fonte. Utenti che sono il frutto e l'espressione di quella «post-cultura» generata dal «fallimentare sistema di istruzione occidentale».
Un sistema, continua, «che ha sfornato umani da teleguidare in base alle regole del consumo». E che ora si indigna e si rivolta, in fin dei conti, contro se stesso. 
Per invertire la tendenza, è il ragionamento, bisogna agire «su chi legge, istruirlo, trasformarlo in essere senziente».

«La propaganda ha solo occupato altri mezzi»

La propaganda, insomma, ha solo traslocato. Ha occupato altri spazi, altri mezzi. Ha messo a punto le tattiche offerte dall'era digitale.
«Ora si parla di profili bot, profili drone sui social e via mail», fa notare Ghioni, «ma è almeno un decennio che esistono nel marketing e nella comunicazione politica. E non costituiscono reato».
Così dai cartelloni in autostrada «si è passati ai social» che hanno una maggiore risonanza e un pubblico più ampio. Nessuno scandalo, quindi.
IL BAR SI È FATTO VIRTUALE. «Se un po' di tempo fa si seguiva il tizio al bar, ora lo si segue su Facebook», aggiunge l'ex hacker, «il bar è diventato virtuale».
Sul fatto che i social «abbiano spalancato una voragine incredibile» non ci piove.
Bufale, notizie infondate, offese occupano le bacheche di tutto il mondo. «Basterebbe ignorarle e considerarle criticamente per quello che sono e andarer avanti », allarga le braccia Ghioni.
Senza contare che la diffamazione è penalmente perseguibile. Sempre. Sia che il responsabile usi 140 caratteri sia che usi il mezzo televisivo. Vero è che se a offendere è un bot, risalire a una identità reale diventa più complicato.
L'ETÀ DEL SENSAZIONALISMO. Ghioni punta il dito contro una informazione sensazionalistica. «Le balle non sono solo veicolate dai social, ma anche dai telegiornali». Con la differenza che per quanto sempre più persone si informino via Facebook e Twitter, la prima fonte di informazione resta pur sempre la televisione.
Di più: si è persino innescato un cortocircuito per cui i social diventano acriticamente fonti per l'informazione mainstream. E non solo.
«Una volta», ricorda ridendo, «nel retro di un dvd tra le recensioni tratte dai grandi quotidiani internazionali ne ho letta una che recitava: 'Un capolavoro'. Non era stata presa dal New York Times, ma da Twitter. Sì da un pirla che aveva visto il film e lo aveva commentato sul social».

Oggi la bufala è a portata di tutti

Allo stesso modo, «il solito pirla può creare una viral news perché ora le tecniche di marketing sono accessibili a tutti. Basta aprire un piccolo blog, citare una fonte credibile che non si prenderà mai la briga di smentire come la Nsa, per esempio. E poi pubblicare e viralizzare il tutto con un titolo acchiappa-clic e qualche riga di corredo. Se necessario spendere qualche euro per una sponsorizzazione su Fb o qualche follower su Twitter. Ed ecco che la bufala è servita».
Informazione, disinformazione e propaganda sono nate prima della Rete e del web.
SENZA VERITÀ. Il rischio per la democrazia c'era prima e c'è adesso. E, 'banalmente', coincide «con la mancanza di verità». È questo «il mezzo di controllo» più efficace, spiega ancora l'ex hacker.
Ma la colpa non sta nella Rete, né tantomeno nei social, ma nell'uso che se ne fa.
Facebook e Twitter, poi, perseguono «interessi esclusivamente economici».
E nessuno, è il sospetto, gradisce «la formazione di umani in grado di pensare con la loro testa».

 

Twitter: @franzic76

 

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