Franco Moscetti
21 Novembre Nov 2016 0800 21 novembre 2016

Il mio saluto a tutti i lettori di Lettera43.it

L'impegno al Sole 24 Ore mi costringe a interrompere la collaborazione settimanale.

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Cari lettori di Lettera43.it, come forse ormai noto a molti di voi, martedì scorso, 15 novembre 2016, sono stato nominato amministratore delegato del Gruppo Il Sole 24 Ore. Ragioni di correttezza mi obbligano quindi a interrompere la mia collaborazione con L43 iniziata nell’ottobre 2014 e per la quale ho scritto ininterrottamente per 100 settimane un articolo su temi di varia natura. Ci tengo a ringraziare tutti i lettori che mi hanno seguito in questo periodo e naturalmente ringrazio il direttore della testata Paolo Madron per avermi offerto questa opportunità.

SCRIVERE, UN'ESPERIENZA CHE MI HA DATO MOLTO. Ho imparato molto da questa esperienza. All’inizio l’ho affrontata con molta curiosità e anche con una forte motivazione. Chi, come me, ha quasi una necessità fisiologica di esprimere e confrontare le proprie idee con gli altri per la prima volta aveva a disposizione uno strumento adeguato per poterlo fare. Non sono un giornalista né ho mai avuto l’ambizione di volerlo diventare, ma sperimentare la possibilità di esprimermi con un linguaggio semplice - quello cioè che, almeno personalmente, vorrei venisse utilizzato quando sono nei panni del lettore - era una esperienza che volevo provare. Ho ricevuto naturalmente consensi e dissensi, critiche e complimenti, come è normale che sia in una democrazia evoluta. Chi mi ha seguito credo che possa darmi atto della mia moderazione. Ho sempre detto: «secondo me» oppure «io credo», cercando di stimolare una riflessione e lasciando poi al lettore la possibilità di formarsi la propria opinione sul tema trattato. Devo dire che la moderazione oggi non va molto di moda. Come spesso ho scritto, è difficile confrontarsi su idee contrapposte. Normalmente l’interlocutore che la pensa diversamente è un nemico da abbattere e quindi la priorità è quella di avvelenare il pozzo del vicino non rendendosi conto che alla fine berremo tutti acqua avvelenata. Di questi tempi finire nel tritacarne mediatico è un gioco da ragazzi e io me ne sono reso conto sia durante l’esperienza a Lettera43.it sia con la mia nomina ad amministratore delegato del Sole 24 ore.

ANCHE IO HO SUBITO UNA GOGNA MEDIATICA. Appena si è sparsa la notizia della mia candidatura sono stato vivisezionato “in via preventiva”: nelle mie amicizie, nei miei pensieri e nelle mie abitudini e naturalmente su quanto ho scritto su questo giornale oppure postato su Facebook o Twitter. Ognuno ha cercato di dargli il proprio significato, quasi sempre avendo come obiettivo “l’avvelenamento dell’acqua del mio pozzo”. Mi sono trovato, senza volerlo, in una gogna mediatica di cui non ho neanche capito l’obiettivo. Immaginavo che, dovendo gestire un’azienda che ha i problemi che tutti possono leggere sui media, qualcuno analizzasse il mio percorso professionale, i risultati ottenuti e con quale livello di correttezza etc. Invece niente di tutto questo. Ho visto persone pronte a utilizzare e/o a strumentalizzare qualunque minima cosa, per quanto banale, pur di mettermi in cattiva luce.
Naturalmente, e fortunatamente, ho ricevuto anche tanti attestati di stima e di supporto che hanno più che bilanciato i giudizi negativi. In ogni caso, chi ha senso di responsabilità, e onestamente io credo di averne, deve fare di necessità virtù e quindi rinunciare, suo malgrado, alla possibilità di esprimere liberamente le proprie idee per evitare di creare problemi non a se stesso, ma al progetto che deve realizzare.

MI ASPETTA UN COMPITO MOLTO DIFFICILE. Ho già detto che definire arduo il compito che ho assunto nell’accettare il nuovo incarico è un eufemismo. Il processo di risanamento di un’azienda tocca naturalmente la sensibilità di moltissime persone preoccupate per il proprio posto di lavoro e/o comunque per eventuali cambiamenti che si rendessero necessari per ottenere il risanamento stesso. Chi mi conosce bene sa che si tratta di una responsabilità umana professionale e sociale che sento forte sulle mie spalle. Devo quindi evitare di scrivere qualunque cosa - su un giornale online come su un social network - che possa dar luogo a qualunque fraintendimento o possa essere strumento per chi volesse maliziosamente o anche in malafede strumentalizzare i miei liberi pensieri espressi viceversa in totale buona fede. Da quando lavoro ho sempre dato all’azienda in quanto tale un valore “sacrale” e non ho certo cambiato idea. Consiglio ai miei eventuali detrattori di farmi tutte le critiche che vogliono ma di evitare qualunque attività che potesse arrecare nocumento all’immagine dell’azienda, alla sua credibilità e alla sua reputazione. La situazione è già difficile di suo e non c’è bisogno di esasperarla ulteriormente. Su questo agirò con la determinazione e il rigore che mi è consueto. In ogni caso mi accingo ad affrontare questa grande sfida anche potendo utilizzare l’esperienza fatta in questi due anni. Grazie ancora a tutti voi ma lasciatemi indirizzare un ringraziamento finale a Paolo Madron per la libertà che mi ha concesso in questo periodo. Ha sempre scelto i titoli ritenuti più appropriati ma non mi ha mai (dico mai) posto un limite o mi ha corretto una virgola nei miei testi. Non è cosa da poco e credo sia giusto rendergliene merito pubblicamente.

Franco nei suoi due anni di collaborazione ha unito doti che ne fanno per ogni direttore l'editorialista ideale: la profondità dell'analisi spesso accompagnata da una sana provocazione intellettuale, il gusto per la polemica argomentata, la varierà dei temi trattati sempre scevra dal rischio di superficialità. Da ultimo, l'assoluta puntualità nella consegna dei pezzi.
Abbiamo di comune accordo ritenuto che il suo nuovo incarico di ad del Sole 24 Ore per motivi di opportunità non gli consentisse di continuare.
Ma di una cosa siamo sicuri: il suo non è un addio ai nostri lettori, ma un arrivederci.

(pm)

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