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14 Gennaio Gen 2017 2006 14 gennaio 2017

Protesta contro governo, Anm diserta l’apertura dell'anno giudiziario

Il sindacato delle toghe approva all'unanimità la forma di contestazione per il «mancato rispetto degli accordi» su pensionamenti e trasferimenti e non parteciperà alla cerimonia in Cassazione.

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Per la prima volta l'Anm non parteciperà alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione. Il 26 gennaio, giorno in cui nell'Aula Magna è in programma la celebrazione solenne, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, con la relazione sullo stato della Giustizia italiana del primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, e del ministro guardasigilli, Andrea Orlando, i rappresentati dell'Associazione non siederanno ad ascoltare.
Terranno invece una conferenza stampa, nella sede dell'Anm nello stesso Palazzaccio.

LE TOGHE: «MANCATO ADEMPIMENTO DEGLI IMPEGNI». È questa la forma di protesta, inedita e simbolica, che il Comitato direttivo centrale, l'organo che dà rappresentanza ai gruppi della magistratura, ha scelto per esprimere disappunto per il «mancato adempimento degli impegni politici assunti da parte del governo» su pensioni e trasferimenti dei magistrati. L'Anm ha assunto la decisione all'unanimità, dopo che nella discussione sulle proposte delle correnti era stata calata anche la carta dello sciopero (ipotizzato dal cartello progressista Area) o dello sciopero bianco, una forma di protesta, quest'ultima già attuata e fortemente invocata dal gruppo di Autonomia e Indipendenza(A&I), che avrebbe rallentato la macchina della giustizia.

L'APPELLO DI DAVIGO. Nella mattinata de 14 gennaio, di fronte al protrarsi della discussione, è arrivato «l'accorato appello» a non spaccare l'Anm da parte del suo presidente Piercamillo Davigo, che pur non prendendo posizione ha sconsigliato di ricorrere all'astensione dalle udienze, che avrebbe potuto rivelarsi un boomerang, o «un flop», come ha paventato il segretario Francesco Minisci, di Unicost. Davigo ha sottolineato come nonostante la garanzia di intervenire sul decreto 168, messa per iscritto dal ministro Orlando e dall'ex premier Renzi, e dalla «dichiarata continuità» dell'attuale governo con il precedente, «con dolore devo constatare che questi impegni non sono stati rispettati».
Ma - è stato il suo ragionamento - non serve lo sciopero: «Costa ad ogni collega 300 euro, interessa ai giovani e a quelli che devono andare in pensione: al grosso della magistratura non importa niente, pur condividendo il principio». «Dobbiamo essere realisti: lo sciopero - ha rimarcato - non si può fare. Ma quanto reggerebbe un governo, in presenza di uno sciopero bianco protratto all'infinito?».

ORLANDO: «PRONTI AL DIALOGO». A riunione del Cdc in corso è arrivato il commento del ministro Orlando, che si è detto pronto al dialogo, «per evitare che sull'inaugurazione degli anni giudiziari, che sono momenti importanti per tutta la giurisdizione e non per il governo, si scarichino tensioni che se è possibile vogliamo risolvere diversamente». «Il fatto che dal Milleproroghe non siano arrivate risposte non vuol dire che non devono arrivare: su alcune stiamo lavorando, su altre c'è una riflessione», ha aggiunto Orlano.

APERTO IL FRONTE DELL'ETÀ PENSIONABILE DEI MAGISTRATI. È infatti stato già sul tavolo un emendamento, invocato dai giovani magistrati, per ripristinare il termine di tre anni per la legittimazione ai trasferimenti, portato a quattro col decreto 168. Ma rimane ancora aperto il fronte della proroga dell'età pensionabile dei magistrati, che il governo ha disposto solo per poche alte toghe della Cassazione, del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti. A&I ha anche voluto che si mettesse in calendario fin da ora una prossima riunione del Cdc, il 18 febbraio, per valutare ulteriori iniziative a ridosso del termine dell'iter di conversione del Milleproroghe.

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