Beni Confiscati Mafia
20 Gennaio Gen 2017 0800 20 gennaio 2017

Beni confiscati alla mafia, i dubbi sul software in mano ai privati

Alla Edicom servizi di Palermo la gestione delle banche dati sulle proprietà sequestrate: 10.500 immobili, mille aziende, valore 5 miliardi. Ma tra sede in Delaware e vincoli di riservartezza, non mancano le ombre.

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Negli stessi giorni in cui al dipartimento Sistemi informativi del ministero della Giustizia si discute, dopo il caso Area, della possibilità di riportare sotto l’ala pubblica i server su cui vengono conservate le intercettazioni telefoniche e telematiche, si fa un passo in direzione opposta su materiale altrettanto sensibile: i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata.

È NATO IL SITO OPENREGIO. Nel 2016 l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione di questi beni (Anbsc) ha infatti stipulato un contratto con la società Edicom servizi di Palermo. Quest’ultima, che fa parte del gruppo Edicom, ras nel settore delle aste giudiziarie, si impegna a fornire il software per la gestione della banca dati dei beni. Ne è nato il sito OpenRegio. Sul sito si legge che l'obiettivo è «la riorganizzazione, razionalizzazione e semplificazione strutturale e gestionale dei processi operativi di competenza della Anbsc». Una strategia che «parte da un rapporto nuovo con i coadiutori dell’Anbsc, con le prefetture, l’Agenzia del demanio, con gli enti e le associazioni e tutti i soggetti pubblici e del partenariato privato che a vario titolo si interessano di questa complessa materia».

La fase è ancora di sperimentazione, ma gli addetti ai lavori, in particolare i coadiutori che lavorano con l’Agenzia, dimostrano scetticismo. Soprattutto nel consegnare il patrimonio dei dati della piattaforma nelle mani di un privato. Un privato che ha convinto i vertici dell’agenzia, guidata dal prefetto Umberto Postiglione, ma che in passato ha incassato qualche rilievo anche dagli uffici dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) di Raffaele Cantone.

SOCIETÀ DOMICILIATA NEL DELAWARE. Fino al settembre 2015 la Edicom Finance, proprietaria al 100% di Edicom Servizi, era controllata a sua volta al 100% dalla Any Sac tramite la società inglese Ardmair Ltd. La Any Sac è una società domiciliata nel Delaware, noto paradiso fiscale a stelle e strisce. Questo particolare aveva attirato l’attenzione dell’Anac, in particolare dopo i ricorsi dei concorrenti nel settore delle aste giudiziarie.

Raffaele Cantone dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

Con quella configurazione il gruppo Edicom, che per un’altra costola porta ancora al Regno Unito tramite il Trust Brancaccio di Gennaro Brancaccio (amministratore unico del sito asteannunci.it), negli anni scorsi si è aggiudicato appalti per la gestione delle aste in vari tribunali su e giù per lo stivale. Tra i tanti quello di Milano, dove ha ottenuto anche una parte di fondi Expo per la giustizia assegnati senza gara. Dal 2015 la configurazione è cambiata e il 100% che era della fiduciaria nel Delaware, la Any Sac, è passata completamente in carico all’amministratore unico della Edicom Finance, Stefano Castagna.

RISCHIO DI PREGIUDICARE LE INDAGINI. Tra i coadiutori però le domande rimangono: perché, per quanto preparato, si dà chiavi in mano un sistema di questo genere, da cui si possono vedere beni, procedure e pure atti giudiziari a un privato? «Perché noi», si chiede un coadiutore dell’agenzia che vuole mantenere l’anonimato, «siamo obbligati, giustamente, a certificare di non avere nemmeno il sospetto di rapporti che potrebbero pregiudicare il lavoro delle autorità giudiziarie e firmiamo vincoli rigidissimi di riservatezza?». Vincoli che sono scritti anche nel contratto firmato da Anbsc e Edicom. Anche se il software girerà su server dedicati all’Agenzia, sarà nella disponibilità di Edicom Servizi.

Il settore è osservato speciale. Per anni il sistema di sequestri e confische è stato croce e delizia della burocrazia italiana. Un impianto normativo come pochi altri al mondo che ha però portato con sé interessi “altri” di amministratori compiacenti e difficoltà legate alla valorizzazione del patrimonio di case, autoveicoli e imprese che furono nella disponibilità delle mafie che attraversano il Paese.

FASE IMPRESCINDIBILE: IL CENSIMENTO. Un pacchetto di 10.500 immobili in tutta Italia e circa un migliaio di aziende che fa gola a molti. In ballo un patrimonio da circa 5 miliardi di euro. E il cui recupero e la ridestinazione, una volta avvenuta la confisca, è un processo costellato di opacità. Ancora prima della gestione c’è però una fase imprescindibile: quella del censimento dei beni. Indispensabile è conoscere, e far conoscere all’esterno, ciò che di quel patrimonio può essere restituito alla collettività.

SERVE UN SISTEMA INFORMATICO EFFICIENTE. Per fare ciò è necessario un sistema informatico completo ed efficiente, ciò che il sistema interno all’agenzia fino a oggi non è stato. Lo ha sottolineato più d’una volta il direttore della stessa Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, Umberto Postiglione, sia quel pezzo di magistratura e dell’amministrazione chiamata a seguire le procedure e infine pure la Corte dei conti nella relazione del maggio 2016.

Il direttore dell'Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, Umberto Postiglione.

Il vecchio software - il Sippi (Sistema Informativo prefetture e procure dell’Italia meridionale), interfaccia che permette agli uffici giudiziari di immettere i dati di sequestri e confische - è destinato a essere progressivamente sostituito dal Sit-Mp (Sistema informativo telematico delle misure di prevenzione), finanziato con 13 milioni di euro grazie a fondi europei. Un passo avanti che coinvolgerà prima i tribunali del Sud e che verrà poi esteso a tutto il Paese.

CI SARÀ UN VALORE AGGIUNTO? Una doppia velocità che potrebbe creare qualche grattacapo, ma che una volta a regime dovrebbe portare un valore aggiunto alla gestione. Da qui poi la comunicazione con OpenRegio, dove troverà spazio oltre al database dei beni anche la collocazione di bandi e gare per i beni stessi. Con l’intento successivo di «reingegnerizzare il processo decisionale interno migliorando la circolarità delle informazioni tra tutti i soggetti a vario titolo interessati al processo di destinazione dei beni confiscati». Un patrimonio informativo enorme.

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