Carlo Calenda
6 Febbraio Feb 2017 0800 06 febbraio 2017

Calenda, l'avanzata dell'uomo del dialogo che rottama Renzi

Piace alla destra (Berlusconi, Alfano), al centro (montiani) e a sinistra (Bersani). Ha entrature in Confindustria, banche, studi legali. Ed è pronto ad arruolare i delusi dall'ex premier. Calenda studia da nuovo Prodi. 

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«Carlo è uno con cui si può parlare...». Se chiedi in giro chi è il ministro per lo Sviluppo economico Carlo Calenda, tra parlamento, banche, partecipate statali, sindacati, salotti borghesi di Milano e Roma o partiti, la risposta è sempre la stessa: «Uno con cui si può discutere». Aspetto di non poco conto dicono i ben informati del potere italiano. Perché dopo tre anni di rottamazione e spoil system dell'ex premier Matteo Renzi, con una infornata di renziani un po' ovunque e la mannaia contro i gufi per rivoltare il Paese come un calzino, trovare un interlocutore nella politica italiana è qualcosa di raro.

MURO SUL VOTO ANTICIPATO. Si è aperta un'autostrada che va a toccare soprattutto i delusi dal renzismo, o meglio da chi non si fida più dell'uomo di Rignano sull'Arno. Per questo motivo il nome di Calenda, classe 1973, in questi giorni continua rimbombare da una parte all'altra. Soprattutto dopo l'intervista rilasciata al Corriere della sera dove l'ex assistente del vice presidente di Unicredit Luca Cordero di Montezemolo ha sepolto le speranze di Renzi di andare a elezioni anticipate.

Calenda si è di fatto unito al partito del non voto, dopo che già il presidente del Senato Piero Grasso e poi l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano avevano parlato di scadenza naturale della legislatura. Ma le sue parole valgono di più. A Dagospia ha smentito i rapporti del padre Fabio con l'attuale capo dello Stato Sergio Mattarella, ma non è un mistero che l'inquilino del Quirinale lo stimi per suo approccio riformatore e meno rottamatore di Renzi. «Ha avuto coraggio con quella intervista», dicono in coro anche quelli che non bazzicano il suo schieramento politico.

IN PRINCIPIO FU ITALIA FUTURA. Perché le sue parole hanno toccato un nucleo di classe dirigente nata in quel think tank chiamato Italia futura fondato nel 2009 proprio da Montezemolo. I nomi sono tanti: c'è Andrea Romano, che ora sta a l'Unità, c'è Andrea Riccardi della Comunità di Sant'Egidio, ma forse il più importante è quello di Marco Simoni, attuale numero uno dell'Ice, l'agenzia per il commercio estero, montezemoliano in passato e poi folgorato sulla via di Rignano dal Giglio magico renziano, con ottimi rapporti con Luca Lotti e Marco Carrai.

RICHIAMO PER EX RENZIANI. Le frasi di Calenda sul Corriere sono state un sorta richiamo della foresta per abbandonare la nave renziana ormai alla deriva? Alcuni la leggono così. Forse anche il ministro Graziano Delrio che ha subito replicato che dietro il numero uno del Mise c'è «un grande partito». Affermazione a cui Calenda ha replicato con un tweet. «Graziano ha ragione, nessun partito dietro e nessun futuro politico davanti, ma grande libertà di dire quello che penso sull'interesse dell'Italia».

La politica forse è ancora lontana. Ma il numero uno del Mise piace a tanti. Lo dimostra la scia lunghissima di comunicati pubblicati dalle agenzie dopo la chiacchierata con il quotidiano di via Solferino. Da Angelino Alfano del Nuovo centrodestra fino a Miguel Gotor, vicinissimo al leader della minoranza Pd Pier Luigi Bersani, è stato un diluvio di complimenti.

MAZZIOTTI DI CELSO UOMO CHIAVE. Del passato di Calenda si conosce quasi tutto, della madre regista Cristina Comencini, della parte in Cuore, della vita pariolina e di quanto sia preciso e secchione sul lavoro. Meno si conoscono le sue entrature nella classe dirigente italiana. Che sono tante. L'uomo chiave per capire quanto è larga la ragnatela calendiana si chiama Andrea Mazziotti Di Celso, avvocato, attuale presidente della commissione Affari costituzionali alla Camera, uno degli scranni più importanti, soprattutto in questa fase di discussione della nuova legge elettorale dopo la bocciatura dell'Italicum da parte della Corte costituzionale.

AVVOCATO DI FAMA INTERNAZIONALE. Andrea Mazziotti Di Celso - nobile di rango, figlio di uno dei più illustri costituzionalisti italiani, cioè Manlio, professore che ha un'esperienza decennale nella pubblica amministrazione - è un avvocato di fama internazionale. Ha lavorato da Baker McKenzie, da Gianni Origoni Grippo, ha fondato Labruna Mazziotti Segni e poi è passato in Lombardi Segni.

Mazziotti Di Celso nell'aula del parlamento.

L'attività parlamentare lo ha sottratto da quella legale, ma una delle ultime operazioni che ha seguito è quella dell' acquisizione del 45% di Verizon Wireless da parte di Vodafone. Deal internazionale da 130 miliardi di dollari, dove gli studi legali erano molti. C'era pure Mazziotti a seguire la mega fusione. E proprio il numero uno della commissione Affari Istituzionali insieme con il padre fa parte di quella cerchia di esperti del diritto spesso interpellati dalle istituzioni della Repubblica, come pure Vincenzo Lippolis e Giulio M. Salerno, autori di un libro sulla presidenza di Napolitano, celebrato in pompa magna nel 2016 insieme con il figlio Giulio Napolitano, l'ex premier Giuliano Amato e persino il leader Udc Pierferdinando Casini.

VICINO ALLA ROMA CHE CONTA. A questo si aggiunga che Chiara Amadei, storica portavoce, capo della segreteria di Calenda, ha lavorato con Franco Bassanini negli Anni 90, con Massimo D'Alema dal 1998 al 2000 mentre nel 2001 è stata al centro studi "Nuova Economia, nuova società" fondato dall'ex ministro del Tesoro Vincenzo Visco e dallo stesso Bersani. Il circolo della Roma che conta a livello accademico e amministrativo è ben rappresentato.

Carlo Calenda con Paolo Gentiloni.

Calenda per ora non può fare affidamento su molti uomini in parlamento, ma quel che resta di Scelta civica di Mario Monti sta con lui. C'è Mazziotti Di Celso appunto, dei Civici innovatori, un gruppo che conta 16 esponenti tra cui Alberto Bombassei, numero uno dell'imperto dei freni Brembo e Gianfranco Librandi, patron della Tci srl di Saronno, colosso dell'illuminazione.

ZANETTI IN SINTONIA CON LUI. Non solo. In quell'area ci sono pure i deputati di Democrazia solidale-Centro democratico, come Lorenzo Dellai, già in Italia futura, e Bruno Tabacci. E poi c'è Scelta civica con Enrico Zanetti, da sempre in sintonia col ministro per lo Sviluppo economico.

Pare che Calenda, da sempre apprezzato pure dall'ex premier Enrico Letta, ormai nei suoi colloqui privati dica peste e corna di Renzi

Buone entrature a sinistra - anche Bersani lo apprezza per come sta conducendo un ministero a lui molto caro -, buone entrature a destra - Silvio Berlusconi l'ha elogiato per le sue parole sull'Offerta pubblica di acquisto ostile di Vivendi -, si mormora che Calenda ormai nei suoi colloqui privati dica peste e corna di Renzi. Apprezzato pure dall'ex premier Enrico Letta, - fu lui a nominarlo vice ministro del Mise nel 2013 -, questo dirigente cresciuto nella Confindustria di Montezemolo ha sempre lavorato in silenzio. Ma si è fatto molti amici. Persino tra i sindacati con cui sta gestendo partite importanti su aziende come Alitalia, Piaggio Aerospace, Almaviva o Italcementi.

BUONI RAPPORTI CON LE BANCHE. Politica, studi legali, le grandi aziende di viale dell'Astronomia, e persino le banche stanno con lui, perché il suo maestro ora si trova come vice presidente di Unicredit. Le conoscenze sono pure in Intesa San Paolo, anche perché Calenda vanta un ottimo rapporto con Corrado Passera. L'autostrada è aperta. Bisogna vedere se il ministro per lo Sviluppo economico saprà percorrerla, per diventare magari quel nuovo Prodi che il centrosinistra sta ancora cercando.

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