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19 Maggio Mag 2017 1900 19 maggio 2017

Il legale di Maroni "bigia" il processo, ma va all'evento anti-procura

Da 60 giorni il procedimento a carico di Bobo è fermo. Colpa dell'assenza dell'avvocato Aiello, «impedito» per dolori alla schiena. I due però sono stati avvistati a una serata a Firenze contro la malagiustizia. 

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Meglio una cena dove parlare di giustizia che un'Aula di tribunale dove si celebra un processo le cui udienze vanno a vuoto da almeno due mesi per la mancanza dell'avvocato difensore. Giornata particolare quella di giovedì 18 maggio. Per la quarta volta di fila l'avvocato Domenico Aiello non si è presentato all'udienza dove il governatore di Regione Lombardia Roberto Maroni è imputato per presunte pressioni volte a far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici ai tempi di Expo 2015. Ma allo stesso tempo la sera del 18 maggio ha partecipato proprio con Maroni alla “Notte della giustizia” di Firenze, evento organizzato da Fino a prova contraria, movimento in questi giorni impegnato contro “le procure a Cinque Stelle”. Invece di presenziare a eventi sulla malagiustizia non sarebbe meglio presentarsi ai processi per non alimentare lungaggini inutili che pesano sui tribunali?

AIELLO NON NOMINA UN SOSTITUTO. Dalla metà di marzo il processo è infatti bloccato. La stasi «è dovuta alla perdurante assenza dell'avvocato Aiello che non ha ottemperato all'invito di nominare un sostituto»: più chiara di così non poteva essere la presidente della corte Maria Teresa Guadagnino. Insomma, se il processo è di fatto bloccato lo è senza giustificazioni plausibili. Perché se l'avvocato Domenico Aiello da settimane si dichiara «impedito» a causa di problemi alla schiena, allo stesso tempo senza nominare un sostituto blocca tutto, siccome senza difensori un processo non si può fare. Ma le lancette della giustizia scorrono.

Nessuno dubita della malattia dell'avvocato, ma qui è evidente che è l'imputato ad avvantaggiarsi di quello che sta succedendo

Eugenio Fusco, pubblico ministero

L'avvocato Domenico Aiello, il primo a sinistra, e Roberto Maroni, a destra nascosto dalle piante.

Allo stesso tempo anche Maroni è tra gli unici imputati a non aver mai risposto alle richieste di chiarimento del pm Eugenio Fusco. Andrea Gibelli, presidente di Ferrovie Nord Milano (Fnm), per esempio, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non solo. Spesso nei mesi scorsi Aiello aveva promesso che avrebbe portato Maroni, ma c'è stata un'unica presenza dell'esponente leghista in Aula: era il 7 luglio del 2015. Ma ormai ci siamo. La prossima udienza del 15 giugno servirà a esaurire i testi della difesa. E a questo punto toccherà ascoltare gli imputati. Il problema è che ormai il processo va avanti a rilento, con la possibilità di arrivare a sentenza nel 2018.

OBIETTIVO ELEZIONI REGIONALI. La strategia difensiva di Maroni e dell'avvocato Aiello appare ormai palese: prendere tempo per non arrivare a sentenza prima delle prossime elezioni regionali. In caso di condanna, infatti, per il governatore della Lombardia scatterebbe la tagliola della legge Severino che lo porterebbe a decadere dall'incarico. Come se non bastasse il legale nominato d’ufficio in sostituzione di Aiello, Lapo Becattini, si è ritrovato in una situazione di conflitto di interessi e ha dunque rimesso il mandato. Il socio dello studio di Becattini, l'avvocato Angela Maria Odescalchi, assiste tre imputati nel processo a Infrastrutture Lombarde, dove Regione Lombardia, difesa ancora dall'avvocato Aiello, è parte civile. Becattini si fa un giusto scrupolo e lo segnala al Consiglio dell'ordine degli avvocati che conferma la situazione di conflitto di interessi. Così Becattini in Aula ha rimesso il mandato per incompatibilità.

L'IRRITAZIONE DEL PM FUSCO. Già durante l’ultima udienza del 6 maggio il pm Fusco non aveva mancato di far notare che l'importanza di «evitare che le assenze del difensore siano strumentalizzate per finalità di continuo rinvio del processo. Nessuno dubita della malattia dell'avvocato, ma qui è evidente che è l'imputato ad avvantaggiarsi di quello che sta succedendo». Nella scorsa udienza, la Corte aveva infatti rigettato la richiesta di legittimo impedimento presentata da Aiello avendo l'avvocato di Maroni «l'onere di nominare un sostituto». Cosa che non è stata fatta. Peraltro, stando alla normativa, l'impedimento alla partecipazione alle udienze deve essere imprevedibile. «E non è questo il caso», aveva sottolineato Fusco, «essendo noi al terzo rinvio per la medesima ragione». Il 17 maggio in Aula la presidente del collegio giudicante non ha esitato a imputare quindi ad Aiello la «stasi procedimentale», che ormai prosegue da 60 giorni.

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