FINI
29 Maggio Mag 2017 1506 29 maggio 2017

Caso Tulliani, Fini e il ruolo da intermediario nelle carte dei pm

L'ex presidente della Camera sarebbe l'artefice dell'incontro tra i Tulliani e l'imprenditore delle slot Corallo. Non solo. Per la Finanza, fu lui a decidere sulla compravendita della casa di Montecarlo. 

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«Coglione» ma non troppo. Non lo scrivono ovviamente i magistrati della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Roma e nemmeno gli uomini del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata (Scico) della guardia di finanza, ma è il risultato dell'equazione che ha portato il 29 maggio al sequestro di beni per circa 1 milione di euro a Gianfranco Fini. In una intervista al Fatto Quotidiano dello scorso dicembre l'ex presidente della Camera si definiva un «coglione» riguardo la vendita del famoso appartamento di Montecarlo alla società della moglie Elisabetta Tulliani. In sostanza, Fini ha sempre respinto l'accusa di aver venduto consapevolmente l'appartamento frutto di una donazione ad Alleanza Nazionale a una società (la Timara Ltd) riconducibile alla moglie.

«UN DRAMMA FAMILIARE». «O sono stato talmente fesso», diceva Fini intervistato da Marco Lillo, «oppure ho mentito volutamente. In cuor mio so qual è la verità e non pretendo di essere creduto, ma per me questo è un dramma familiare». Un «dramma» su cui le Fiamme gialle hanno continuato a indagare dopo gli arresti del 13 dicembre scorso che avevano portato in manette anche il «re delle slot» Francesco Corallo. Il filone che ha coinvolto Fini è infatti uno di quelli dell'inchiesta sulla presunta associazione a delinquere transnazionale che, secondo Scico e Dda, riciclava tra Europa e Antille i proventi del mancato pagamento delle imposte sul gioco online e sulle video-lottery.

Amedeo Laboccetta.

Da febbraio l'ex presidente della Camera è indagato per concorso in riciclaggio: per gli investigatori è lui il tramite tra Corallo e la famiglia Tulliani. Per gli inquirenti, Giancarlo, Sergio ed Elisabetta Tulliani (suocero, cognato e moglie di Fini) avrebbero aiutato l'imprenditore a reimpiegare il denaro provento di illeciti in acquisizioni immobiliari, tra cui l'appartamento di Montecarlo, su cui si è consumato l'ultimo scampolo di carriera politica dell'ex delfino di Almirante. In questa cornice, sostengono gli inquirenti, Fini non solo sarebbe stato intermediario, ma «le indagini hanno accertato che detto negozio giuridico (la compravendita dell'appartamento, ndr), realizzato alle condizioni concordate con Francesco Corallo e i Tulliani, è stato deciso da Gianfranco Fini nella piena consapevolezza di tali condizioni».

GALEOTTE FURONO LE VACANZE. Una centralità, quella di Fini, che era stata messa in campo nel corso di un interrogatorio dall'ex deputato del Pdl Amedeo Laboccetta, arrestato a dicembre nella stessa inchiesta e oggi ai domiciliari. Il rapporto tra Fini e Corallo risale al 2004, quando Laboccetta portò Fini in vacanza sull'isola di Saint Martin, feudo delle attività nel settore del gioco d'azzardo di Corallo. Allora Fini e la famiglia Tulliani non avevano nulla da spartire, ma è bastato poco per completare il "triangolo" con l'imprenditore. La prima uscita pubblica dell'allora vicepresidente del Consiglio ed Elisabetta Tulliani fu a una sfilata di Gattinoni a Roma nel gennaio 2008. Per la Finanza, nello stesso anno i membri della famiglia Tulliani ricevettero «per il tramite di società offshore riconducibili a Corallo oltre 7 milioni di euro, trasferiti su conti di società a loro direttamente o indirettamente riconducibili».

L'ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, ed Elisabetta Tulliani.

Dopo le dichiarazioni di Laboccetta e altri testimoni davanti ai magistrati della Dda di Roma, lo Scico ha indagato, arrivando a dipingere Fini, per la prima volta nero su bianco, come «artefice dei rapporti che si sono instaurati tra Corallo e i membri della famiglia Tulliani». Questi ultimi, sottolineano gli inquirenti, hanno ricevuto dall'imprenditore le somme «in assenza di qualsiasi causale logica» o senza aver effettuato prestazioni. Sulla base delle indagini partite all'indomani degli interrogatori dei magistrati è scattato il sequestro del 29 maggio chiesto e ottenuto dalla pm Laura Sargentini: due polizze vita, con un valore di riscatto di 495 mila euro l'una.

TULLIANI LATITANTE A DUBAI. «Il provvedimento di sequestro», affermano gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, difensori dell'ex vicepremier, «non è diretto in prima persona nei confronti di Fini. Sono state sequestrate le polizze intestate alle figlie sulla base dell'incapienza del patrimonio che doveva essere oggetto di sequestro nei confronti di Giancarlo Tulliani». Tulliani, che oggi è latitante d'oro a Dubai, in assenza della ratifica del trattato di cooperazione giudiziaria con gli Emirati Arabi: l'accordo quadro è del 16 settembre 2015 e da allora più niente si è mosso. Quanto al provvedimento di sequestro, fanno sapere i legali di Fini, sarà «impugnato al tribunale del Riesame, davanti al quale verrà riaffermata l'assoluta estraneità dell'onorevole ai fatti che gli sono contestati». Insomma, la pista difensiva del «sono stato un coglione, corrotto mai», tornerà di moda. C'è da vedere se i giudici saranno disposti a crederci.

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