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12 Giugno Giu 2017 1927 12 giugno 2017

Amministrative, la "cura Renzi" resuscita Berlusconi

Nicolini perde Lampedusa. Bertinelli crolla a Pistoia. E a casa Guerini vola la Lega. Il Pd lascia campo al centrodestra. Anche nelle Regioni rosse. Così all'orizzonte può profilarsi una nuova linea.

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La cura di Matteo Renzi nel Partito democratico non sembra funzionare. O meglio, i benefici sembra sentirli soprattutto il centrodestra di Silvio Berlusconi, 80 anni, ancora sulla cresta dell'onda e in corsa per strappare Genova al centrosinistra, cosa mai successa nella storia del capoluogo ligure: Marco Bucci parte in vantaggio con il 38,8% contro il 33,39 di Gianni Crivello. Le ultime Amministrative sono un sintomo che qualcosa non sta andando come dovrebbe, tra tentativi di patti del Nazareno e prove locali di partito a vocazione centrista o Partito della Nazione, tra scissioni e schermaglie a sinistra.

BALLOTTAGGI COMPLICATI. Basti pensare che nei 22 Comuni in cui si svolgeranno i ballottaggi in 15 partirà in vantaggio il centrodestra, con Forza Italia e Lega. In caso di vittoria il Pd potrà festeggiare, ma in caso contrario sarà una sconfitta senza precedenti, equiparabile a quella del Movimento 5 Stelle. A pesare è soprattutto la sconfitta del sindaco uscente di Lampedusa Giusi Nicolini, nella segreteria del Pd, donna simbolo dei dem che fu portata da Renzi alla Casa Bianca da Barack Obama: quella cena non ha portato molto fortuna alle tornate elettorali degli ultimi mesi.

Giusi Nicolini.

Del resto il risultato negativo del Pd non si nota solo nelle Regioni rosse, dove i renziani pagano lo scotto delle scissioni con Articolo1-Mdp di Pier Luigi Bersani, ma anche in Lombardia (dove nel 2018 si voterà per sostituire il governatore Roberto Maroni), come a Como o a Lodi, quest'ultima città del coordinatore Lorenzo Guerini, dove i dem arrivano al 15%: nel 2012 erano al 23%. Dopo il bagno di sangue del 2016, quando i dem persero persino Arezzo dopo 40 anni di centrosinistra, e dopo la sconfitta al referendum sulle riforme del 4 dicembre scorso, continua il lento declino renziano, in particolare in Toscana. Una delle due Regioni rosse per eccellenza, insieme con l'Emilia-Romagna, ha ormai cambiato verso. Nel senso che sta diventando sempre più di centrodestra.

IL PD PERDE RIGNANO. Il Pd va al ballottaggio a Lucca, Pistoia, Carrara, ma perde Forte dei Marmi, Serravalle Pistoiese e poi Rignano sull'Arno, la città di Renzi e del babbo Tiziano, alle prese con l'inchiesta Consip. Qui vincono le liste civiche e soprattutto il centrodestra. Era impensabile cinque anni fa, ma adesso il coordinatore di Forza Italia Stefano Mugnani può festeggiare pubblicando una foto della Toscana azzurra. Festeggia pure Fratelli d'Italia, partito quasi scomparso a livello nazionale con Giovanni Donzelli, bestia nera del renzismo e consigliere regionale di Giorgia Meloni. E persino la Lega Nord di Matteo Salvini può esultare, avendo piazzato tre consiglieri comunali a Forte dei Marmi. Di più. In Toscana fa il botto CasaPound che a Lucca arriva all'8% e potrebbe essere determinante al ballottaggio.

Matteo Salvini.

Pistoia fa caso a sé: Samuele Bertinelli, sindaco uscente che nel 2012 vinse al primo turno con quasi il 60% dei voti, ora va al ballottaggio con il 37%. «Saranno quindi i 22 ballottaggi in programma tra 15 giorni», spiega Federico Fornaro, senatore di Articolo1-Mdp, esperto di analisi elettorali. «Il centrosinistra nel 2017 è arrivato al primo posto nel primo turno solamente in quattro Comuni (contro 13 dell'ultima tornata) e dovrà rincorrere in 16 (contro cinque del passato). In buona sostanza, i ruoli tra la "lepre" e chi rincorre tra centrodestra e centrosinistra si sono invertiti».

RICONFERMARSI È DIFFICILE. Infine, prosegue, «le liste civiche saranno presenti in tre ballottaggi con uno scontro tutto tra candidati civici a Belluno. Appare dunque assai improbabile che il centrosinistra possa riconfermare le sue 14 amministrazioni comunali uscenti e fino ad ora gli unici due sindaci già eletti (Federico Borgna a Cuneo e Leoluca Orlando a Palermo) nelle precedenti competizioni non correvano sotto le insegne di Pd e alleati».

Lorenzo Guerini.

Ansa

Da Nord a Sud per Renzi il risultato finale è appeso a un filo. A Como Mario Landriscina è al 34,73% e guadagna 10 punti rispetto a Laura Bordoli, ex candidata che nel 2012 fu sconfitta dal Pd. Ora il Pd se la gioca con Maurizio Traglio che arriverà il 25 giugno con il 25% e il pesante scotto di provenire dall'area di centrodestra: difficilmente la sinistra lo voterà tra due settimane. Persino a Monza Roberto Scanagatti, sindaco uscente, fa fatica e paga le divisioni interne. Resuscita Dario Allevi che arriva al 39,84% contro il 39,91 di Scanagatti.

UNA NUOVA LINEA PER IL PD? A Lodi, dove le inchieste della magistratura hanno spazzato via Simone Uggetti, braccio destro di Guerini, la Lega vola al 14%, recuperando ben cinque punti rispetto al 2012. Si gioca tutto all'ultimo voto. Dice Alessandro Alfieri, segretario regionale del Pd lombardo: «Ci aspettavamo di più, non ci nascondiamo dietro a un dito ma nessuna partita di quelle importanti è chiusa. Metteremo in campo la mobilitazione delle situazioni importanti e difficili che il Pd sa mettere in campo, come l'anno scorso a Milano e Varese». Il risultato segnerà una nuova linea per il Pd? Magari insieme con l'ex primo cittadino milanese Giuliano Pisapia? Il 26 giugno se ne saprà un po' di più.

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