Libero Milone
24 Settembre Set 2017 0826 24 settembre 2017

Vaticano, Libero Milone: «Non mi sono dimesso volontariamente»

La confessione dell'ex primo Revisore dei conti vaticani al Corriere della SeraWall Street Journal, agenzia Reuters e Sky Tg24. «Becciu mi disse di lasciare e la Gendarmeria mi minacciò». Intanto la Santa Sede replica: «Milone investigava illecitamente su Città del Vaticano».

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Dopo mesi di assoluto silenzio, Libero Milone racconta la sua verità sulle dimissioni da primo Revisore generale dei conti vaticani. Una lunga confessione rilasciata al Corriere della Sera, Wall Street Journal, agenzia Reuters e Sky Tg24. «Parlo solo ora perché volevo vedere cosa sarebbe successo dopo le mie dimissioni del 19 giugno», ha spiegato Milone. Che poi aggiunge: «Non mi sono dimesso volontariamente. Sono stato minacciato di arresto. Il capo della Gendarmeria mi ha intimidito per costringermi a firmare una lettera che avevano già pronta».

LONTANO DAL PAPA. «In questi tre mesi dal Vaticano sono filtrate notizie offensive per la mia reputazione e la mia professionalità. Non potevo più permettere che un piccolo gruppo di potere esponesse la mia persona per i suoi loschi giochi. Mi spiace molto per il Papa. Con lui ho avuto un rapporto splendido, indescrivibile, ma nell'ultimo anno e mezzo mi hanno impedito di vederlo. Evidentemente non volevano che gli riferissi alcune cose che avevo visto», continua.

RICOSTRUZIONE PERSONALE. Ma poi Milone ha voluto raccontare la sua verità su quei giorni che l'hanno portato a rassegnare le dimissioni: «Dal 19 giugno, quando fui ricevuto dal sostituto alla segreteria di Stato, monsignor Becciu, per parlargli del contratto dei miei dipendenti. E invece mi sentii dire che il rapporto di fiducia col Papa si era incrinato: il Santo Padre chiedeva le mie dimissioni». E quando il primo Revisore generale ne chiese il motivo, le risposte non furono mai univoche e adeguate. «Risposi che le accuse erano false e costruite per ingannare sia lui che Francesco e che comunque ne avrei parlato col Papa. Ma la risposta fu che non era possibile. Becciu mi disse invece di andare alla Gendarmeria».

LE PRESUNTE MINACCE. Quando Milone le raggiunse, notò «subito un comportamento aggressivo. Ricordo che a un certo punto il comandante Giandomenico Giani mi urlò in faccia che dovevo ammettere tutto, confessare. Ma confessare che cosa? Non avevo fatto nulla. Scoprii che indagavano da oltre 7 mesi su di me. Hanno sequestrato documenti ufficiali protocollati e coperti dal segreto di Stato». Davanti a tutto questo decise così di dimettersi.

SILENZIO OBBLIGATO. Circa il suo silenzio finora, «esisteva un patto di reciproca riservatezza che qualcuno in Vaticano ha violato. Il Papa mi aveva chiesto di promuovere la trasparenza, e ho cercato di farlo per rispettare la volontà dei fedeli e dei donatori. Ma ho deciso di rimediare almeno a tutte le cose a vanvera fatte uscire sul mio conto», ha concluso aggiungendo che non parlerà mai del suo lavoro come revisore dei conti.

LA REPLICA DELLA SANTA SEDE. Accuse importanti mosse dall'ex primo Revisore che non sono passate inosservate alla Santa Sede. «Risulta purtroppo che l'Ufficio diretto dal Dott. Milone, esulando dalle sue competenze, ha incaricato illegalmente una Società esterna per svolgere attività investigative sulla vita privata di esponenti della Santa Sede. Questo, oltre a costituire un reato, ha irrimediabilmente incrinato la fiducia riposta nel Dott. Milone, il quale, messo davanti alle sue responsabilità, ha accettato liberamente di rassegnare le dimissioni», ha spiegato la Sala stampa vaticana a commento delle dichiarazioni di Milone.

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