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17 Ottobre Ott 2017 1625 17 ottobre 2017

"Il Disobbediente", storia di un whistleblower

Un ex dipendente di Ferrovie Nord Milano svelò le spese folli dell'azienda. E si ritrovò senza lavoro. Ora, in un libro edito da Paper First, racconta la sua decisione. E parla delle scarse tutele per chi denuncia.

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Antonio Razzi lo diceva al senatore Francesco Barbato senza sapere di essere ripreso: «Te lo dico io, caro amico. Te lo dico da amico. Fatti nu poco li cazzi tua e non rompere più i coglioni». Parte un po’ anche da qui la vicenda di Andrea Franzoso, l’uomo che denunciò le spese folli all’interno di Ferrovie Nord Milano, società quotata e controllata da Regione Lombardia. Tecnicamente, Franzoso è dunque un whistleblower. Ci ha messo la faccia, le denunce, con l’aiuto del collega degli organismi di audit interni Luigi Nocerino e alla fine ha lasciato sul campo la carriera.

IL CASO FRANZOSO. A distanza di due anni, mentre il presidente di Ferrovie Nord Norberto Achille si ritrova a processo con le accuse di peculato e truffa per aver addebitato all’azienda le sue spese personali e quelle della sua famiglia (nei giorni scorsi il pm di Milano Giovanni Polizzi ha chiesto per lui una condanna a 2 anni e 8 mesi, ndr), Franzoso racconta la sua scelta ne Il disobbediente, uscito nei giorni scorsi per Paper First e presentato a Palazzo Madama con il presidente dell’Authority anticorruzione Raffaele Cantone (che ha scritto la postfazione, mentre la prefazione è a firma di Gian Antonio Stella) e il presidente del Senato Pietro Grasso.

La vicenda è nota: nel corso di un audit interno Franzoso scoprì che Achille utilizzava denaro pubblico per fini personali. Una cifra che sfiorava il mezzo milione di euro. Ma c’è di più, perché tra le spese dell’azienda c'erano pure regali e altri rimborsi poco chiari. La risposta esemplare alla voglia di approfondire certi aspetti da parte di Franzoso e Nocerino arrivò dal presidente del collegio sindacale di Fnm, Carlo Alberto Belloni: «Il comandante di Auschwitz, che di certo non era uno stinco di santo (…), l’unica cosa che non ha mai fatto è indagare sui revisori dei conti che gli mandava Berlino». Insomma, messaggio chiaro a due che avevano «aperto un’autostrada alla Guardia di finanza». Perché Franzoso ha raccolto le carte e registrato le pressioni che quotidianamente arrivavano dai vertici aziendali per tenere nel cassetto quei report sconvenienti per poi consegnare quanto raccolto ai carabinieri.

UNA QUESTIONE DI OPPORTUNITÀ. Si trova di tutto e si capisce pure perché in tanti sapevano, ma nessuno parlava. Regalie e attenzioni venivano infatti riservate dai vertici di Fnm all’ex onnipotente presidente di Regione Lombardia Roberto Formigoni (tre quadri di cui il pm Polizzi ha chiesto la confisca, ma che lo stesso Formigoni nega di aver ricevuto), altre finivano ad alti ufficiali dell’Arma dei carabinieri come l’ex comandante generale Leonardo Gallitelli. Infine, giusto per provare a tenere calme le acque in quel del palazzo di giustizia, 200 mila euro si diressero dalle casse di Ferrovie Nord Milano alla Onlus con cui l’allora presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, ha organizzato dal 2009 al 2015 il progetto di teatro no-profit iniziato anni prima dalla sorella poi defunta. Donazioni legittime che pongono però una questione di opportunità. Annota Franzoso nel suo libro: «Penso sia inopportuno che un giudice chieda soldi - seppure per un nobile fine - a imprenditori privati e a manager di imprese pubbliche, che un giorno magari potrebbe trovare di fronte a sé, sul banco degli imputati». Detto, fatto. Mentre si celebrava il processo Pomodoro è passata dalla presidenza del tribunale a quella dell’Accademia di Brera, ma il concetto rimane.

Andrea Franzoso

Le cronache da un paio di anni a questa parte hanno reso con dovizia di particolari ciò che accadeva dentro Ferrovie Nord, che si voglia vedere o meno è stata una rappresentazione plastica di quei potentati locali che negli anni si rigenerano e si riaffermano a spese dei contribuenti. Franzoso ne aggiunge altri, ma l’epilogo della denuncia è stato uno e uno solo: l’allontanamento del funzionario dall’azienda. Prima un trasferimento “premio” a un altro ufficio ma senza più compiti di controllo e poi una risoluzione del contratto dopo una kafkiana vicenda giudiziaria davanti al giudice del lavoro a cui pure un esperto avvocato come Franco Scarpelli ha fatto fatica a credere.

«SÌ, NE È VALSA LA PENA». Tra le righe si legge il percorso che ha portato un uomo di nemmeno quarant’anni a gestire una denuncia che gli ha messo contro quasi tutta un’azienda, fatta eccezione ai piani alti per il collega Nocerino, l’allora presidente dell’organismo di vigilanza di Fnm Arnoldo Scoch e l’ex presidente del comitato controllo e rischi Laura Quaini. All’assemblea degli azionisti conseguente alla risoluzione del contratto di Franzoso fu il solo Dario Balotta a definire il trasferimento «incomprensibile» e a chiedere il reintegro sia dello stesso Franzoso sia del collega Nocerino, Il libro si chiude con una riflessione sulle ragioni e il senso di una scelta scomoda, ma che fa dire al protagonista di questa vicenda che «sì, ne è valsa la pena». E a testimoniarlo ci sono i messaggi di solidarietà arrivati nel pieno della vicenda dello scandalo Ferrovie Nord Milano a Franzoso via Internet.

POCHE TUTELE. Tuttavia le tutele per chi «soffia nel fischietto» sono ancora troppo poche. In parlamento se ne discute da anni, il ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato via libera per le coperture necessarie. Eppure mentre in una stanza di Palazzo Madama era in corso la presentazione de Il Disobbediente in un’altra si rinviava l’esame degli emendamenti alla legge per l’ennesima volta: ora il rischio è che non ci sia più tempo per discuterla. Dietro l’angolo ci sono la legge di bilancio e quella elettorale che dal 17 ottobre si prenderanno la scena. Dopodiché il tempo da lì a fine legislatura potrebbe essere troppo poco.

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