Deraho
8 Novembre Nov 2017 1521 08 novembre 2017

Cafiero de Raho: chi è il nuovo procuratore nazionale antimafia

Seguendo le piste di denaro e potere, ha dichiarato guerra ai vertici di 'ndrangheta e camorra. E ora è stato nominato a capo della Dna. Profilo del pm che fece condannare Sandokan.

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Federico Cafiero de Raho era rimasto solo nella corsa alla poltrona da procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, dopo l’abbandono ufficializzato nella serata di martedì dell’altro pretendente, il procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato. Così l’ha spuntata. C’erano pochi dubbi: a ottobre la commissione per gli incarichi direttivi del Consiglio superiore della Magistratura lo aveva già proposto a larga maggioranza con cinque voti a favore sui sei disponibili. Lo avevano sostenuto i consiglieri di Unicost Francesco Cananzi e Massimo Forciniti, la laica del centrosinistra Paola Balducci, il laico di centrodestra Pierantonio Zanettin e Luca Forteleoni di Magistratura indipendente. A favore di Scarpinato si era espresso invece Piergiorgio Morosini di Area, la corrente di sinistra delle toghe.

UNA NOMINA QUASI SCONTATA. Nessuna incertezza dunque durante il voto definitivo al plenum del Csm, anche perché il nome dell’attuale procuratore capo di Reggio alla Dna era quasi dato per scontato dopo la nomina a procuratore di Napoli di Giovanni Melillo che a sua volta aveva avuto la meglio su De Raho. Al momento del voto di ottobre, come in occasione di quello per la procura di Napoli pochi mesi prima, a dividersi sui nomi fu di nuovo Area, la corrente di centrosinistra della magistratura.

Cafiero De Raho con Nicola Gratteri.

De Raho, come il suo predecessore Franco Roberti (che andrà in pensione il 16 novembre), è un magistrato di lungo corso per quanto riguarda le indagini sulla criminalità organizzata, dai casalesi (fu lui a istruire il processo Spartacus che portò alla condanna all'ergastolo anche del boss Francesco Schiavone e di Francesco Bidognetti) alla ‘ndrangheta della quale, sotto la sua direzione della procura di Reggio Calabria, sono state portate alla luce ancora una volta le cointeressenze col potere economico, politico e con la massoneria.

LE INCHIESTE A NAPOLI E REGGIO. In magistratura dal ’77 De Raho, napoletano, classe ’52 ha iniziato la sua carriera a Milano dove rimase per otto anni. Nel 1984 l’arrivo a Napoli dove ha coordinato il pool antimafia diventando procuratore aggiunto nel 2006. Nel 2013 il plenum del Csm lo ha nominato procuratore capo di Reggio Calabria al posto di Giuseppe Pignatone nel frattempo andato a occupare la stessa poltrona a Roma. Se a Napoli il suo ultimo atto è stata la richiesta di giudizio immediato nei confronti di Silvio Berlusconi, Sergio De Gregorio e Valter Lavitola per la compravendita dei parlamentari nella caduta dell’ultimo governo Prodi, a Reggio ha seguito inchieste importanti come Meta, Breakfast, in cui era coinvolto l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, e Gotha. Indagini che hanno mirato ai livelli più alti della ‘ndrangheta seguendo le piste di denaro e potere. Un modus operandi che De Raho porterà alla procura nazionale Antimafia.

OCCHI PUNTATI SU REGGIO CALABRIA. Rimarrà dunque vacante il posto di procuratore capo a Reggio Calabria. Sede delicatissima nel contrasto alla criminalità organizzata e su cui nel Csm si gioca un’altra partita fondamentale per la nomina. Del resto diverse inchieste recenti hanno puntato a dimostrare come i clan, tramite professionisti quotati, servitori dello Stato e soggetti borderline, siano penetrati nel potere politico condizionandone scelte e strategie. Inchieste come Mammasantissima che per l’attuale numero 1 della Direzione investigativa antimafia ed ex comandante del Ros Giuseppe Governale ha rappresentato «uno spartiacque». «Chiunque voglia affrontare seriamente la lotta alla criminalità organizzata», aveva detto Governale a margine degli arresti del luglio 2016, «da domani dovrà partire da qui».

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