Vioelnza Minori
25 Novembre Nov 2017 1600 25 novembre 2017

Violenze domestiche: la prevenzione è possibile

Agire prima che accada l'irreparabile è l'unica soluzione. Eppure lo Stato non investe a sufficienza. Nonostante questo il Caf onlus di Milano ha scommesso sull'home visiting. Vincendo.

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Le violenze in famiglia sono un universo sommerso che cresce con il disagio economico e sociale. Rischiano di aggravarsi di generazione in generazione, lacerando in profondità la società ed emergono sempre di meno per i tagli al welfare degli ultimi 10 anni che hanno diradato sul territorio anche i consultori per giovani mamme e altri servizi sociali gratuiti. Le antenne dello Stato stanno scomparendo: un male, perché per esempio il Centro di aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia in crisi (Caf onlus) di Milano, che dal 1979 prende in cura i minori vittime di violenze e traumi fisici e psicologici, si attiva ancora nella maggior parte dei casi su indicazione di consultori familiari e sportelli comunali, ginecologi e centri di ascolto per donne.

INTERCETTARE LE FAMIGLIE A RISCHIO. Il mandato alla onlus di dare in affido bambini e adolescenti, o di assisterli in centri diurni aperti alle madri, viene dal Tribunale dei minori. Ma dal 2008 il Caf ha iniziato anche a sostenere le famiglie a rischio e i piccoli in tenerissima età, tra gli 0 e i 2 anni, direttamente a casa con un intervento di prevenzione che si è rivelato il cuore dell'aiuto, come ha dimostrato uno studio di Fondazione Lang Italia sull'alto impatto sociale del progetto: in alcuni casi una salvezza, perché si è evitato l'intervento del tribunale e talvolta delle forze dell'ordine. «Le segnalazioni arrivano soprattutto dalla rete di contatti del Caf tra gli operatori di primissima infanzia ma anche da chiamate dirette, che in qualche caso avvengono attraverso il passaparola», spiega a Lettera43.it la responsabile del servizio di home visiting Serena Kaneklin. «Capita anche ci chiamino strutture private come i nidi».

Si intuiscono situazioni difficili. Mamme che non si presentano agli appuntamenti presso i consultori o gli asili, non di rado minorenni, spesso di origine straniera (il 65% del target dell'home visiting, assistenza domiciliare, del Caf negli anni), e che vivono in famiglie conflittuali e a rischio di emarginazione sociale. Nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, una delle ultime storie di successo di prevenzione della onlus racchiude in sé parte di tutti questi fattori di rischio: «Lei italiana e minorenne, lui straniero ancora più giovane, legato a una baby gang», racconta Kaneklin. «Il tribunale dei minori era pronto a intervenire, ma la disponibilità della famiglia della ragazza a ospitare in casa e mantenere, seppure con fatica, la figlia e il neonato ha permesso l'invio di una nostra operatrice di sostegno. Per due ore, due giorni a settimana».

EVITARE L'INTERVENTO DEL TRIBUNALE. Bisogna saper entrare nelle case in punta di piedi, ma raramente le famiglie dicono no a una mano tesa gratuita. Ci sono madri con precedenti figli in affido che chiedono una seconda possibilità. Donne straniere che parlano poco italiano alle quali viene affiancato, nelle stesse quattro ore settimanali di sostegno, anche un mediatore linguistico-culturale. Nei casi più gravi, di conflitti già esplosi, il papà o il marito violento viene allontanato con l'intervento delle forze dell'ordine, e l'home visiting spesso non basta più. «Ma il punto», precisa la responsabile, «è che agendo prima si riescono a prevenire alcuni maltrattamenti, non si arriva al dramma familiare». La coppia mista di minorenni, seguita da alcuni mesi, reagisce bene: anche il ragazzo collabora al progetto e fa progressi.

Per ogni euro investito ne ritornano 3: la prevenzione ha il ritorno sociale migliore ed è il servizio meno costoso per lo Stato

Serena Kaneklin

Quando si entra in comunità o in una casa famiglia sono già accadute cose gravi. Le spese per lo Stato sono più alte e l'intervento, ormai riparatorio, è spesso tardivo: l'emarginazione è già in atto, i traumi possono diventare devianze e segnare giovani vite, a danno della società. «Il monitoraggio sull'impatto sociale ci dice che per ogni euro investito ne ritornano 3: la prevenzione, secondo lo studio, ha il ritorno maggiore ed è il servizio meno costoso per lo Stato». Ciò nonostante, commenta Kaneklin, l«'home visiting ancora non decolla». Per il Comune di Milano il Caf ha svolto cinque interventi di assistenza domiciliare in tre anni e circa il 95% della sua raccolta fondi proviene dai privati: elargizioni soprattutto di fondazioni, ormai il vero motore del welfare gratuito in Italia, terzo Paese in Europa per donazioni dopo Regno Untio e Germania.

LA PROPOSTA DI LEGGE. Oxford Economics stima che entro il 2025 in Italia il divario tra risorse pubbliche e domanda di servizi di welfare arriverà a 70 miliardi di euro. Caf onlus ha partecipato alla stesura, da parte del Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'Infanzia (Cismai), delle linee guida sull'home visiting presentate a Roma questo novembre e parte di una proposta di legge ora in parlamento. Se il testo passasse, il trend si potrebbe invertire: i dati sulla lotta alle violenze contro minori non sono confortanti, e non solo in Italia: «Il 15% dei Paesi nel mondo investe nella prevenzione di abusi sessuali infantili», ricorda la responsabile di Caf, «e solo il 23% nell'assistenza domiciliare». Intercettare famiglie a rischio non è facile. Bisogna saper cogliere i segnali delle donne, i loro silenzi e gli operatori sociali sono un'efficace goccia nel mare.

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