Dj Fabo, l'8 novembre processo a Cappato
13 Febbraio Feb 2018 1552 13 febbraio 2018

Perché la sentenza Cappato può essere storica per l'eutanasia

Un'assoluzione perché «il fatto non costituisce reato» renderebbe più semplice l'accompagnamento dei malati in Svizzera. I radicali: battersi perché il prossimo parlamento discuta la legge di iniziativa popolare.

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Mercoledì 14 febbraio la Corte di Assise di Milano emetterà la sentenza del processo contro Marco Cappato, accusato di aver accompagnato Fabio Antoniani (conosciiuto da tutti come Dj Fabo) in Svizzera per accedere al suicidio assistito, dopo che un incidente d'auto nel 2014 l'aveva reso paraplegico e cieco. Antoniani è morto nella clinica Dignitas vicino a Zurigo il 27 febbraio del 2017, dove era stato accompagnato (su sua richiesta) dall'esponente radicale. Al ritorno dalla Svizzera, il leader dell'associazione Luca Coscioni si era autodenunciato in base all'articolo 580 del codice penale che punisce «chiunque determina altri al suicidio o rafforza l'altrui proposito di suicidio». Con questo atto di disobbedienza civile, intendeva ottenere una modifica della legge e l'approvazione di una normativa sul fine vita.

Il 17 gennaio il pm Sara Arduini ha chiesto l'assoluzione: «Cappato non ha rafforzato il proposito suicidario di Fabiano, ha semplicemente rispettato la sua volontà», ha spiegato la giudice nella sua arringa, proponendo in via subordinata una questione di legittimità costituzionale. Ora la parola passa alla Corte d'Assise che potrà scegliere una di queste quattro strade:

1. Cappato può essere condannato per aver favorito e istigato - oppure solamente favorito - il suicidio di Dj Fabo, confermando così il divieto che blocca molte famiglie e amici di persone malate dall'aiutare i propri cari che chiedono di poter accedere al suicidio assistito, in Svizzera e tanto più in Italia.

2. I giudici possono scegliere di interpellare la Corte Costituzionale sull'articolo 580 del codice penale: si aprirebbe così una finestra per ottenere l'abrogazione o la modifica della norma che punisce l'istigazione al suicidio per incostituzionalità, aprendo così la possibilità per i malati di ottenere legalmente l'assistenza per morire senza soffrire anche in Italia.

3. Cappato può ottenere l'assoluzione per non aver commesso il reato: una pronuncia di questo genere potrebbe essere un precedente importante per chi chiede di poter essere accompagnato all'estero senza conseguenze negative per chi l'accompagna, ma di fatto lascerebbe intatti i divieti nel nostro Paese.

4. Cappato può ottenere l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato: in questo caso la sentenza, secondo i radicali, avrebbe una portata storica, perché aprirebbe la strada all'assitenza medica a una morte volontaria anche in Italia.

LA BATTAGLIA PER L'EUTANASIA LEGALE. «Piuttosto che essere assolto per un aiuto giudicato irrilevante, mentre è stato determinante», aveva detto Cappato nelle dichiarazioni ai termine delle udienze, «preferirei essere condannato. Altro sarebbe essere assolto per incostituzionalità del reato. Perché altrimenti si accetterebbe che solo chi è in grado di raggiungere la Svizzera può essere libero di scegliere». I radicali, tuttavia, pensano anche che «per avere regole certe, senza bisogno di passare dai tribunali, bisognerà battersi affinché il prossimo parlamento discuta la proposta di legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale depositata quattro anni e mezzo fa da 67 mila cittadini».

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