Australia: si farà sondaggio unioni gay
14 Maggio Mag 2018 1619 14 maggio 2018

Diritti Lgbt, Italia in fondo classifica

Nell'annuale report di Ilga il nostro Paese è al 32esimo posto, superato anche da Albania e Montenegro. Colpa delle discriminazioni in campo famigliare e della mancanza di leggi contro l'omofobia.

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Nonostante la legge sulle unioni civili e i parziali riconoscimenti per le famiglie arcobaleno nei tribunali, l'Italia che si appresta a essere governata da Lega Nord e Movimento Cinque Stelle è uno dei Paesi meno gay-friendly d'Europa secondo la tradizionale classifica stilata da Ilga Europe, l'associazione che raggruppa il movimento Lgbt europeo.

AL 32ESIMO POSTO. Su un totale di 49 Paesi esaminati, il nostro si pone al 32esimo posto con un punteggio del 26,67%, dove il 100% indica il massimo livello di tutele e lo zero la totale assenza. A pesare sul punteggio tricolore è soprattutto la mancanza di qualsiasi legge che punisca i crimini e i discorsi di odio nei confronti delle persone Lgbt: davanti all'Italia ci sono Paesi come la Slovacchia, il Kosovo, la Bosnia Erzegovina, il Montenegro.

IL PRIMATO DI MALTA. I primi tre Paesi, invece, sono Malta, Belgio e Norvegia, seguiti poi da Regno Unito, Finlandia, Francia e Portogallo.

La classifica stilata da Ilga Europe aggrega sei diversi campi di interesse: eguaglianza e non-discriminazione, famiglia, leggi contro l'omofobia, riconoscimento legale delle persone transgender, libertà di associazione ed espressione, asilo politico concesso per orientamento e identità sessuale. Qui è possibile esplorare i punteggi ottenuti da ogni Paese in ogni campo.

NIENTE LEGGI CONTRO L'OMOFOBIA. L'Italia ottiene un punteggio del 100% sulla libertà di espressione – come d'altra parte gran parte dei Paesi esaminati, esclusa Turchia, Russia e Paesi satelliti – ma ha uno 0% nel campo delle leggi contro l'omofobia e un 4% nelle leggi anti-discriminazione. Una legge contro l'omofobia, in particolare, era stata proposta nella scorsa legislatura da Ivan Scalfarotto, ma non ha mai passato l'esame del Parlamento ed è stata contestata sia dai gruppi Lgbt che dai gruppi oltranzisti cattolici, per motivi opposti. Secondo i primi non avrebbe impedito discorsi d'odio basati su giudizi religiosi e politici, secondo i secondi avrebbe ridotto la libertà di opinione.

Anche a livello di tutela della famiglia, l'Italia paga rispetto ad altri Paesi il mancato riconoscimento del matrimonio (le unioni civili hanno livelli di tutela minore) e, in particolare, il divieto di adozione per le coppie omosessuali e il mancato riconoscimento dei figli alla nascita delle coppie omosessuali. Il report è stato preparato prima delle decisioni dei Comuni di Torino e Bologna di compilare certificati di nascita con due genitori dello stesso sesso. In precedenza altri Comuni avevano preso la stessa decisione, ma solo trascrivendo certificati di nascita di altri Paesi dove già comparivano due genitori omosessuali.

IL PRIMATO DELL'UMBRIA. Nel breve testo che accompagna l'esame della situazione nel nostro Paese, Ilga scrive che «il tema della tutela della famiglie rimane preminente» e che è stato affrontato da diversi tribunali e giudici. Rilevante, in questo campo, i giudizi secondo cui a prevalere deve sempre essere il diritto del bambino a vedersi riconoscere come genitori le persone che l'hanno voluto far nascere e con cui sta crescendo. Viene citata, inoltre, la legge della Regione Umbria contro l'omofobia che, viene spiegato, potrebbe spingere il Parlamento ad approvare una legge nazionale in tal senso. Difficile, in realtà, con l'attuale composizione del Parlamento.

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