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musica & affari
15 Novembre Nov 2010 1613 15 novembre 2010

Jay-Z, re Mida dell'hip hop

Il rapper ora pubblica un'autobiografia. Sponsorizzata.

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Di Gea Scancarello

Qualcuno ci mette il cuore, altri lo fanno per i soldi. I più bravi, di solito, entrambe le cose. E Jay-Z, rapper, produttore, milionario, imprenditore e, per non farsi mancare niente, anche marito della sex symbol Beyoncè, in questo senso appartiene alla categoria dei fuoriclasse.
La sua autobiografia, Decoded, esce il 16 novembre in tutto il mondo: racconto per indizi della nascita di 36 canzoni che lo hanno reso celebre, attraverso luoghi e situazioni cui si è ispirato. In poche parole, una “genesi” dell'hip hop attesa con religioso fanatismo da pletore di devoti.
Eppure, i più impazienti per il libro albergano lontano dalle strade di Brooklyn e Harlem dove la parola di Jay-Z vale quanto quella del Messia. Con un filo rosso tra Parigi, Firenze e la Silicon valley, Frida Giannini e Steve Ballmer, rispettivamente direttore creativo di Gucci e chief executive officer (ceo) di Microsoft, da giorni parlano al telefono convulsamente: sul progetto hanno investito energie, attenzioni, creatività e una montagna di denari. Perché quando Jay-Z ha un’idea, il registratore di cassa parte in automatico.

1 milione di dollari dalla Silicon Valley

Il gigante informatico creato da Bill Gates ha investito nel progetto letterario del fuoriclasse 1 milione di dollari. Soldi finiti nella realizzazione di una sezione dedicata all'interno del motore di ricerca Bing, grazie alla quale gli appassionati possono cercare su una cartina geografica i posti che hanno contribuito alla nascita dei 36 pezzi di cui Jay-Z racconta la storia.
Rispondendo a domande mirate, si rintracciano sulla mappa alcune “pagine” del libro nascoste tra le pieghe delle rete; l’individuazione di ognuna dà diritto a riceverla sul serio, autografata dal rapper. Oltre, ovviamente, a poter comprare il libro sul sito Bing, a vincere prodotti Microsoft e a creare traffico sul motore di ricerca che ha molto bisogno di assestare un colpo secco allo strapotere di Google.
Anche Gucci ha scommesso parecchio sull'autobiografia. Le boutique del gruppo sono tra i luoghi cui conducono le ricerche su Bing in qualità di fonte di ispirazione per i testi del cantante (chiedersi quando il rap ha smesso di essere cosa da gente di strada è ormai assai ozioso). Frida Giannini ha disegnato, per il lancio, una giacca di pelle sulla cui fodera interna è riprodotta una pagina di Decoded: oggetto destinato a diventare status symbol tra le Fifth Avenue e Rodeo Drive, ma anche traino di un concorso per vincere copie autografate, recarsi nei negozi della maison, far parlare di sé.

Patrimonio personale: 450 milioni di dollari

Con un patrimonio stimato di 450 milioni di dollari, Jay-z è uno degli uomini più ricchi d'America.

Il cuore e i soldi, si diceva. Il ghetto, la musica, i fratelli neri; e poi le Bentley, le ville, i megashow, i gioielli. Chi pensa che siano incompatibili, non sa niente di Jay-Z.
Al secolo Shawn Carter, 41 anni a dicembre, figlio di un padre spacciatore e di una madre che difficilmente riusciva a mettere insieme il pranzo con la cena, il prodigio dell’hip hop ha autoprodotto il primo disco nel 1996, a 26 anni. Da allora, ne ha pubblicati 12, tutti entrati al primo posto delle classifiche di Billboard (record battuto solo dai Beatles); ha vinto 10 premi Grammi, venduto 45 milioni di dischi e scoperto una mezza dozzina di artisti poi diventati celebrità.
Il magazine americanoTime lo ha inserito tra le 100 persone più importanti degli Stati Uniti; Forbes, bibbia della finanza a stelle e strisce, nel 2010 lo ha messo in copertina sul numero dedicato alle 400 persone più ricche d’America, con un patrimonio stimato di 450 milioni di dollari.

Il self made man del rap

Nessuno se ne stupisca, i soldi non vengono dalla musica: come è noto, diventare ricchi vendendo canzoni negli anni 2000 è quasi impossibile. Trasformarsi in imprenditori di se stessi è tutta un’altra cosa.
Jay-Z ha iniziato creando la Roc-A-Fella records, etichetta discografica indipendente. Una scelta obbligata: nessun altro era disposto a produrgli un disco. Dopo il successo dell’album Reasonable doubt, però, dietro alla porta del suo ufficio c’era la fila di manager pronti a fargli firmare un contratto. Al posto di farlo, nel 2005 il manager in erba scelse di fondere la Roc-A-Fella con la Def Jam, casa di tutte le più grandi star dell’hip hop. Tenendo per sé la poltrona di presidente e i diritti su tutte le proprie canzoni: un accordo del peso di qualche milione di dollari per decenni a venire.
Due anni dopo, ormai impratichitosi con il business, Jay-Z ne pensò un’altra. Siglò un accordo con Live Nation, l’azienda che vendeva i biglietti per il 90% dei concerti degli Stati Uniti, per creare la Roc Nation, una società di consulenza per la produzione di dischi, la scoperta e la gestione di artisti, la vendita dei loro show.
Il capitale, 25 milioni di dollari iniziali e 5 milioni ogni anno successivo, erano a carico di Live Nation; il cantante ci metteva il fiuto nello scouting di talenti e tutti i proventi sarebbero stati divisi a metà. Risultato: il lancio di Rihanna, la black star più venerata della scena. La gestione di concerti di Kayne West, altro big della musica. Un album firmato dallo stesso Jay-Z. La scoperta di Willow Smith, nove anni, figlia dell’attore Will Smith. E l’elenco potrebbe continuare.

Non di solo musica: dall’Nba ai ristoranti

Decoded non rivela dove Jay-Z abbia messo tutti i soldi, ma una veloce ricognizione dei mercati sì.
Il manager-rapper si è infilato nella Nba, la lega di basket americana, comprando una quota dei New Jersey Nets (il resto della franchigia è di proprietà di Mikhail Prokhorov, oligarca russo).
Ha aperto una catena di ristoranti dove ci si siede a guardare le partite, la 40/40 Club. Ha acquistato un bistrot à la page nel Greenwhich Village, frequentato da celebrità che vanno da Lou Reed ai giornalisti del celeberrimo New Yorker. È diventato azionista del colosso informatico Hp. Ha creato e poi rivenduto per 204 milioni di dollari il marchio di abbigliamento Rocawear. Infine, possiede insieme alla designer Lisa Price, la linea di bellezza Carol’s Daughter.
«I’m the new Sinatra, and since I made it here I can make it everywhere» («Sono il nuovo Sinatra, e come ce l’ho fatta qui posso farcela ovunque»), recitava il suo ultimo tormentone estivo, Empire state of mind. Più che un modo per automotivarsi, una fotografia dello stato del suo conto in banca.

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