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caso Fastweb
25 Novembre Nov 2010 1755 25 novembre 2010

Scaglia, difesa a fumetti

Un ebook a favore dell'ex manager delle telecomunicazioni.

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Di Adelaide Pierucci

Addio ai vecchi sistemi di difesa, arringhe chilometriche e squadre di avvocati a caccia di cavilli. Per farsi assolvere prima dalla piazza, piazza Italia, e poi in aula, Silvio Scaglia, il fondatore di Fastweb, da sette mesi agli arresti per l'inchiesta delle frodi Carosello con 80 indagati su un presunto maxi riciclaggio da due miliardi di euro, ha scelto la tecnologia (il suo forte) e una penna fine, quella di Vincino.
Ed è ecco qua l'ebook dei sogni. Il libretto online che ogni imputato vorrebbe sventolare sul web e, perché no, far circolare pure in tribunale. Semplice, diretto, colorato, poche parole, quelle giuste. Ventotto pagine più allettanti di un fumetto.
Titolo, «Il caso Scaglia» e una vignetta in prima pagina che è tutto un programma. Si vede un aeroplanino con un tipo con gli occhialetti a bordo (l'imputato). «Pericolo di fuga?». E sotto: «Il vero pericolo nel caso Scaglia è il pericolo di rientro». Il resto è cronaca: il fondatore di Fastweb sapendo che era destinatario di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere rientrò spontaneamente in Italia dalle Antille, con volo privato, per consegnarsi ai magistrati: così il 26 febbraio 2010, è finito direttamente in gattabuia.
Ma non da solo. Con parecchi altri big. Come Stefano Mazzitelli, ex amministratore delegato di Telecom Italia Sparkle Stefano, per rimanere nel ramo della telefonia. E il faccendiere nero Gennaro Mokbel, ideatore non solo delle truffe nel ramo ma anche (nell'ambito della stessa inchiesta) della elezione-truffa in Senato del suo commercialista, Nicola Di Girolamo (che in galera è finito più tardi, perché il Parlamento si oppose).

Una campagna di sostegno realizzata a più mani

Naturalmente dell'ebook, scritto ad hoc sul web dal 23 novembre data della prima udienza del processo, non è l'imputato che se ne occupa in prima persona ma un blog che porta il suo nome.
Per Vincino è stata una scommessa, a quanto pare vinta. Ha chiuso il libretto con uno schizzo che lo raffigura con una grossa penna sulla spalla e una targa «disegnatore a difesa»: «Finalmente un futuro della satira». Le sue battute, a torto o a ragione, strappano risate.Scaglia resta dentro (prima in carcere e poi ai domiciliari con possibilità di affacciarsi al balcone della sua casa in Val d'Aosta) dopo 272 giorni di carcere preventivo: il blog conta giorni, ore, minuti e secondi.
Perché? Il tema della reiterazione del reato (uno dei tre cardini della custodia cautelare in carcere, viene così liquidato: «Siccome prove contro Scaglia ancora non ne hanno...Hanno il terrore che le trovi prima Scaglia che loro».
Un lavoro complesso per le menti del blog. Si prova anche a spiegare la presunta trappola di un giro vorticoso di Iva e di società cartiere in Italia e all'estero paragonando il manager a Galilei: «Sempre difficile fare lo scienziato in Italia». Ecco cosa racconta al riguardo una delle dodici vignette di Vincini: «Scaglia aveva una bella botteghina di telefonia. Un giorno alcuni sconosciuti gli comprarono qualche chilo di telefonate regolarmente. Fastweb paga regolarmente l'Iva e tutte le tasse. Questi tipi invece si rivendono le telefonate senza pagare l'Iva... Fastweb che ne poteva sapere?». Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo ha dovuto districarsi su 135 faldoni di atti invece per lavorare sul caso, mentre il gip Aldo Morgigni ha firmato un'ordinanza di custodia cautelare per 56 indagati con più di 500 pagine.

Una difesa serrata: Fastweb come Galileo

Non a caso sull'ebook «Il Caso Scaglia» le bordate più forti sono quelle rivolte ai magistrati: «La prova della sua pericolosità? Il fatto che in 7 mesi non abbiamo trovato una prova è la prova!».
Ed ancora: «Poi siccome è bravo e intelligente se lo liberiamo in pochi mesi può inventarsi un'altra Fastweb con altri 5.000 dipendenti». «Orrore». E per finire la didascalia: «I pm del secolo, altro che caso Tortora e caso Dreyfus. Siamo al processo a Galileo».
Il gip Aldo Morgigni nell'ordinanza parlò, invece, di truffa colossale italiane. Alcuni stralci: «Fastweb s.p.a., ha svolto la funzione di cassa di liquidità dalla quale sottrarre l’Iva dalla stessa dovuta allo Stato». «Sotto questo punto di vista l’eccezionale entità del danno arrecato allo Stato, la sistematicità delle condotte, la loro protrazione negli anni e la qualità di primari operatori di borsa e mercato di Fastweb e Tis consentono di ritenere l’intera vicenda una delle più colossali frodi poste in essere nella storia nazionale».
Ma la tesi di Scaglia, di silvioscaglia.it, dell'ebook e della pagina Fastweb (con più di 400 amici) dedicata al manager è un'altra: Scaglia è vittima della truffa. Intanto i legali di Fastweb e di Tis nell'udienza del 23 novembre hanno chiesto la costituzione di parte civile per ottenere il risarcimento danni. I giudici di Roma decideranno per l'udienza dell'11 dicembre.
Scaglia sarà in aula e anche lo staff di silvioscaglia.it, hanno promesso ai lettori di tenere tutti informati. Un tema delicato quella della costituzione di parte civile. La procura di Roma, a suo tempo, aveva fatto richiesta formale di commissariamento delle due società, che secondo il sistema ricostruito dai magistrati, gonfiavano la fatturazione con servizi inesistenti per accumulare denaro su conti esteri.
La richiesta di commissariamento era motivata dalla «mancata vigilanza» ed è stata fatta sulla base della legge 231 del 2001 che prevede sanzioni per quelle società che non predispongono misure idonee a evitare danni all’intero assetto. La questione quindi è calda. E potrebbe portare non in maniera diretta ad alleviare responsabilità.
Per i fan di Scaglia invece è tutto più semplice: l'accusa si regge tutto sul fatto che «Silvio Scaglia non poteva non sapere». Ma, a parere loro, «lui non sapeva nulla e per davvero».

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