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L'intervista
30 Novembre Nov 2010 0611 30 novembre 2010

Bill Emmott su Wikileaks

Assange non fa male al Cavaliere.

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di Gea Scancarello

La fine del Cavaliere l’ha predetta più volte. Ma di una cosa Bill Emmott è certo: non arriverà per mano di Wikileaks (leggi l'articolo). Come faccia l'ex direttore dell'Economist, e giornalista tra i più accreditati al mondo, a esserne così sicuro è presto detto: conosce la materia più e meglio di decine di analisti italiani.
Quando era direttore del settimanale inglese creò un caso internazionale con la copertina “Perché Berlusconi non è adatto a guidare l’Italia”, giusto un paio di settimane prima del voto del 2006 (le urne, per la cronaca, gli diedero ragione: vinse Prodi). E, di recente, dopo aver lasciato il giornale che ha guidato dal 1993 al 2006, Emmott è tornato sull’argomento con un libro: Forza Italia. Come ripartire dopo Berlusconi (Rizzoli).
Silvio, insomma, è più di una sporadica frequentazione giornalistica per lo scrittore. Tanto da permettergli di commentare: «C’è qualcosa che non sapevamo in ciò che ha divulgato Assange?». In effetti no.

Domanda. Eppure vedere alcuni giudizi nero su bianco fa un certo effetto.
Risposta. Credo che soprattutto sbugiardi le continue dichiarazioni del premier: il suo dichiararsi il più amato, il più bravo, il più influente. Niente di pericoloso: è semplicemente ridicolo.
D. Gli italiani cambieranno idea?
R. Lo dubito. I giornali li leggono in pochi, e Mediaset è in grado di lavare via qualsiasi rivelazione di Wikileaks. Che, lo sottolineo, non aggiunge nulla di nuovo al quadro.
D. Il ministro degli Esteri Frattini ha parlato di complotto contro l’Italia.
R. Anche questo è ridicolo, quasi esilarante. Oltretutto, dubito fortemente che i servizi segreti, italiani o di altri Paesi, abbiano tempo di occuparsi di Berlusconi: hanno cose più importanti da fare.
D. Allarghiamo lo sguardo al resto del mondo. La pubblicazione dei cable raccolti da Assange è davvero così grave come dicono in molti?
R. Credo che il danno sia più sul versante della sicurezza dei sistemi informatici che sul contenuto delle informazioni stesse. Le comunicazioni non sono sufficientemente protette, è evidente. D’ora in poi tutti dovranno stare molto più attenti a quello che dicono.
D. Gli equilibri del Medio Oriente potrebbero essere danneggiati dalla scoperta di una coalizione anti Iran?
R. Diciamo che si confermano dei sospetti: tutti intuivano per esempio che l’Arabia Saudita volesse ridimensionare Ahmadinejad. E non creda: anche gli spionaggi all’Onu non sono certo una novità.
D. Insomma, assolve Julian Assange.
R
. Non credo che sia un criminale, moralmente no. Al limite è uno molto pieno di sé, si sente il più grande uomo dell’high tech di tutti i tempi. Poi, probabilmente, il fatto che i suoi informatori abbiamo tecnicamente violato una rete informatica e diffuso notizie riservate potrebbe definirli come criminali. Ma se questo è il criterio anche gli informatori di Woodward e Bernstein durante il Watergate lo furono.
D. Se fosse stato ancora direttore dell’Economist avrebbe pubblicato queste informazioni?
R.
Se me le avessero date in esclusiva sì. Ritengo che i primi documenti, quelli sull’Afghanistan, non andassero divulgati: è stato un gesto irresponsabile perché ha messo in pericolo le truppe e gli informatori. I media dovrebbe comunque sempre avere la vita umana come primo valore.
D. Il bersaglio di Assange, prima di qualsiasi altra cosa, è l’America. Viene quasi il sospetto che ci possa essere qualche grande interesse dietro a Wikileaks. Lei lo ritiene possibile?
R. Non ne ho idea. La sua domanda è ragionevole se si pensa che Wikileaks non ha un modello di business. Chiedersi con quali mezzi il sito si sostenga e perché è normale, ma nessuno conosce la verità su Assange e le sue disponibilità. Di certo c’è solo che ce l’ha con gli States.
D. Eppure nell’amministrazione Usa c’è stata una svolta con l’arrivo di Obama. Non abbastanza per i paladini della libertà?
R. Chi nel 2008 voleva annientare Bush oggi ha gli stessi identici motivi per avercela con Obama: non ha chiuso Guantanamo, non ha lasciato l’Afghanistan, non ha finito del tutto nemmeno con l’Iraq.
D. Obama dovrebbe proteggersi?
R. Lui e Hillary Clinton devono semplicemente aumentare la sicurezza del dipartimento di Stato. Il resto sono cose imbarazzanti, ma niente di realmente grave. Almeno finora.
D. E l’Italia? Da noi che succederà secondo lei?
R. Immagino che andrete a votare in primavera. Il risultato dipenderà tutto dalla capacità di unirsi dei partiti di centro. Ma credo che Berlusconi potrebbe perdere il governo, pur mantenendo una grande influenza politica.

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