I guardiani della no-fly zone
La guerra in Nord Africa 24 Marzo Mar 2011 2101 24 marzo 2011

Libia, la Nato al comando

Convinta la Turchia. Ma resta anche la missione Onu.

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Un pilota italiano alla cabina di guida del suo caccia Eurofighter Typhoon 2000 nella base di Trapani Birgi aria. Il 20 marzo 2011 aerei da guerra occidentali e arabi sono atterrati sulle basi aeree italiane, punto di sosta fondamentale per le forze della coalizione che dovranno imporre una no-fly zone sui cieli libici (foto Getty).

L'accordo diplomatico finalmente c'è. Vinta la resistenza della Turchia, che si era opposta al passaggio di poteri nelle mani dell'Alleanza Atlantica, il comando delle operazioni libiche passerà lunedì alla Nato. Tuttavia, l'ampiezza del mandato non è ancora chiara: si discute sulla possibilità di un possibile uso di truppe su terra. E il segretario generale Anders Fogh Rasmussen ha fatto sapere che in un primo momento convivranno due missioni parallele. Alla coalizione dei volenterosi, cui si sono giunti gli Emirati Arabi Uniti con 12 aerei, spetterà il compito di continuare a proteggere i civili, anche con bombardamenti alle forze di Muammar Gheddafi. La Nato farà invece rispettare l'interdizione dei voli sopra la Libia.

Il fronte bellico

Sul campo di battaglia continuano le incursioni delle forze armate della coalizione anti-Gheddafi e gli scontri tra i miliziani del regime del dittatore libico e gli insorti.Nel sesto giorno dell'operazione Odissey Dawn i caccia francesi in sorvolo sulla Libia per far rispettare la no-fly zone hanno abbattuto il primo caccia dell'aviazione libica. Nuovi raid aerei hanno colpito tra l'altro, anche Tajura, uno dei sobborghi di Tripoli. La coalizione internazionale ha condotto intensi raid aerei anche sulla città di Sabha, 750 km a sud di Tripoli, feudo della tribù a cui appartiene Gheddafi.
GLI INSORTI RICONQUISTANO PORTO MISURATA. Gli insorti, dal canto loro, nel pomeriggio hanno comunicato di avere ripreso il «completo controllo» del porto di Misurata, una delle città simbolo della rivolta anti-Gheddafi e dove le truppe fedeli al Colonnello anche nelle ultime ore avevano condotto diverse azioni di repressione. «Le navi della coalizione internazionale si stanno avvicinando al porto della città» ha spiegato Ahmed Beny, uno dei portavoce delle forze antigovernative.
Nel pomeriggio di giovedì si è appreso che la Corte penale internazionale dell'Aja condannerà sicuramente il raìs e gli esponenti del suo governo per crimini contro l'umanità.

A Misurata 109 morti e 1300 feriti

Una postazione dei ribelli libici nei pressi di Misurata (foto Getty).

Continuano raid e bombardamenti in varie zone del paese e a Misurata, dove le forze fedeli al Raìs e i ribelli si fronteggiano da giorni, fonti sanitarie hanno reso noto un bilancio delle vittime: 109 morti e 1.300 feriti. Dall'altra parte Tripoli denuncia i morti dovuti ai bombardamenti alleati. Le forze governative libiche proseguono la loro offensiva contro Misurata, terza città del Paese, con l'ausilio di carri armati e tiratori scelti. E le truppe fedeli al leader libico occupano la strada principa le della città e alcune vie adiacenti dove i cecchini appostati sui tetti sparano contro la popolazione.
DURISSIMI SCONTRI IN TUTTO IL PAESE. Nel resto del Paese si segnalano ancora durissimi scontri e attacchi: «Continuano i bombardamenti della compagine occidentale in terra libica», riportano gli ufficiali fedeli a Muammar Gheddafi (il suo bunker è stato nuovamente bombardato) sulla strage avvenuta nell'ospedale di Tripoli. L'agenzia ufficiale del Paese, Jana, mercoledì aveva parlato di un «numero importante» di vittime nella periferia orientale della capitale, nell'area di Tajra, in seguito ai raid aerei della coalizione internazionale.
Gli uomini del Colonnello hanno mostrato ai giornalisti 18 corpi carbonizzati, di militari e civili. Nelle ultime 12 ore sono state nove le forti esplosioni udite dagli abitanti provenire dal quartiere. L'agenzia di stampa accusa: «Hanno preso a bersaglio un quartiere residenziale facendo un numero importante di morti fra i civili».
HAM:REGIME HA ANCORA CAPACITÀ PER DIFENDERSI. «Sembra che ancora ci sia capacità offensiva da parte del regime ma noi continuiamo a colpire. Durante la settimana trascorsa dovevamo colpire delle postazioni militari fisse ma ora invece siamo passati a una fase di dynamic-target cioé delle postazioni che si spostano continuamente messe in campo dal regime e queste sono più difficili da colpire soprattutto perché la nostra priorità è quella di non colpire vittime civili». Lo ha detto il generale americano Carter Ham, comandante dell'Us Africa Command, che coordina le operazioni in Libia, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta giovedì 24 marzo nella base militare di Sigonella. Ham ha sottolineato che l'obiettivo della missione dell'operazione è quella di «proteggere i civili».
OBIETTIVO È PROTEGGERE CIVILI. «Sono sicuro che chi sta operando» ha continuato Ham « sta seguendo una logica di precisione assoluta per cercare di non colpire i civili. Sono assolutamente sicuro che i piloti stiano eseguendo questa operazione con precisione quasi chirurgica ma il regime invece sta colpendo diversi civili e questo è inaccettabile».

Il comando alla Nato

L'accordo raggiunto tra gli alleati sul ruolo della Nato nelle operazioni militari in Libia, prevede l'assegnazione all'Alleanza del coordinamento militare e la costituzione di una cabina di regia tra tutti i paesi che partecipano alle operazioni, sul modello della missione Isaf condotta in Afghanistan.
«Era esattamente quello che l'Italia chiedeva e anche se si tratta di un'intesa politica preliminare il nostro giudizio è certamente positivo perché» si osserva alla Farnesina « si tratta di un comando unico che evita una moltiplicazione di comandi».
LA CLINTON SEGUE LE OPERAZIONI. Per trovare l'accordo sul passaggio della guida delle operazioni in mano all'Allenza, vi sono stati colloquio tra il segretario di Stato americano, Hillary Clinton,e i colleghi della comunità internazionale, tra cui ministri di Gran Bretagna e Turchia, e che l'accordo potrebbe essere operativo «entro un paio di giorni».
GERMANIA CHIEDE EMBARGO PETROLIFERO. La Germania, che si è chiamata fuori dall'intervento armato in Libia, ha proposto che l'Unione europea rafforzi le sue sanzioni nei confronti della Libia, decretando in particolare 'un embargo petrolifero totale' e restrizioni commerciali, mentre altri Paesi auspicano un riconoscimento più chiaro della rivolta da parte dell'Europa.

Nessuna minaccia in Italia

Allerta al massimo livello dei servizi segreti dall'inizio dell'intervento militare in Libia per prevenire possibili azioni terroristiche contro l'Italia, ma finora non sono arrivate segnalazioni attendibili su minacce specifiche. E' quanto avrebbe detto De Gennaro, ascoltato oggi in audizione per circa un'ora dal Copasir, dove ha fornito un'informativa di aggiornamento sulla situazione della Libia e degli altri Paesi del Nordafrica.
INTENSO SCAMBIO DI INFORMAZIONI. Lo scambio di informazioni con l'intelligence degli altri paesi è stato intensificato, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa), formato da 007 e forze di polizia, è riunito in permanenza al Viminale per valutare con attenzione possibili minacce alla sicurezza nazionale e decidere gli interventi di prevenzione. Per ora, avrebbe comunicato De Gennaro, non ci sono stati segnali seri.
Ma, naturalmente, la situazione è molto fluida e l'evoluzione dello scenario in Libia è seguito molto attentamente per i riflessi che può avere sull'Italia che, facendo parte della coalizione militare, è entrata nel campo dei nemici di Gheddafi.
SVILUPPI IMPREVEDIBILI. Gli sviluppi sono imprevedibili e potrebbero essere preoccupanti. Gli agenti segreti italiani avevano contatti consolidati con i loro colleghi libici, visti gli enormi interessi economici dell'Italia nel Paese nordafricano. L'intervento militare ha però cambiato le cose. Rapporti sono stati comunque instaurati anche con gli insorti della Cirenaica. Il cui fronte, tuttavia, è frastagliato, con zone d'ombra.
Vengono poi monitorati i sostenitori del rais presenti nel Paese, così come gli ambienti del fondamentalismo islamico che potrebbero attivarsi. Seguita attentamente anche la vicenda del rimorchiatore Asso 22, con otto italiani a bordo, sequestrato circa dieci giorni fa mentre era in acque libiche e condotto nel porto di Tripoli.

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