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VIVISEZIONE 15 Ottobre Ott 2011 1030 15 ottobre 2011

Animalisti sul tetto di un allevamento di beagle

Da più di un giorno cinque attivisti protestano contro Green Hill.

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Sono passate ormai ventiquattro ore ore da quando tre attiviste e due attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill sono saliti sul tetto dei capannoni dell'allevamento Green Hill a a Montichiari in provincia di Brescia, specializzato nella riproduzione di cani beagle destinati ai laboratori di vivisezione di tutta Europa.
SUL TETTO CINQUE ATTIVISTI. La protesta sul tetto e il presidio di centinaia di sostenitori che si sono alternati al raduno non-stop nella zona artigianale della cittadina bresciana, sono, secondo gli attivisti, «un modo per far sentire a tutto il mondo la voce di quei 2.500 cani prigionieri dei capannoni di Green Hill, destinati alla morte in un laboratorio di vivisezione». I cinque hanno passato la notte sul tetto, al freddo. Migliaia di sostenitori da tutto il mondo stanno seguendo la vicenda, ma gli animalisti italiani tengono a precisare di non essere degli eroi, ma comuni persone che per dare visibilità ad un problema nascosto come quello della vivisezione hanno deciso di fare questa azione. «È assurdo», hanno detto i manifestanti, «che siano cinque persone su un tetto a fare notizia e non 2.500 cani destinati alla vivisezione». Sabato alle 15 termina la protesta. E chi è ancora sul tetto deciderà «se e quando scendere». (vedi video sotto)
I DOVERI DI REGIONE LOMBARDIA. La questione Green Hill è stata dibattuta in diversi ambienti istituzionali, persino nel consiglio regionale e nella giunta regionale, «spesso con belle promesse» hanno detto dicono gli attivisti, «ma un deludente nulla di fatto». «La regione Lombardia», hanno sostenuto i rappresentanti del Coordinamento, «potrebbe chiudere questo allevamento da un momento all’altro, così come il sindaco di Montichiari Elena Zanola potrebbe ritirare la sua licenza». Il primo cittadino, dal canto suo, ha ribadito che «l’allevamento rispetta la normativa vigente», e che quindi «l’amministrazione comunale non ha alcuna facoltà di chiuderlo».

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