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IL CASO 25 Giugno Giu 2012 0858 25 giugno 2012

«La madre di Aldro? Faccia da c...»

Scritta choc dell'agente Forlani sul social.

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La madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, con il figlio minore Stefano.

Dopo sette anni e un'ultima sentenza, della corte di Cassazione che ha confermato la pena per i quattro agenti di polizia che le hanno ucciso il figlio nel 2005, la madre di Federico Aldrovandi, il giovane che ha perso la vita in seguito al pestaggio delle forze dell'ordine, si è sentita definire come una: «Faccia da culo».
Così Patrizia Moretti ha deciso di presentare ai carabinieri di Ferrara una «denuncia-querela per diffamazione e qualunque altro reato che sia ravvisabile» contro il gruppo-associazione Prima Difesa, gestore di una pagina Facebook in cui sono apparsi gli insulti rivolti verso la donna, alcuni proprio siglati da uno dei quattro poliziotti condannati, Paolo Forlani.
«È MORTO PER LA DROGA». La madre di Federico è stata definita come incapace di crescere il figlio che sarebbe morto non certo per un presunto pestaggio ma per altre cause, come ha sostenuto la fondatrice del gruppo, Silvia Cenni, ovvero «per la compressione del fascio di hiss, dovuta non a una botta ma all'assunzione di droga».
Ma lo scorso giovedì 21 giugno, la corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e sei mesi di reclusione per gli agenti di polizia Monica Segatto, Enzo Pontani, Paolo Forlani e Luca Pollastri accusati dell'omicidio colposo di Federico Aldrovandi.
IL PM: «TRAUMA A TORACE CHIUSO». E il pm Gabriele Mazzotta ha sottolineato proprio l'irrilevanza della droga nel suo decesso che è avvenuto invece «per il trauma a torace chiuso» che gli hanno procurato gli agenti.
Il ragazzo era stato ritrovato a gironzolare all'alba da solo nel luglio del 2005 e sotto effetto di droga: in pochi minuti successe il pestaggio e Federico perse la vita.

Forlani: «Noi paghiamo per le colpe di una famiglia»

Gli agenti sono stati condannati in tre gradi di giudizio e ora sono fuori dal carcere grazie all'indulto di tre anni ma pare almeno uno di loro sia ancora convinto di volere altra giustizia.
Nella pagina Facebook querelata infatti molti dei commenti sono proprio di Paolo Forlani: «Che faccia da culo aveva sul Tg, una falsa e ipocrita, spero che i soldi che ha avuto ingiustamente (2 milioni di euro, risarciti dal ministero degli interni alla famiglia Aldrovandi, ndr) possa non goderseli come vorrebbe, adesso non sto più zitto dico quello che penso e scarico la rabbia di sette anni di ingiustizie».
«NOI NON LO ABBIAMO UCCISO». E ancora Forlani ha scritto: «Vedete gente, non puoi fare 30 anni questo lavoro ed essere additato come assassino solo perché qualcuno è riuscito a distorcere la verità, io sfido chiunque a leggere gli atti e trovare un verbale dove dice che Federico è morto per le lesioni che ha subito» aggiungendo «ma noi paghiamo per le colpe di una famiglia che pur sapendo dei problemi del proprio figlio non ha fatto niente per aiutarlo, mi fa incazzare un pochino e stiamo pagando per gli errori dei genitori, massimo rispetto per Federico ma mi dispiace, noi non lo abbiamo ucciso».
LA MADRE: «VOGLIO DIRE BASTA». Non appena sono apparsi questi commenti Patrizia Moretti ha deciso di presentare denuncia: «Tutto questo è una cosa preoccupante. Si sono permessi di dire di tutto sul nostro conto, anche dopo la sentenza della Cassazione. È la prima volta che presento una querela in questa lunga vicenda, l'ho fatto per dire basta, dopo la sentenza definitiva, alle offese che riceviamo» ha commentato.

Il ministro Severino: «Questo tipo di comportamento è doppiamente grave»

Solidarietà assoluta a Patrizia Moretti è giunta dal ministro della giustizia Paola Severino.
La vicenda del poliziotto condannato per l'omicidio di Federico Aldrovandi che ha insultato la madre del ragazzo, «é doppiamente grave».
Questo quanto affermato il 25 giugno dalla Severino.
«È necessario stigmatizzare questo tipo di comportamento che è doppiamente grave, perché non è rispettoso di una sentenza definitiva di condanna, ed è grave e riprovevole perché colpisce il dolore di una madre che ha visto morire il proprio figlio e si vede per giunta insultata», ha affermato il ministro in un'intervista a Sky News 24 a Washington, dove si trova per una visita di tre giorni.
«GRANDE SOLIDARIETÀ». Nella questione il ministero della giustizia non ha i mezzi per intervenire, se non «esprimendo grande solidarietà a questa madre che ha portato avanti l'iniziativa processuale e ha visto la giustizia muoversi nel senso da lei auspicato», ha detto ancora la Severino.

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