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L'AMMISSIONE 26 Luglio Lug 2012 1807 26 luglio 2012

Monti: «Abbiamo creato generazione perduta»

Il premier sui giovani: «Non ripetiamo gli errori del passato».

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Mario Monti.

La generazione di Mario Monti ha creato un'altra generazione, quella degli attuali giovani, che è ormai «perduta».
Lo ha ammesso lo stesso premier in un'intervista a Sette, in cui ha spiegato che «la verità purtroppo non è bella da dire», ma i messaggi di speranza ai giovani non servono a nulla.
«NON RIPETIAMO GLI ERRORI». Piuttosto, «credo che chi in qualche modo partecipa alle decisioni pubbliche debba guardare alla crudezza di questo fenomeno e dire: facciamo il possibile per limitare i danni, ma soprattutto impegniamoci seriamente a non ripetere gli errori del passato, a non creare altre generazioni perdute».
«BISOGNAVA PENSARE AL FUTURO». Secondo Monti, le risposte corrette sul piano della trasformazione e del miglioramento del sistema l'Italia «avrebbe dovuto darle 10, 20 anni fa, gestendo in modo diverso la politica e l'economia, pensando di più al futuro e un po' meno all'immediato presente».
«ECONOMIA DEVE FUNZIONARE MEGLIO». Stando agli ultimi dati Istat, sono otto milioni gli italiani poveri e a riguardo Monti ha fatto due considerazioni: «Una che è chiaro che bisogna essere capaci di far funzionare meglio le nostre economie; l'altra è che non bisogna più avere paura, come è stato per venti-trent'anni dopo l'inizio di Reagan e Thatcher, di parlare di politiche contro le eccessive disuguaglianze e di fiscalità progressiva».

«La nuova legge elettorale può rassicurare i mercati»

Monti, in un'altra intervista a Tgcom24, ha anche parlato di politica interna, esortando nuovamente i partiti «come Napolitano spesso sollecita a fare, a trovare un accordo per la riforma della legge elettorale, che darebbe il senso di un progresso realizzato e anche i mercati e i cittadini, che sono più importanti dei mercati, sarebbero rassicurati».
E ha concluso spiegando che il governo «uole essere sicuro di lasciare, quando sarà completato il suo compito, un'Italia meno in emergenza e con i muscoli meglio allenati per una crescita economica, sociale e civile».

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