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L'INIZIATIVA 17 Agosto Ago 2012 0800 17 agosto 2012

Prostituzione, Napoli come Amsterdam

De Magistris: quartieri a luci rosse in periferia.

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Genhaa, 20 anni, nigeriana, pelle olivastra e un occhio nero, cantilena nel suo italiano di sillabe e lamenti: «Io essere macchina, io prostituta da quando avevo nove anni, padrone picchia me se no porto denaro».
Genhaa, come un gatto impaurito, sa afferrare d’istinto quel che può salvarle la vita e perciò risponde subito “sì” all’ipotesi di spostarsi in un luogo più sicuro di Napoli, dove potrà continuare a prostituirsi ma assistita da medici e da operatori sociali che la proteggeranno contro aggressioni, malanni, occhi neri, bastonate.
DA POGGIOREALE A FORCELLA. E dove, se vorrà, potrà essere aiutata a liberarsi da chi la sfrutta. «Me piacerebbe», sussurra Genhaa guardandosi intorno sotto il sole che incendia i grattacieli del Centro direzionale, nella periferia Est di Napoli, dove perfino a Ferragosto ragazzine e maschietti si vendono lungo i viali di cemento e nei sottoscala dove il buio se li divora avido come l’orco nelle favole.
Da Poggioreale alla ex Mecfond, da Forcella a via Ferraris: di notte, ma anche di giorno, la periferia è un brulicare indistinto di dannati e di eroi. Carne in vendita, a buon mercato. Ed è un mercato che cresce, ogni minuto di più.
AREE CUSCINETTO. Creare luoghi protetti per le prostitute, aiutarle a non ammalarsi e a evitare le aggressioni: è stato il sindaco Luigi De Magistris ad annunciare a sorpresa la volontà di dar vita nella periferia di Napoli a una o più zone-cuscinetto, cioè ad aree ex industriali dismesse ma recuperate e attrezzate dove consentire un’attività senza pericoli alle prostitute, ai trans, agli omosessuali che rischiano la pelle in piazza Garibaldi, a Secondigliano, lungo i viali assolati.

Napoli come Mestre, dove ci sono già quattro zone protette per le prostitute

L’idea è di garantire sicurezza sanitaria e personale, sotto la sorveglianza dei poliziotti e degli operatori, lontano dalle popolazioni residenti che, spaventate, da anni si ribellano invocando punizioni, ronde, castighi.
Ha spiegato a Lettera43.it Andrea Mormiroli, che opera per il recupero delle giovani prostitute: «Quello accennata da De Magistris non è il solito quartiere a luci rosse ma una complessa operazione che si chiama zoning e già esiste in alcune grandi città europee. In Italia, il Comune di Venezia ha attivato quattro aree a Mestre dove le prostitute operano in un contesto sicuro e protetto».
SARCASMO TRA I CITTADINI. A settembre 2012, è prevista una riunione a Napoli con i funzionari veneziani per discutere il da farsi. Nel frattempo, c’è già chi commenta sarcastico: «Avremo presto pattinatrici in abiti succinti che distribuiranno gratis preservativi, ovviamente di color arancione, con il marchio de Magistris».
Oppure: «La zona protetta per le prostitute? Facciamola sul lungomare liberato». Discutibile o no, l’idea di zoning lanciata dal sindaco coglie un dramma reale e sta incrociando curiosità e consensi: da un sondaggio promosso da un quotidiano locale, si evince che l’85.5% dei lettori sarebbe d’accordo con la nascita di luoghi protetti per le prostitute, il 13.3% non lo gradirebbe, l’1.2% non sa che rispondere.
TENSIONE ALTA. La tensione, sul tema prostituzione, resta alta: il presidente della quarta municipalità, Armando Coppola, ha chiesto che la polizia organizzi ronde notturne contro clienti e prostitute e ha comminato salatissime ammende nelle strade di competenza. Loredana Rossi, la presidente dell’associazione trans di Napoli, ha supplicato il sindaco di comportarsi «come il Comune di Rimini, che concede il diritto di soggiorno alle donne vittime di violenza».

Ogni notte vanno in strada 150-200 prostitute e transessuali

Precisa Mormiroli: «Sia chiaro che a Napoli il 60% delle prostitute è sotto ricatto fisico e psicologico, ma il 40% è composto da donne giovani e meno giovani che sempre di più si vendono in strada senza che nessuna organizzazione criminale le costringa. Queste donne lo fanno per arrotondare le esigue entrate economiche o solo in particolari circostanze, come la malattia di un figlio o di un familiare».
Lo stesso accade, ha aggiunto, «per molte donne dell’Est europeo, specie per quelle badanti straniere che il giovedì pomeriggio si vendono in strada per integrare la paga».
Atmosfere da Anni '50, clima da dopoguerra, di fame e “segnorine” come nella commedia di Eduardo De Filippo Napoli Milionaria: esagerazioni? Forse no.
POCA SICUREZZA. Dicono alla Caritas. «Il non professionismo di un numero crescente di donne e uomini che offrono a pagamento il proprio corpo in strada rende il problema della mancata sicurezza ancor più acuto».
Fanno notare gli operatori sociali che «chi va in strada saltuariamente sa difendersi peggio dalle malattie e dalle aggressioni ed è meno attento ai rischi incombenti per sé e per gli altri. Di qui l’esigenza di luoghi protetti e controllabili».
IL 90% SENZA PROFILATTICO. Ha detto ancora Mormiroli: «Va seguito il metodo della cosiddetta riduzione del danno. A Napoli, ogni notte, vanno in strada 150-200 fra prostitute e trans e circa 3 mila clienti: il 90% non usa profilattico, le aggressioni e le rapine sono quotidiane. La camorra? Non tratta la prostituzione, se non nell’affitto delle zone o nel farsi prestare qualche ragazza per trasportare droga o altro. A sfruttare le ragazze, a Napoli, sono le bande dei nigeriani e degli albanesi».

Da Chiaiano a Ponticelli, impazza il toto-zone

Alcune prostitute in strada.

C’è chi ha provato a individuare le zone che potrebbero essere scelte per la “prostituzione delimitata”: sono le ex aree industriali dismesse della periferia orientale, ma adattabili risultano anche molte strade nei quartieri di Chiaiano, Piscinola, Miano, san Giovanni a Teduccio, Ponticelli, Agnano, Bagnoli, Pianura.
PERICOLO CAMORRA. Insomma, tra i cittadini il toto-zone impazza e la tensione cresce. Come al solito, «va bene tutto purché non sia mai nel mio giardino». C'è chi, come Dario N. suggerisce sarcastico: «Si può provare ad aprire un’area per le prostitute anche al Vomero, magari proprio nella strada in cui abita il sindaco de Magistris». Ma Furio Reder chiede amaro: «Ma davvero c’è chi ancora pensa che la camorra non diventerebbe immediatamente padrona anche della zona protetta?».
Qualcuno, come Enrico Pennella, è più drastico: «Un sindaco ex magistrato che propone una soluzione contraria alla legge? Ora capisco perché il povero ex assessore e magistrato Giuseppe Narducci stia ancora fuggendo».
SERVONO TEMPO E INVESTIMENTI. Claudio Donadel, il dirigente del Comune di Venezia che ha curato le zone protette a Mestre, ha confidato a Lettera43.it: «Convincere le prostitute a spostarsi da un’area all’altra è il frutto di un lungo e paziente lavoro di persuasione e repressione che comporta impegno da parte delle amministrazioni comunali, delle popolazioni residenti, degli organi di polizia e di molti altri soggetti. C’è bisogno di tempo e di ingenti investimenti».
RISULTATI INCERTI. E ha aggiunto: «Noi abbiamo cominciato a occuparcene nel 1995. Su quattro zone protette che abbiamo creato a Mestre due hanno dato buoni risultati e due no».
Il dirigente veneziano ha così concluso: «Abbiamo reso la vita sempre più difficile alle prostitute e ai clienti nelle aree da liberare: multe, controlli asfissianti, schedature. È stato così che siamo pian piano riusciti a far comprendere alle organizzazioni criminali che sarebbe stato più conveniente togliere le tende e spostarsi dove noi avevamo deciso».

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